Il rito delle Farchie a Fara Filiorum Petri

Si celebra ogni anno in provincia di Chieti, attraverso la complessa costruzione e la suggestiva accensione di enormi fasci di canne selvatiche

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  • di Andrea e Lidia
    pubblicato il
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  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Inoltre, la farchia racchiude in sé gli elementi essenziali della vita, è un simbolo di forza, di vigore, di sacrificio e di caducità.

Questa celebrazione evoca anche, secondo me, un’analogia con ciò che accade nel rito di costruzione e distruzione dei “mandala”orientali: un gruppo di persone, dopo aver impiegato tempo ed energia mentale e fisica per costruire un’opera “perfetta”, sacrifica, qui attraverso il fuoco, quanto ha faticosamente e pazientemente ha realizzato.

La costruzione della Farchia

La realizzazione della farchia inizia con la creazione di un’anima rigida costituita da un “palo” di canne robuste legate strettamente; intorno a questa spina dorsale si effettua il “rinfascio” ricoprendo via via il nucleo centrale con fasci di canne in modo simmetrico e compatto fino a raggiungere la dimensione finale.

Man mano che si procede al rinfascio si eseguono legature a distanze regolari utilizzando i rami di salice; in genere lungo tutta la farchia si contano 17 o 19 legamenti. Questa operazione richiede forza ed abilità ed è tecnicamente complessa e molto delicata in quanto determina la solidità e la bellezza della farchia dalla base –il piticone- alla cima –il fiocco-. Dall’esecuzione e dall’allineamento perfetto dei nodi dipende la verticalità, la compattezza e la stabilità della costruzione. Queste caratteristiche sono fondamentali soprattutto nel momento in cui, dopo l’innalzamento, un uomo si arrampica sui nodi delle legatureper sistemare la batteria di mortaretti che dovrà incendiare la paglia pigiata tra le canne del “fiocco”. L’ esecuzione della Farchia si protrae per una decina di giorni; inizia, di solito, subito dopo l’Epifania, ma la preparazione dei materiali necessari impegna la contrada per gran parte dell’inverno: nei giorni intorno all’8 dicembre si procede al reperimento dei rami, necessari per legare il fascio di canne, che vengono accuratamente scelti e tagliati da un salice rosso sulla cui ubicazione si deve mantenere scrupolosamente il segreto. Le canne, anch’esse selezionate con cura, vengono tagliate nel mese di febbraio di ogni anno, raccolte in fasci, pulite e conservate in ambienti chiusi fino al gennaio dell’anno successivo. Anche il luogo in cui ogni contrada va a tagliare le canne non deve essere rivelato; la tradizione, poi, vuole che tutto il materiale venga custodito gelosamente. In passato, infatti, poteva accadere che alcuni contradaioli, con blitz notturni, andassero a rubare o a danneggiare il materiale altrui sia per procacciarsi facilmente l’occorrente alla loro opera, sia per procurare danni agli altri costruttori. Questo pericolo incombeva in particolare a costruzione completata, per questo, ancora oggi, per tutta la notte del 15 gennaio, gli uomini della contrada usano vegliare la farchia scaldandosi al fuoco del gigantesco falò, bevendo abbondantemente e mangiando i gustosi piatti cucinati dalle loro donne.

Le contrade che preparano la farchia sono 16, ma, soprattutto in passato, il numero poteva variare perché, quando la rivalità era più forte e i contradaioli litigavano tra loro, alcune famiglie si dissociavano e decidevano di costruire autonomamente un’altra farchia. In alcune contrade anche i bambini sono direttamente coinvolti e si cimentano nella costruzione di una farchia più piccola.

La Farchia pesa circa 8 quintali, un diametro di circa 80-100 cm e raggiunge una lunghezza di 8 metri. Le misure, da qualche anno, sono regolamentate dal Comune, che fissa i parametri, mentre in precedenza le dimensioni erano libere e le varie contrade gareggiavano a chi costruiva la Farchia più imponente, arrivando a volte ad esagerare e a creare potenziali pericoli nel trasporto e nell’innalzamento della stessa.

La Farchia viene trasportata da circa 15-20 persone e molti cercano di mettervi sotto una spalla o almeno un braccio perché, comunque, anche dare un piccolo sostegno viene ritenuto un vanto

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