Trekking lungo la Grande Muraglia Cinese

Cari amici di Turisti Per Caso, vi mando un racconto sul viaggio in Cina che ho cominciato nel 2000 come membro della spedizione internazionale di trekking lungo la grande muraglia cinese. In sei mesi, intervallati da una pausa invernale, ho ...

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  • di Paolo Antonelli 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Cari amici di Turisti Per Caso, vi mando un racconto sul viaggio in Cina che ho cominciato nel 2000 come membro della spedizione internazionale di trekking lungo la grande muraglia cinese. In sei mesi, intervallati da una pausa invernale, ho percorso 2500 chilometri dal deserto dei Gobi fino ai monti a nord di Pechino.

La versione integrale del presente articolo è stata pubblicata su AAM Terranuova di giugno 2003.

E' anche stato girato del materiale video girato in MiniDV e Digital 8. La TV neozelandese ha gia' mandato in onda un breve servizio.

_______________________________________ “Un biglietto aereo per Pechino con ritorno tra tre mesi? Sei il primo cliente che mi fa una richiesta del genere”.

Livia, dell'agenzia viaggi di Lecco, sembrò così sorpresa quando prenotai il viaggio per partecipare alla spedizione internazionale lungo la grande muraglia cinese. E non sapeva che tre mesi non sarebbero bastati.

Non conoscevo gli altri membri del gruppo.

A Londra Sumana Siri, un monacao buddista malese che voleva celebrare l'anno 2000 in modo speciale, aveva convinto un foto giornalista argentino apartecipare alla spedizione, Diego, 31 anni, che aveva a sua volta attratto un giovane viaggiatore neozelandese, Nathan, che a soli 26 anni aveva già visitato 44 paesi. Nathan ne parlò con Kelvin, un altro giovane neozelandese di 27 anni che colse l'occasione per svagarsi da un divorzio ancora fresco e per lui doloroso.

Ci incontrammo a Pechino. Nessuno di noi era un trekker con esperienze più impegnative di una giornata di cammino in montagna. Comunicavamo in inglese.

Diego portò varie forniture di abbigliamento specializzato offerto dagli sponsor che era riuscito a convincere insieme a Kelvin. Nathan procurò a Londra le preziose mappe aeree con i tratti ancora esistenti della grande muraglia. Sumana raccolse informazioni storico culturali sulle località che avremmo incontrato mentre io ero il “bighellone” di turno, pronto a lasciarmi trasportare dalle nuove esperienze come un’alga alla deriva.

Pensate che non mi ero nemmeno portato una macchina fotografica! La spedizione non aveva nulla di ufficiale: solo gli sponsor e l’ambasciata dello Sri Lanka a Pechino erano a conoscenza del nostro viaggio. Ottenere le autorizzazioni dal governo cinese attraverso le vie diplomatiche avrebbe potuto complicare le cose e allungare i tempi.

Tacitamente decidemmo quindi di ignorare eventuali rischi o difficoltà cercando di mantenere un atteggiamento positivo; cosa per me non sempre facile dato che appartenevo ai tipi tendenzialmente negativi del gruppo insieme a Sumana e a Diego. Tale caratteristica ci portava ad alimentare le nostre paure attraverso l’immaginazione e, come dimostrerò più avanti, ad attrarre eventi di qualità corrispondente.

Il 7 ottobre del 2000 prendemmo un treno che da Pechino, in 44 ore, raggiunse Jiayuguan, l’inizio occidentale della grande muraglia cinese nel deserto dei Gobi meridionale. L’obiettivo era quello di camminare fino a Shanhaiguan, l’estremità orientale in riva all’oceano pacifico distante circa 4000 chilometri in linea d’aria.

Prevedevamo di percorrere i tratti meglio conservati e ancora visibili indicati sulle mappe saltando al tratto successivo con mezzi di fortuna qualora la muraglia fosse scomparsa.

Dopo qualche giorno di test tecnici e di preparazione morale, il 10 di ottobre ci incamminammo verso est.

La muraglia reale apparve subito ben diversa dal chilometro di Jiayuguan ricostruito per i turisti o dalle sezioni raffigurate nelle cartoline: era infatti un lunghissimo dosso di terra intervallato di tanto in tanto da cumuli a pianta quadrata posizionati dove si erigevano le migliaia di torri di avvistamento. E’ ciò che rimane del materiale di riempimento che a sua volta era ricoperto da miliardi di mattoni di granito, oggi scomparsi

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