Cambodia Onedollar

La Cambogia... un paese giovane e pieno di storia

  • di Momo68
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 15
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Prossima tappa è la Terrazza degli Elefanti, terrazza che fungeva da gigantesca tribuna per assistere a cerimonie pubbliche o alle udienze del sovrano. È imponente, miriadi di teste di elefante la ornano negli angoli delle scale che portano al piano inferiore, mentre altrettanti elefanti, in questo caso a figura intera, sono scolpiti lungo la parete sottostante, perfettamente allineati e pronti per le parate. Quanta bellezza doveva esserci quaggiù. Subito dopo aver mangiato ci accingiamo a visitare Ta Keo, che dire... un tempio mai finito. Si dice che interruppero i lavori a causa della morte del sovrano, ma si dice anche che un fulmine che l'ho colpì fu un'ulteriore motivo di abbandono. Sta di fatto che il tempio non fu mai completato e la visita perciò risulta breve. Cerchiamo di evitare una nuvola nera che incombe minacciosa sopra le nostre teste, ma l'acquazzone lo prendiamo appena arrivati al Tempio di Ta Prohm. Personalmente sono partita per la Cambogia per vedere questo tempio, osservare da vicino la bellezza della Natura che si riprende ciò che gli appartiene, quello che è perfettamente coniugato in questo angolo di Terra. Piove, piove a dirotto, ma nulla vieta alla vista ciò che stiamo visitando, enormi radici di imponenti alberi sono perfettamente integrate all'interno della costruzione, a volte le radici stesse abbracciano le grosse pietre che nulla possono contro la loro forza, a volte sembrano seguire linee ben precise scolpendo sculture. La macchina fotografica e anche il cellulare sono fuori uso, non riesco a fare nemmeno una foto... forse questo posto me lo devo assaporare ma sopratutto imprimere bene nella mente osservandolo con gli occhi. La luce che filtra tra gli alberi e i colori, che le gocce d'acqua scesa gli stanno donando, rendono il tempio ancora più suggestivo, quasi un angolo di Paradiso. Sono felice di averlo finalmente visto, sono felice di essermelo goduto così! Ma tutto finisce...e questa prima intensa giornata finisce con una cena al ristorante Cambodian Soup Restaurant, Pub Street | Mondul 1, Svay Dangkum, a Siem Reap.

