La magia delle Cinque Terre!

Il delicato e fondamentale rapporto tra turismo, agricoltura e natura in uno dei luoghi più incantevoli d’Italia

 

La costa ligure tra le Cinque Terre e Porto Venere è un paesaggio di grande valore ambientale e culturale che rappresenta l’armoniosa interazione tra uomo e ambiente, fino a creare un paesaggio di eccezionale qualità paesaggistica che illustra un modo di vivere tradizionale che ha vita da centinaia di anni e che continua a giocare un importante ruolo socioeconomico nella vita della comunità”. La formula con cui le Cinque Terre – cioè il pezzo di costa subito dopo il Golfo di La Spezia, che comprende i paesi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare – nel 1997 sono state inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO recitava proprio così. Ed effettivamente, la prima cosa che ti colpisce alle Cinque Terre è il paesaggio: la montagna che si butta in mare, i paesini arroccati sulle coste rocciose, i muretti a secco, i santuari, i boschi. Ma è un paesaggio che bisogna cercare anche di leggere e di interpretare. è stato definito un paesaggio “organico- evolutivo”, o meglio un paesaggio “vivente”. Con buona pace dei naturalisti- puristi, è un paesaggio in società tra natura e uomo. La natura ha fatto la sua parte, ma poi l’uomo l’ha plasmato, l’ha conservato. E, senza l’uomo, le Cinque Terre non solo non sarebbero le Cinque Terre, ma crollerebbero letteralmente nel giro di qualche lustro. In parte stanno già crollando, o meglio scivolando e franando, proprio laddove l’uomo le ha abbandonate. Come ha dimostrato l’alluvione disastrosa del 2011.

IL PARCO NAZIONALE

Nel 1999 è stato istituito il Parco nazionale delle Cinque Terre. E' stato considerato uno dei più avanzati d’Europa. Per un certo periodo il Parco ha interpretato il territorio nella sua totalità: il Parco si occupava di quasi tutto. Non solo tutela del territorio, ma anche della gestione delle stazioncine del treno in cui i bigliettai sono dipendenti del parco, in quanto curatori della prima accoglienza ai turisti; degli asili e della assistenza agli anziani, fino alla commercializzazione dei prodotti tipici, alla trasformazione delle essenze locali a scopi cosmetici, alla creazione e finanziamento di Cooperative per la manutenzione del territorio e la trasformazione dei prodotti locali. Etc etc. Poi questo modello è inciampato in un’indagine della magistratura, con arresti e condanne in primo grado. Dopo un periodo molto difficile, il Parco è ripartito, selezionando alcune priorità. E adesso è tornato ad essere un Parco tra i più significativi e importanti, che soprattutto pone con forza e chiarezza il tema del rapporto importantissimo fra natura/agricoltura/turismo. Una relazione che deve far riflettere bene noi turisti perché abbiamo le nostre belle responsabilità... Il Parco delle Cinque Terre è piccolo (circa 4 mila ettari), densamente abitato (4.500 persone) ma soprattutto “visitato” (qualcuno potrebbe dire “invaso”) da due milioni e mezzo di turisti all’anno. Turisti (furbi) che ci arrivano in treno, turisti (meno furbi) che provano ad arrivarci in macchina, turisti scaricati dalle Crociere. Turisti che perlopiù – dopo aver ammirato il paesaggio che in quanto tale si pone all’attenzione di tutti – si aggirano passeggiando un po’ annoiati per i paesi, mangiando un gelato o una focaccia. Turisti che comunque rappresentano una risorsa economica straordinaria, a cui giustamente attingono le attività locali. Ma come? Certamente aprire una pizzeria al taglio è la cosa più semplice e probabilmente la più redditizia. Per i ristoranti è più semplice approvvigionarsi di materie prime presso la grande distribuzione piuttosto che andare a selezionare i prodotti tipici locali o l’ortofrutta a chilometro zero

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Commenti
  1. catiacolli
    , 8/5/2016 19:15
    Sono appena tornata dalle cinque terre (30.4 e 1.5) quando mi è capitato di leggerel'articolo di Patrizio che condivido in pieno. Ho infatti fotografato terrazzamenti di viti sul percorso a piedi per raggiungere Corniglia mi sono incantata ad osservare le piante di limoni che vegetavano rigogliosamente. Ma ho anche osservato i vari esercizi che offrivano focaccia di Recco e anche pizza e ho pensato con mestizia che nonostante le alluvioni e i disastri ambientali con che caparbietà erano riusciti a rimettersi in piedi. Ho percorso a piedi l'itinerario da Vernazza a Riomaggiore (3,30 km) e per questo mi sento (come dice Patrizio) "turista responsabile!!!

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