Pechino… val bene una messa (oh no! ancora) 2° pt

18 AGOSTO Il volo aereo è davvero sorprendente. Chissà perché, ma immaginavamo gli aerei delle linee interne cinesi come delle vecchie carrette tenute assieme con il fil di ferro, invece non solo sono nuovissimi, ma anche molto confortevoli. A dispetto ...

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18 AGOSTO Il volo aereo è davvero sorprendente. Chissà perché, ma immaginavamo gli aerei delle linee interne cinesi come delle vecchie carrette tenute assieme con il fil di ferro, invece non solo sono nuovissimi, ma anche molto confortevoli. A dispetto della statura media dei suoi passeggeri, i sedili sono decisamente più larghi rispetto ai normali standard occidentali. L’unico neo, che purtroppo rispecchia un vizio che riscontreremo dappertutto, è l’aria condizionata a regimi pazzeschi.

Pensavo che gli americani, in questo particolare settore, fossero campioni indiscussi, ma, come al solito, i cinesi riescono a fare di meglio. Sembra assurdo, ma nonostante il caldo sia intenso (ed in alcuni momenti quasi insopportabile), siamo costretti a girare con un maglioncino nello zainetto, perché entrare sudati in un qualsiasi luogo chiuso vuol dire sfidare la sorte.

E’ probabile che anche un esquimese avrebbe i suoi seri problemi con le gelide temperature prodotte dai condizionatori cinesi. Ed infatti, io, che esquimese non sono, mi ammalo. Per fortuna Stefano, da buon medico previdente, viaggia con una specie di farmacia ambulante, così riesco a tenere sotto controllo il mio stato influenzale.

L’arrivo all’aeroporto di Shanghai ci riserva una nuova gradita sorpresa. Franca e Andrea, accompagnati da Chang, il fido autista, ci sono venuti a prendere. Cominciamo a sentirci un po’ viziati. L’utilizzo dell’autista, per gli occidentali che lavorano in Cina, non è una reminiscenza coloniale, ma una pura necessità, in quanto non avendo qui la patente europea alcun valore, è questo l’unico sistema per potersi spostare sulle lunghe distanze del posto. Per la verità Andrea, dovendo soggiornare per un lungo periodo, aveva fatto un pensierino a prendere la patente cinese, ma dopo aver constatato il sistema di guida locale, ha deciso che un autista (soprattutto se pagato dall’azienda) era una soluzione più che accettabile.

Franca ci informa che abbiamo scampato un uragano per un paio di giorni ed in effetti il cielo non promette niente di buono.

La strada dall’aeroporto di Shanghai a Suzhou è nuova e ben tenuta (lo spartitraffico sembra un giardino, su cui lavorano incessantemente decine e decine di operai e giardinieri), e costeggia un susseguirsi senza fine di fabbriche, capannoni e sedi di grandi industrie, neanche a dirlo, tutte occidentali. E’ uno spettacolo che davvero non ci aspettavamo, ma ormai stiamo cominciando ad intuire cosa stia succedendo di questi tempi in Cina. Andrea, infatti, conferma le nostre supposizioni. Lui lavora come responsabile di cantiere per conto di una industria italiana che sta costruendo una fabbrica nel neonato polo industriale alle porte di Suzhou, quindi, ha, come dire, il “polso della situazione”. “Se non stiamo attenti, tra poco questi ci mangeranno in testa” è il suo poco ortodosso, ma estremamente chiaro commento.

“Non potete avere idea di che ritmi di lavoro si seguono da queste parti. C’è cosi tanta gente da impiegare, che si fanno i turni per 24 ore al giorno, sette giorni la settimana. Qui la domenica non sanno neanche cosa sia” “L’unica difficoltà è ottenere i permessi, c’è una burocrazia da far impallidire un morto – continua con le sue colorite metafore – Una volta sistemato tutto, però, vanno come i treni. Basta dargli da mangiare e da dormire ...” “Come da dormire?” interviene Daniela sorpresa.

“Certo. La macchina ce l’hanno solo i boss, e con i turni che fanno, gli operai non si possono permettere di andare avanti ed indietro con la bicicletta per decine di chilometri al giorno. Molti vengono anche dai paesi qui attorno. Così abbiamo costruito un prefabbricato con dei letti a castello” “E loro vivono sempre nel cantiere?” “Certo. Se vuoi lavorare è così. Qui non ci sono sindacati. E poi, ti assicuro che molti stanno meglio che a casa loro” “Per svagarli un poco, organizziamo molte attività ricreative. Per esempio, qui vanno pazzi per il calcio, così gli ho organizzato un torneo aziendale. Tra tecnici, operai, contabili e noi italiani, abbiamo messo assieme diverse squadre. Ho fatto venire dall’Italia delle tenute da gioco complete e giochiamo ogni settimana. Ti assicuro che sono impazziti. Ogni partita abbiamo più pubblico di una squadra di serie C!” Affascinati dai racconti di Andrea, trascorriamo le due ore del tragitto senza neanche accorgercene, ed arriviamo a casa che è già sera

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