Canada orientale, fino alle nebbie di Terranova

Tra Ontario, Quebec e Newfoundland, viaggio "on the road" verso l’ultimo avamposto vichingo

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  • di ludiaman
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

1. Oggi è un giorno perfetto per volare

Il sole splende su Malpensa, l’asfalto della pista surriscaldato in questo luglio milanese, il nostro Boeing 787 AirCanada pronto coi motori accesi. Finalmente, si parte…

Il pilota annuncia che questo sarà il suo ultimo volo prima della pensione; fra poco, girerà tra i passeggeri un blocco di carta su cui scrivere una firma o un messaggio di auguri. Chissà cosa si deve provare a sapere che, una volta che questo gigante avrà messo le ruote a terra, non ci sarà più occasione di portarlo al di là di un Oceano… In ogni caso, a noi pare di buon auspicio: iniziamo un’esperienza nuova, vediamo per la prima volta un nuovo mondo, portati là proprio da un capitano che sta per voltare pagina. Nel loro piccolo: una fine e un inizio…

Come canta De Gregori: oggi è un giorno perfetto per volare.

…per staccare l'ombra da questo cortile.

La signora dei passaporti

Ha messo un timbro speciale.

Oggi è un giorno perfetto per volare

Oggi è un giorno perfetto per non morire.

Il tempo scivola sull'orizzonte,

Comincia il mare

Comincia la terra,

Comincia il mare

Ricomincia la terra.

Oggi è un giorno perfetto per volare

Oggi penso che il futuro sia un dovere.

Il ministero della speranza

Ha detto che si può sperare.

Oggi è un giorno perfetto per volare

Oggi è un giorno che c'è tutto da capire.

E il tempo scivola su Gibilterra

Comincia la terra e ricomincia il mare.

E il tempo scivola su Gibilterra

Comincia la terra e ricomincia il mare…

Come dirlo meglio?

E intanto siamo a Toronto.

Pomeriggio per i canadesi, tarda sera per noi. Fortunatamente abbiamo scelto un albergo vicino all’aeroporto, con tanto di navetta gratuita: siamo stanchissimi! Entriamo subito in contatto con le abitudini canadesi, o meglio nordamericane: aria condizionata sparata al massimo; distributori di ghiaccio ad ogni piano; camere con due grandi letti matrimoniali (perfette per noi quattro) e un immancabile bollitore per il caffè; una cena a buffet gentilmente offerta dall’albergo, piena di piatti americanissimi e di dubbio gusto, come pasta con la maionese e piccoli wurstel in salsa dolciastra, ad orari che per noi sarebbero al massimo da aperitivo (si chiude alle 19)… ma per oggi ci va benissimo così. Un tuffo in piscina e poi a letto: domani, si esplora Toronto!

2. Fusi orari

Il fuso si fa sentire, e ne approfittiamo: sveglia presto, colazione abbondante a buffet, approfittando della macchinetta per farsi i waffle, e poi riprendiamo la navetta gratuita per l’aeroporto. Da lì, un comodo treno ci porta in città, e dalla Union Station bastano pochi passi per arrivare sotto la torre della televisione (CN Tower), il più iconico monumento della città.

Saliamo per goderci il panorama di Toronto e del lago Ontario: a quest’ora non c’è ressa e ci soffermiamo ad ogni angolo della vetrata, ammirando grattacieli, auto in coda piccole come formiche, parchi e specchi d’acqua. Poi scendiamo, e iniziamo a girovagare in direzione del St. Lawrence Market, sempre col naso all’insù. Tra la fame, il fuso orario, qualche problema col Bancomat, e le bimbe che preferirebbero la piscina dell’hotel alla camminate sui marciapiedi, non combiniamo molto e ci concediamo una pausa pranzo al mercato, per assaggiare i famosi peameal bacon… (panini con carne di maiale in salamoia).

Poi ripartiamo alla volta di quello che si potrebbe chiamare il centro (se fossimo in Europa): la piazza della City Hall. La città non è molto a misura di pedone, soprattutto se fa caldo e il pedone è stanco e subisce il fuso. Ci fermiamo a vedere qualche oggetto di arte nativa nella hall di uno dei grattacieli del centro (TD Gallery of Inuit art, niente di eccezionale ma era sul percorso); scendiamo e saliamo per alcuni corridoi della città sotterranea, così utili a quanto pare durante i freddi mesi invernali, quando passeggiare in superficie diventa difficoltoso; infine arriviamo a vedere la vecchia e la nuova City Hall.

Ci dirigiamo poi verso Chinatown, attraversando un quartiere che più americano di così non si potrebbe, tra villette con giardino e piccole chiese evangeliche con esposti gli avvisi del giorno su cartelloni luminosi

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