Cuba: L'Avana, il mare e...

Per conscere l'isola non basta vedere l'Avana e fare il bagno in un mare dai mille colori...

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  • di proto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: sei
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il viaggio a Cuba è nato, in dicembre, da tre amiche infreddolite davanti a una tazza di caffé. Ci siamo chieste dove andare per sfuggire alla pioggia e al freddo di questo lungo inverno e l' idea è stata Cuba. Ci hanno attirato il clima, i colori, la musica, la simpatia della gente, la storia di un paese complesso.

Dopo alcune discussioni preliminari, perché ciascuna di noi aveva la sua Cuba "mentale" siamo giunte ad un compromesso.

Siamo partite con i rispettivi mariti in una piovosa mattina da Pisa per L'Avana via Parigi. Buona scelta per l'andata con breve sosta a Parigi, meno buona per il ritorno che ci è costato sei ore di sosta a Parigi fra un volo e l' altro. Abbiamo volato con Air France, vettore discreto, ma i viaggi di questa lunghezza sono sempre faticosi.

Arrivati a L'Avana abbiamo perso un taxi a sei posti (alla partenza dei taxi c'è un'addetta che verifica che la cifra da pagare sia quella giusta: 25 Cuc taxi normale, 40 Cuc taxi da sei a otto persone). Piccolo consiglio: verificate sempre tutto, a noi appena arrivati, anche un po' frastornati dal lungo viaggio, al cambio hanno dato 10 Cuc di meno, poco male, sono circa sette euro, ma indicativi del sistema dove molti in una economia poverissima cercano di arrangiarsi come possono.

Arrivati in città siamo scesi all'hotel Telégrafo, che si è rivelata una ottima scelta perché si trova fra Centro Habana, zona del Capitolium per intenderci, e la Habana Veja la parte più affascinante della città. L'albergo è un 4 stelle alla cubana, cioè meno di tre in Italia,ma affascinante e con una ottima prima colazione, cosa che non si può dire di altri.

Già la prima sera abbiamo scoperto che Cuba è afflitta da una cronica mancanza di carta: i tovaglioli sono sottilissimi, nei bagni pubblici c'è un'addetta che fornisce un piccolissimo pezzo di carta igienica. Anche il sapone è un problema, tra parentesi i cubani sono puliti e la strade del centro vengono spazzate con regolarità, ma tante volte per strada ci è capitato di sentirci chiedere un pezzo di sapone, e anche caramelle, penne e matite sono molto richieste.

Abbiamo visitato la città vecchia con splendidi palazzi già restaurati e con parti ancora fatiscenti. E' una festa di suoni e colori. Abbiamo bevuto Mojto, Cubalibre , Cubata (cubalibre con limone) ,visitato chiese , palazzi, musei, e in particolare quello della Rivoluzione, che si trova,non a caso, nel palazzo che fu di Fulgenzio Batista, perché volevamo capire un po' della storia di una rivoluzione attuata, ma i cui risultati non sono stati quelli voluti (la popolazione ha tuttora una tessera che da diritto a una saponetta al mese, due chili di riso e così via. Si sta un po' meglio in campagna dove si integra l' alimentazione con i prodotti dell'orto).

Abbiamo fatto una passeggiata sul Malecon, affascinate lungomare, dove, quando c' è risacca gli spruzzi arrivano sulla strada, abbiamo anche visitato il museo del rum Havana Club, con degustazione finale, siamo saliti sulla torre del palazzo Bacardi per vedere la città dall' alto. Abbiamo scoperto che a Cuba non ci sono le antenne paraboliche!

Un discorso a parte meritano le auto cubane. Insieme ad alcune vecchie Lada (124, 125...) vi sono numerose splendide auto americane anni 50 miracolosamente restaurate. Molte di queste auto sono utilizzate per portare in giro i turisti sopratutto le cabriolet, che però come tutte le altre (e come molti camion "d'epoca") circolano allegramente producendo un fumo pestilenziale.

Poi abbiamo affittato un pulmino, e siamo partiti verso il mare, ma le indicazioni stradali sono inesistenti e un cubano, notata la nostra incertezza, dopo averci detto che avevamo sbagliato strada si è offerto di accompagnarci all'inizio dell'autopista, è salito a bordo, chiacchierando del più e del meno ci ha detto che era un insegnante di lotta libera , cosa forse vera viste le dimensioni, ci ha portato in giro per la periferia e quando finalmente è sceso e gli abbiamo chiesto quanto dovevamo pagare, dopo averci detto di dargli quello che volevamo ha preteso 60 Cuc, una cifra praticamente mostruosa, ma che vista la situazione abbiamo dovuto pagare. Abbiamo imparato la lezione, se ti offrono qualcosa spesso è meglio dire no grazie prima di trovarsi nei guai. Peccato. Presa comunque la strada giusta siamo andati a Cayo Santa Maria per fare un po' di bagni e qualche immersione, in realtà niente immersioni perché c'era stato mare.

Lungo la strada, che attraversa una zona grandissima e non coltivata,non si sa perché ci siamo fermati a Remedios, paese povero ma con una bella cattedrale. Per arrivare al Cayo c'è una strada su ponti e terrapieni, si pagano due Cuc (peso convertibile che è la moneta che usano i turisti che può essere ricambiata alla partenza da Cuba, molto ambita dai cubani, che per la vita di tutti i giorni, si devono accontentare della moneda national che per noi non vale quasi niente e non è cambiabile, ma che per loro consente di vivere compatibilmente alle loro entrate e che si può avere nelle sedi del Cadeca, ma non negli uffici cambio). All'inizio del ponte c'è un controllo passaporti perché gli isolani non possono accedere al cayo che è riservato ai turisti! Abbiamo alloggiato all Hotel Las Brujas, che consiglio caldamente per i graziosi bungalow sulla scogliera; si dorme sentendo il rumore lieve del mare che "frange", poco perché in zona protetta dalle onde, proprio sotto il bungalow

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