Dopo l’alluvione la rinascita

Molti dei luoghi delle Cinque Terre sono intatti e non ci sono difficoltà di nessun tipo, anzi, andarci oggi è un incentivo che aiuta alla ripartenza

 

Abbiamo frequentato le Cinque Terre per realizzare una serie di filmati, destinati al sito velistipercaso.it e sailingliguria.eu. Filmati che, poi, abbiamo inserito, in parte, nella serie di puntate di Slow Tour, andate in onda a marzo su Rete 4. In occasione di questo lavoro, ci siamo fatti anche degli amici, coi quali siamo in contatto. Tutti ci dicono che il recupero di Cinque Terre e Val di Vara dopo l’alluvione sta procedendo bene. Vernazza, che aveva subito i danni maggiori, ha qualche difficoltà in più. A Monterosso il recupero procede più speditamente, mentre a Brugnato sono stati particolarmente veloci e hanno già risolto quasi tutti i problemi. L’impegno è ripartire con questa stagione turistica, anche se in alcuni luoghi - Vernazza e Monterosso - la situazione è più complicata e si potrebbe dire che avremo l’80 per cento di attività riaperte. Importante: molti dei luoghi delle Cinque Terre - Riomaggiore, Manarola, Corniglia - sono intatti e non ci sono difficoltà di nessun tipo, anzi, andarci oggi è un incentivo che aiuta alla ripartenza.

Alle Cinque Terre il turismo, negli ultimi anni, è esploso potenzialmente a danno dell’agricoltura. Ci dicono che ora diventa impellente l’esigenza di ritrovare un equilibrio e ripartire veramente da zero, con rispetto per il territorio e un coinvolgimento maggiore di tutta quanta l’area vasta. Per la ripartenza, è importante la connessione con i territori circostanti: la Val di Vara tutta, fino all’Appennino tosco-emiliano, il cosiddetto paesaggio alimentare. Un pensiero, quindi, va ai sentieri, ai collegamenti, che diventano cruciali. Gli amministratori locali e la Commissione del Parco delle Cinque Terre, in collaborazione con la Regione, a quanto ci raccontano i nostri amici che abitano in zona, si stanno impegnando, ma la ripresa si avrà se si avrà, prima di tutto, una ripartenza economica.

Io-Patrizio aggiungo una mia riflessione: il Parco delle Cinque Terre l’ho visitato e conosciuto “da turista” prima dei due cataclismi, cioè prima dell’indagine della magistratura che ha decapitato la dirigenza del Parco e prima dell’alluvione. Era una realtà straordinaria, era la realizzazione concreta di un sistema eco-compatibile e, soprattutto, socio-compatibile che coinvolgeva una intera zona omogenea. Era salvaguardato il mare assieme alla terra. Il recupero del territorio andava di pari passo con lo sviluppo di una nuova agricoltura d’eccellenza (vedi cooperativa che recupera i muretti a secco e le antiche&nuove colture), i prodotti tipici facevano da volano all’economia recuperando saperi&sapori (vedi la cooperativa femminile che lavora e conserva le acciughe), senza contare la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti locali (erbe officinali, profumi, saponi, cibo) tramite i negozi del Parco e iniziative come quella di ripristinare nelle stazioni ferroviarie un servizio di bigliettai-in-carne-e-ossa (altroché macchinette automatiche!), che possano funzionare da informatori turistici. Cosa è rimasto di tutto questo? Francamente non lo so. Le notizie che ci arrivano sono contraddittorie, ma spero che questo esempio di Parco, che ci invidiavano in tutta Europa, torni presto al suo splendore e alla sua funzione.

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