La nostra Creta in un insolito 2020

Una settimana in auto nella parte ovest dell'isola del Minotauro

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  • di FraRu
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Si può essere rivoluzionari semplicemente viaggiando? Nel 2020 evidentemente si. Rientrando nel novero di coloro che non si sono fatti irretire dal terrorismo mediatico in auge in questo distopico presente abbiamo deciso di vivere quest’estate come era giusto che andasse vissuta: in tutta normalità.

Nella nostra lista dei desideri in un anno ricco di spese e di pur collettive privazioni Creta dominava il gruppo dei luoghi a basso coefficiente di spesa. Del resto la Grecia è un vero e proprio Eden per chi, come noi, mira ad una giusta commistione fra storia, natura e cultura. E’ per questo che abbiamo colto al volo le promozioni di giugno volte a rimettere in piedi la macchina del turismo acquistando senza pensarci troppo i biglietti aerei che ci avrebbero permesso di realizzare il desiderio di visitare quest’isola anche in un’estate in cui si temeva di dover restare tombati in una bara di plexiglas. Una sfida a cui, paradossalmente, avremmo pagato dazio solo nella fase embrionale del nostro viaggio, facendo i conti con tutta una serie di retaggi della follia collettiva da cui ci stavamo (o almeno ci illudevamo di farlo) lentamente liberando.

In primis abbiamo scoperto appena pochi giorni dopo la prenotazione che il governo greco aveva impostato un sistema simil-roulette russa per “combattere” il rischio di una nuova ondata di “contagi”. Ogni turista avrebbe dovuto registrarsi prima della partenza su un sito istituzionale innescando l’invio di una e-mail che sarebbe però giunta solo nelle 24h antecedenti la partenza. La stessa avrebbe contenuto un QR ed un identificativo composto da più cifre da esibire all’arrivo al personale (che scopriremo essere militare) dedito all’accoglienza. In base a questo numeretto si poteva guadagnare immediatamente la via d’uscita verso una vacanza serena o al contrario essere obbligati a svolgere in situ un tampone obbligatorio che avrebbe costretto a 24h di quarantena fiduciaria e, in caso di positività, a 14 giorni di confino senza la possibilità di rientrare a casa coi voli stabiliti e perdendo ogni prenotazione oltre che, ovviamente, il diritto alla luce del sole.

Nelle settimane antecedenti la partenza ho bazzicato su forum e pagine Facebook per saperne di più arrivando alla fine ad interpellare telefonicamente l’ente del turismo ellenico. La risposta che mi è stata fornita non poteva che essere fintamente rassicurante: i test sarebbero stati a loro dire del tutto randomici ed imprevedibili senza possibilità alcuna di sapere prima dello sbarco se si era stati selezionati o meno per il controllo. Ma con il web le bugie hanno le gambe ancor più corte del solito ed è bastato intervistare i turisti-pionieri partiti per l’Ellade prima di noi per scoprire che quel magico codicino nascondeva la verità nella cifra iniziale: con 1 si finiva nella tagliola, con 2 no. Seppur appena il giorno prima della partenza era quindi possibile scoprire in anticipo cosa ci aspettava dopo lo sbarco.

Che si fa? Si organizza ugualmente una vacanza prenotando auto ed alloggi riservandosi poi di annullare tutto poche ore prima nel caso che l’e-mail confermativa sputasse fuori un codice in 1? Si decide di non decidere e si fa bene. Allo scoccare della mezzanotte antecedente la partenza avremmo infatti scoperto di essere stati baciati dalla fortuna dopo essere stati defraudati di quel periodo solitamente destinato a sogni e progetti ed invece vissuto all’insegna di un’ansia feroce. Un ansia che aveva peraltro anche una seconda origine

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