Natura incontaminata cercasi

Ischia

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  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

In viaggio

Oggi è il 24 luglio 2010. Mi trovo, assieme a mio figlio, sul pullman di Imperatore Travel che mi condurrà a Ischia. A un certo punto: effetto speciale. Da, da, da dan! Dei piccoli video a scomparsa scendono dalla loro sede nel tettuccio e ci propinano un DVD su Ischia, isola dei tesori nel quale prevale una visione bucolica del paesaggio ischitano; manco a dirlo la colonna sonora, in alcuni passaggi, è quella di Pirati dei caraibi! La voce narrante, a parte descrivere i prodotti tradizionali –pomodorini, aglio, peperoncini piccanti, coniglio di fossa cucinato “all’ischitana”, limoncello-, e spiegare come avviene la lavorazione artigianale di vasi, ceramica e fischietti, giura che sull’isola si può ammirare ancora una natura selvaggia. In seguito esprimo il mio scetticismo al riguardo quando l’accompagnatore di Imperatore Travel disturbando i miei tentativi di spararmi una pennichella, viene a chiederci come va, facendo battute e tentando di rendersi simpatico.

Un po’ stizzita gli spiego che accarezzo l’idea di trovare almeno un angolino dove la natura incontaminata la faccia ancora da padrona e che avrei preferito visitare l’isola in dicembre, per avere il privilegio di godermi le spiagge deserte; solo che i parchi termali per Natale sono chiusi, uffa!

Lui dopo aver ascoltato un po’ quali sarebbero le mie aspettative mi augura, con ironia conciliatrice, buona fortuna!

Chiacchierando con altri passeggeri l’assistente di Imperatore Travel commenta che l’ultima eruzione a Ischia risale all’epoca medievale, mentre la presunta attività vulcanica è stata portata di recente alla ribalta da un certo Guido Bertolaso, a capo della protezione civile, che avrebbe fatto fuggire potenziali villeggianti accennando a un “colpo in canna” del Monte Epomeo.

Giunti a Napoli, mentre attorno all’autobus rombano motorini e vespe i cui conducenti possono o meno indossare il casco di protezione, l’accompagnatore ci parla degli antichi decumani romani e di quello principale Spaccanapoli. Al porto ci viene distribuito il biglietto per il traghetto e ci vengono fornite le istruzioni per l’imbarco imminente. La partenza è fissata per le 16.50. L’arrivo per le sette meno venti circa.

Ci uniamo a un drappello di arditi passeggeri che decidono di trascorrere la traversata sul ponte. Saliamo quindi sopraccoperta per vedere salpare la nave Medmar. La costa ci segue sempre da vicino, mentre, in lontananza, il Vesuvio veglia sul golfo di Napoli come un nume tutelare. Poco a poco ci avviciniamo a Procida che stava a braccetto del boscoso isolotto di Vivara finché una mareggiata non ha spazzato via quasi per intero il ponte che li univa. Riconosciamo infatti i piloni rimasti, che sembrano resti archeologici.

Il cielo non riesce mai completamente a liberarsi dalle nubi e il sole compare e scompare: a volte in fondo alle nuvole filtra una lama di luce intensa che incendia il mare, come adesso, verso l’approdo di Procida.

Poi, finalmente, eccole, le due gobbe di Ischia: il monte Epomeo svetta a destra, semisbiadito nella foschia, il monte Vezzi a sinistra, più nitido e vicino; infine si staglia in primo piano, al centro, quello che è l’emblema dell’isola d’Ischia: il Castello Aragonese.

Attorno alle sei e mezza si scende al garage surriscaldato e tutti assieme si sale sul pullman, caratterizzato da un ambiente asfittico. Dal porto di Ischia la corriera gran turismo ci deposita, con i nostri bagagli, su un piazzale, dove veniamo smistati in pulmini più piccoli. Il nostro nuovo autista si chiama Aniello e mentre guida ci tiene a fare subito una precisazione: gli ischitani non sono napoletani e l’isola è tranquilla, non è un covo di ladri, né un luogo pericoloso, perciò alla sera si può uscire senza timore. Dobbiamo pazientare ancora un po’, però, per varcare la soglia dell’Hotel Bristol -ubicato nell’evocativa via Marone, nell’abitato di Ischia- per colpa del traffico intenso: il rischio è quello di prendere sotto qualcuno, o se sei un pedone di essere stroncato in un attraversamento. Aniello, che sta per mettere sotto una tipa, pigia sul pedale e frena contemporaneamente, sul limite delle labbra, una parolaccia. Dopo essere stato sul punto di perdere le staffe, per un battibecco con un poliziotto in borghese che si è intromesso criticando la sua maniera di condurre il mezzo, cerca di convincere due ferraresi anziani che la cosa più sensata da fare per conoscere l’isola è prenotare un giro guidato. Con Imperatore Travel, naturalmente. Finalmente ci scarica davanti al cancello del Bristol, che si trova in una traversa della strada preferita dai villeggianti per il passeggio

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