Il rito delle Farchie a Fara Filiorum Petri

Si celebra ogni anno in provincia di Chieti, attraverso la complessa costruzione e la suggestiva accensione di enormi fasci di canne selvatiche

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  • di Andrea e Lidia
    pubblicato il
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Rito che si celebra ogni anno a Fara Filiorum Petri, provincia di Chieti, il 16 gennaio. Ciascuna delle 16 contrade del Comune partecipa alla festa in onore di Sant'Antonio Abate attraverso la complessa costruzione e la suggestiva accensione di enormi fasci di canne selvatiche, nello spazio antistante la chiesetta dedicata al Santo.

In una rivista dedicata al turismo, io e mio marito ci siamo imbattuti in un articolo in cui si descriveva sommariamente la Festa delle Farchie che si svolge, ogni anno, il 16 gennaio, vigilia della ricorrenza della festività di Sant’Antonio Abate, a Fara Filiorum Petri, in Provincia di Chieti. Incuriositi dalla particolarità del nome del paese ed attratti dalla percezione di poter assistere all’arcano fascino di un antico rito popolare, abbiamo deciso di andare a conoscere questa realtà. E non siamo stati delusi: per 2 giorni abbiamo avuto la possibilità di godere il piacere dell’incontro e della conversazione con i Faresi, condividendone gli aspetti culturali, sociali, folcloristici, gastronomici, apprezzandone la grande genuinità e ammirando, soprattutto, la forte coesione e identità territoriale che accomuna tutte le fasce d’età impegnate nella preparazione della Festa.

Appena arrivati ci siamo diretti nel luogo destinato alla preparazione di una delle Farchie, quella della Contrada di Sant’Eufemia: in un ampio spazio prospiciente la strada principale del paese, si erge una spaziosa baracca di legno, a fianco della quale, riparati da un tendone, molti contradaioli lavorano intorno ad un enorme fascio di canne selvatiche. In un angolo dell’area antistante arde, ora più ora meno vivace, un falò che dall’inizio alla fine della preparazione della Farchia non deve spegnersi mai.

Qui incontriamo un ragazzo di 24 anni, Matteo Stenta, che ci illustra molti aspetti della Festa, conquistandoci per la passione e l’attaccamento alla tradizione che effonde nel racconto. Di seguito la sintesi della sua esposizione. “La Festa si fa risalire ad un miracolo compiuto da Sant’Antonio Abate al tempo dell’invasione francese, nel 1799. Ai Francesi che avanzavano per conquistare Fara, il Santo apparve nelle vesti di un generale che intimò loro di fermarsi prima della “Selva”, un grande querceto che proteggeva il paese e ne impediva la vista. Poiché i nemici non indietreggiavano, il Santo fece incendiare le querce; i Francesi, spaventati, furono costretti a fermarsi davanti a quelle immense torce e, credendo che tutto il paese stesse bruciando, si ritirarono.

Secondo un’altra leggenda, sul luogo del miracolo, in contrada Colli, nei pressi della selva che delimita il territorio, i Faresi costruirono una Chiesetta davanti alla quale, ogni 25 anni, la Festa delle Farchie viene celebrata in forma solenne: tutte le farchie vengono portate proprio davanti la chiesa della Selva, con un'arrampicata lunga e faticosa, che mette in marcia tutte le contrade lungo la stessa strada che sale verso il colle (saranno 3/4 km). E’ una ricorrenza davvero eccezionale: l’ultima risale al '99, quindi si attende il 2024 per celebrare nuovamente il rito in modo grandioso.

Come descritto nella brochure a cura del Comune di Fara, la festa di S. Antonio Abate rappresenta un valido esempio di conservazione di riti purificatori e di propiziazione della fertilità connessi al solstizio invernale. E’ il fuoco purificatore l’elemento emblematico di cesura tra l’anno vecchio con la natura spoglia e l’anno nuovo che prelude alla rigenerazione della terra

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