Nell’oasi di Persano

Angoli di natura incontaminata a pochi chilometri da Napoli

  • di Ink
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Il Parco Regionale del Partenio e l’Oasi di Persano: due destinazioni vicine a Napoli per immergersi nel verde e incontrare una fauna protetta e rarissima, passeggiando tra alberi mediterranei e sentieri punteggiati da importanti vestigia di una storia antica e preziosa. Luoghi che consentono di staccare col caos della città. E con un viaggio piuttosto breve: circa un’ora di strada in macchina da Napoli, prendendo l’autostrada verso Bari. Mete per tutte le tasche e per tutti i gusti, dove sostare è magnifico, anche per il palato. I piatti proposti dalla tradizione di queste aree naturalistiche sono infatti quanto di meglio possa offrire la cultura enogastronomica partenopea.

TRA BOSCHI E SANTUARI

Il territorio del Parco Regionale del Partenio attraversa una grande area della parte appenninica della provincia di Avellino. Racchiude ambienti collinari e montani ed è una vera isola ecologica, grazie alla natura incontaminata del suo territorio, dove si alternano valli e pianori carsici. Tutto il parco, inoltre, è ricoperto da una fitta rete di boschi. Tra gli alberi principalmente faggeti, roverella, leccio e castagneti da frutto, i cui marroni vengono utilizzati dagli abitanti del luogo per le famose “Castagne del prete” (così chiamate perché un monaco escogitò il sistema per conservarle a lungo). Qui poi abitano ancora il lupo, la volpe, la donnola e il tasso. In cielo, volano liberi lo sparviero, il falco pellegrino, il gheppio, il picchio e una vasta serie di rapaci notturni come l’allocco, il gufo, la civetta e il barbagianni. Il nostro percorso può cominciare da Ospedaletto d’Alpinolo. Silenzioso, accogliente, favorito dalle ottime condizioni climatiche, questo borgo si trova a 725 metri d'altezza sulle pendici del Massiccio del Partenio. Venne fondato nel 1178 con il nome di “Casale delle Fontanelle”, al fine di riunire i vassalli del santuario di Montevergine e offrire ospitalità ai pellegrini. Lasciando Ospedaletto, si prosegue verso il massiccio montuoso del Partenio dove, a circa 1270 metri di altitudine, sorge il b>santuario di Montevergine. Si tratta di un’abbazia fondata dall’eremita San Guglielmo da Vercelli attorno al 1119, e sorge su pianoro che domina tutta l’ampia vallata del Sabato e la città di Avellino. Della basilica antica, che risale al 1126, purtroppo non resta nulla: crollata nel 1629, fu ricostruita nel 1645 su progetto dell’architetto Giacomo Conforti. La chiesa è a navata unica e possiede un altare maggiore adornato con tarsi di scuola napoletana a cui si aggiungono elementi dell’arte araba. Alle spalle dell’altare, c’è il coro in legno di noce, realizzato da Benvenuto Tortelli nel 1573. Sul lato destro della chiesa si apre una cappella dedicata al Santissimo Sacramento dove è custodito un baldacchino che risale al XIII secolo, in stile romanico, dono di Maria d’Ungheria o del figlio Carlo Martello. Tutta la chiesa vale una visita accurata ed è anche un ottimo punto di partenza per effettuare escursioni e passeggiate nel parco del Partenio. Proseguendo per una ventina di chilometri verso nord, incontriamo la località montana Mafariello, situata nel comune di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino. Un tempo rifugio di briganti, oggi Mafariello è un’area ricreativa attrezzata, rinomata per via della sua freddissima sorgente di acque oligominerali. Da Mafariello partono e si diramano per l’intero parco diversi percorsi di trekking da sfruttare per passeggiate a piedi o in mountain-bike. Per finire, per riposare dopo un’escursione nel verde, si può fare una sosta in una delle tante osterie presenti nei borghi del parco per gustare le produzioni tipiche, come i gustosi funghi e i tartufi, o le nocciole.

L’OASI DI PERSANO

L’Oasi del WWF di Persano (aperta tutto l’anno, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica) è un’area protetta istituita nel 1981 intorno a un lago artificiale formatosi in seguito allo sbarramento con una diga del fiume Sele. Questo bacino rappresenta il cuore di quest’area naturale, che si estende per circa 110 ettari tra i comuni di Campagna e Serre. Gli ambienti naturali di questa area sono molto diversi. C’è il bosco igrofilo, il prato allagato, la foresta ripariale, il canneto e le aree palustri. Nel tratto collinare si estendono ampie zone di macchia mediterranea, bosco ceduo e prati naturali. Qui possiamo incontrare la lontra, un animale in via di estinzione, che è diventata il simbolo dell’ Oasi. La sua presenza è la migliore garanzia di un ambiente ecologico e pulito. Le fanno compagnia la puzzola, la donnola, il tasso, la volpe ed il cinghiale. L’oasi, però, è soprattutto un riparo e un punto di ristoro per gli uccelli. Si trova sulla rotta principale degli uccelli migratori che si spostano periodicamente tra l'Africa e il nord-Europa. Dopo questo tuffo nella natura incontaminata, possiamo fare una tappa a Serre, un paese poco distante fondato nel XV secolo. A Serre vale una visita il Palazzo Ducale, composto da due ali che delimitano lo spazio di un vasto cortile in cui si trova un settecentesco pozzo in pietra dura. Poco distante, sorge la chiesa parrocchiale di San Martino, del XIV secolo. All’interno troviamo un tabernacolo del 1500 e una struttura lignea settecentesca che raffigura San Martino. A valle del paese di Serre, nella b>frazione di Persano, si erge la monumentale costruzione del Real Sito di Caccia, fatto costruire da Carlo III di Borbone, tra il 1752 e il 1754, su ordine di Carlo di Borbone. Si presenta su due livelli, un portale d’ingresso in pietra affiancato da due garitte, e un atrio decorato a stucco in cui risalta uno scalone terminante con una statua in marmo raffigurante un cane da guardia (attribuito ad Antonio Canova). In questa tenuta, nel 1742, venne realizzato un allevamento equino selezionato di razza napoletana, siciliana, calabrese e pugliese con stalloni di razza andalusa e provenzale, per creare una razza pregiata. L'edificio e la relativa riserva di caccia sono state in seguito trasformate in un'area militare.

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