Colombia zaino in spalla

Tour fai da te (e senza agenzie) in un paese dai mille volti tra le grandi città, i parchi e il mare cristallino

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  • di pucci74
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

23 GIORNI IN COLOMBIA ZAINO IN SPALLA

Al sesto viaggio in America Latina decidiamo come destinazione la Colombia, dopo aver letto ripetutamente che non rappresenta una meta pericolosa per noi che viaggiamo zaino in spalla, programmando il viaggio accuratamente sulla carta, ma poi modificando mete e tempi in base a sensazioni e situazioni nate durante il viaggio.

La durata del viaggio è di 23 giorni, a cavallo fra marzo e aprile 2016.

Ovviamente atterriamo a Bogotà, di sera, con volo KLM molto economico, e fin da subito la città di rivela immensa. Noi pernottiamo in zona Candelaria, e la scelta appare subito azzeccata, essendo un quartiere tranquillo, con le principali attrazioni turistiche a portata.

Nell’unica giornata piena trascorsa nella capitale visitiamo il Museo dell’Oro, assolutamente fantastico, con innumerevoli reperti della civiltà precolombiana, mentre il Museo Botero è chiuso per turno settimanale. Da vedere anche le chiese di Santa Clara, San Francisco e la Catedral. Nel pomeriggio gita al Montserrato, dove è possibile andare in funicolare o funivia: noi optiamo per la prima all’andata e la seconda al ritorno. La pendenza del tragitto è pazzesca: si passa in poco tempo da 2.700 metri s.l.m. a 3.200 m.; dal monte si scorge la grandezza di Bogotà e, con cielo un po’ coperto patiamo pure un po’ di freddo, oltre un lieve fiatone per l’altitudine e la non ancora abitudine a questa.

In sostanza a Bogotà c’è un po’ di tutto: da negozi di lusso a barboni per la strada, ma la sensazione, di giorno, è quella di essere in una città tutto sommato sicura, anche per l’innumerevole presenza per la strada di forze dell’ordine ed esercito. Consiglio di cambiare la valuta all’aeroporto: conviene.

Da Bogotà, dopo ben 13 ore di bus, arriviamo a Popayan per le feste di Pasqua: il viaggio notturno tutto sommato è accettabile, con sedili comodi e schermi sugli schienali, tipo aereo. Dovendo attraversare non poche montagne, la velocità media è molto bassa, e la strada non poco tortuosa; oltretutto nella notte siamo stati bloccati su un passo per la troppa nebbia che limitava la vista a poche decine di metri. Ma nonostante un po’ di apprensione, arriviamo a Popayan, 1.500 m. s.l.m., la città bianca, splendida città coloniale, celebre per le processioni nella Settimana Santa.

Qui troviamo sistemazione solo in un ostello di mediocre livello, essendo periodo molto turistico. Nei tre giorni di soggiorno, assistiamo ad una processione pomeridiana di bimbi, e a due di adulti alla sera, con gruppi di portantini, in abiti tradizionali, che portano una quindicina di baldacchini con statue a rappresentare i momenti della passione di Cristo. L’atmosfera è incredibile: già due ore prima una folla di gente si sistema lungo il percorso della processione, mentre completano le processioni bande o gruppi di ogni sorta: esercito, aviazione, polizia, scuole, boy scout, bande musicali. Il rigoroso silenzio della folla lungo il percorso delle processioni, contrasta con il chiasso delle piazze principali, colmi di banchetti che vendono ogni tipo di alimento già preparato o cotto sul momento

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