Cinque Terre non per caso

Alla riscoperta di questi posti unici al mondo e maldestramente trascurati dopo l'alluvione del 2011. Siamo partiti un giovedì pomeriggio dopo aver letto l'articolo d'incitamento su Tpc Magazine

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  • di cooley
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Le Cinque Terre sono famose in tutto il mondo; riprova ne è il fatto che durante la nostra permanenza la lingua ufficiale è stata praticamente l'inglese. In tutto abbiamo incontrato 11 "italici viaggiatori", il numero è esatto, dopo la prima impressione abbiamo iniziato a contarli!

A detta degli "autoctoni" di italiani "nun ve n'è" un po’ per via delle ristrettezze economiche (leggi "c'è la crisi"), un po’ per la pessima pubblicità che i nostri media "gratuitamente" ci fanno. In pratica dopo, l'eccessivo, strombazzamento della "notizia dell'alluvione" dove sembrava che le Cinque terre fossero finite a far compagnia ad Atlantide, hanno "dimenticato" di comunicare che l'emergenza era tutto sommato rientrata.

Il motto del viaggio è stato "Vediamo come son messi, e cosa stanno combinando per riavviarsi" (sono un informatico che volete farci).

Al termine del viaggio possiamo affermare che i media esagerano, e omettono particolari fondamentali.

Non c'è problema, ve li raccontiamo noi!

Punto primo: le cinque terre sono sempre lì, italico colorato gioiello, aggrappate alle scogliere da un migliaio di anni (o giù di li), ed a sentire gli abitanti è pure "normale" che ogni tanto venga giù un "pezzo di montagna".

Sapevate che a Corniglia manca un intero "pezzo" (chiesa compresa) che è caduto giù in mare qualche centinaio di anni fa? A farci caso dal mare si nota benissimo.

Punto secondo: a ottobre non sono state vittima di valanghe tutte e cinque le città. La situazione è ben diversa. Delle cinque l'unica che ancora mostra evidenti segni di quanto accaduto è Vernazza; è comunque possibile visitarla (ovviamente) e magari fare un po’ di corroborante "shopping turistico" nei due negozi di souvenir che sono già riusciti riaprire.

Le Cinque terre non hanno bisogno di elemosina, ma solo di tornare ad essere considerate per quello che erano e che sono!

Punto terzo: non è pericoloso. Non avete idea di quante volte, chiacchierando con altri turisti (stranieri), questi abbiano posto la domanda "Is it dangerous?"

Conclusa questa dovuta premessa, vi starete chiedendo "Vabbè, abbiamo capito, ma dove è il tuo diario dicci dove sei stato! Racconta!".

Eccolo che arriva, fatene buon uso.

Itinerario spalmato su tre giorni e mezzo.

Il nostro "campo base" è stato fissato a Corniglia ("villinoazzurra"), il 3o dei 5, paese che sta giusto in mezzo. Qui giungiamo nel primo pomeriggio di giovedì, dopo 5 ore di viaggio, da Roma. Seguendo il consiglio di altri "Turisti per caso" abbiamo optato per una soluzione "niente macchina".

Confermo il consiglio! Assolutamente inutile andare con la macchina. Il treno che attraversa i 5 comuni ha una frequenza di 40 minuti (e anche meno nelle ore di punta) e impiega tra un paese e l'altro non più di 4 minuti, puntuale e capiente, ha il privilegio di regalare, quando non in galleria, degli scorci davvero "lovely" (cit. di una turista).

Non sono riuscito a trovare i "mitici" 19 euro di Trenitalia, ma me la cavo con un 29 per l'andata ed un 39 per il ritorno (a persona).

Arrivati a La Spezia è semplice trovare l'ufficio informazioni del consorzio delle Cinque Terre. Nota bene: quello che vi si presenta appena scesi dal treno è chiuso, ma solo perché si sono trasferiti in un'altra zona della stazione!

Il treno per Corniglia (costo 2,30 euro) sarebbe partito dopo 40 minuti (ricordi?), abbiamo il tempo di acquistare la "Cinque Terre Card + Treno" (19 euro, dura 2 gg dalle 00:01 del giorno in cui viene vidimata alle 23:59 del giorno di scadenza)

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