08/08/2016 Siem Reap

La sera prima abbiamo preso una decisione univoca, alzataccia per vedere l'alba ad Angkor Wat. Ci sono state due file di pensiero, chi voleva vederla da una parte e chi da un'altra, alla fine ci atteniamo alla decisione della guida. Alle quattro siamo già appostati davanti al famoso "laghetto", è veramente buio, giriamo con le pile e con i cellulari per farci un po' di luce alla ricerca della postazione migliore. Sentiamo voci sparse dal vento ma non vediamo nulla, man mano che albeggia il silenzio diventa cicaleccio, il sito si è riempito di turisti! Avrei preferito godermi di più da sola questo spettacolo ma così non è. Oltretutto l'alba l'abbiamo vista senza il nascere del sole, le nuvole dispettose hanno coperto tutto fino alla nostra dipartita, fino a quando veniamo via per fare colazione...che facciamo da queste parti, con il sole che ci 'illumina'. Ci spostiamo verso Sra Srang, un immenso bacino d'acqua che veniva usato solo dal re e dalle sue consorti. L'alba probabilmente l'avremmo apprezzata di più qui, il sole che si rispecchia nelle sue acque rende tutto più affascinante rispetto a quello visto stamattina. Da lì a piedi ci muoviamo per andare a vedere il Banteay Kdei, un monastero buddhista ormai completamente in rovina. Resistono solo le mura laterali, in piedi per la sola forza di gravità o per chissà quale mistero, mentre il resto dell'edificio è sparso per terra tutto intorno a noi. Ma nulla toglie alla bellezza di questo luogo, anche qui alberi secolari si divertono a far compagnia alle pietre, le grosse radici sbucano dal terreno come serpenti in movimento. In uno dei suoi cunicoli facciamo il primo rito di preghiera. Dietro precise indicazioni, impartite da un'incantevole vecchietta, veniamo fatti genuflettere su una stuoia e a piedi scalzi, davanti a una statua del Buddha, con una bacchetta di incenso tra le mani da lei donata, lo ringraziamo per ben tre volte. Infine veniamo a nostra volta benedetti, la gentile signora mettendoci un braccialetto di fili di lana colorata al polso ci ha augurato cent'anni di vita... un po' come i suoi! Felici di questa esperienza ci ricongiungiamo con il resto del gruppo e ci spostiamo al Prerup, questo tempio-montagna che si pensa essere stato un crematorio reale. Si sviluppa su tre altezze, le torri integre contengono all'interno un altare usato probabilmente per riti propiziatori, le stesse inoltre hanno una forma molto simile a un comignolo, sicuramente avvenivano qui le cremazioni. La vista dall'ultimo terrazzamento è piacevole, una leggera brezza si fa sentire all'ombra delle torri e ci aiuta a riprenderci dalla calura del posto, riusciamo a trovare la voglia di fare foto di rito, lo stesso viene effettuato da una figura femminile giapponese completamente coperta dalla testa ai piedi, non sappiamo come faccia considerato il fatto che noi soffriamo in pantaloncini e t-shirt! Prossima meta di questa lunga maratona è il Baray Orientale, per meglio dire quello che rimane di un vasto bacino ormai asciutto, e il Mebon Orientale, il tempio hindu che si potrebbe dedicare agli elefanti. Quattro meravigliose statue ben conservate fanno da guardiano ai quattro angoli della base della struttura, in una in particolare si scorgono ancora gli elementi decorativi. È di altezza modesta, i piani da cui è formato sono solo due, perciò siamo veloci nel visitarlo e nel muoverci verso il tempio buddhista di Preah Neak Poan. Per visitarlo attraversiamo una lunghissima passerella in legno in mezzo alla desolazione, una volta vi era una baray che ora è diventato una gigantesca palude, rami e alberi spezzati galleggiano in mezzo a una melma ormai quasi asciutta, sembra che un tornado sia passato da queste parti. Vi sono mucche decisamente smunte che mangiano la poca erba rimasta, di contro splendidi bambini dormono pacifici sulle amache affisse sui rami degli alberi. La passeggiata ci porta fino al piccolo tempio che emerge al centro di quattro vasche, ormai asciutte anche queste, più che un tempio ha l'aria di essere un'enorme fontana. L'elemento di spicco maggiore è sicuramente la parte centrale, quella dove sorge il complesso di dimensioni più grandi. Una volta vi si trovavano quattro statue, ora ne è rimasta solo una, quella con le sembianze di un cavallo equestre, simbolo di una leggenda che qui si racconta. Riattraversiamo la passerella e ci spostiamo da questo paesaggio dall'atmosfera surreale, chiacchieriamo in mezzo alla giungla attraversando piccoli ponti, camminando su terreni rossicci e bagnati dalla pioggia, giocando con bambini che si divertono con le liane degli alberi che usano come altalena. Ci dirigiamo verso il tempio buddhista di Ta Som, un tempio di modeste dimensioni con un'unica prelibatezza. Nessuno si accorge che passando all'interno di un cunicolo del tempio si passa sotto l'incavo della base di un albero, che una volta usciti si erge maestoso sopra le nostre teste. Fantastico! Con il caldo che ci uccide ci spostiamo al prossimo tempio, il Prea Khan, il più vasto come dimensioni di Angkor. Tanti lunghi corridoi di pietre sconnesse immettono in altrettante piccole stanze, i sassi sono ricoperti dal verde del muschio che l'acqua, scesa anche ora, aiuta a formarsi. Anche qui grossi alberi tengono compagnia al tempio, due di essi sono talmente intrecciati tra loro che sembrano volersi dire che "si vogliono bene e rimarranno eternamente abbracciati", ve ne sono alcuni le cui radici non toccano neanche terra ma si limitano a guardare il cielo. Una meravigliosa e sorridente signora anziana ci augura altri cento di questi giorni. Stanchi, felicemente stanchi, ci accingiamo a visitare l'ultimo dei templi, stavolta prendiamo il pulmino per raggiungere il Banteay Srei, il tempio dedicato a Shiva. Iniziamo sotto un enorme acquazzone, decidiamo pertanto di fermarci ognuno sotto a un riparo improvvisato. L'acqua smette di scendere, riusciamo così ad addentrarci al suo interno e ci accorgiamo che è diverso rispetto agli altri visti finora, grazie alla pietra con cui è stato costruito i toni non sono più quelli cupi del grigio ma sono di un brillante color rosa. Si sviluppa in lunghezza ed è perfettamente conservato, al centro vi si trovano tre torri riccamente decorate, in verità tutto è molto ricco: bassorilievi, scritte, statue e lavorazioni perfettamente cesellate ricoprono l'intera area. Ed è ancora più incantevole visto da una certa distanza, ora che lo stiamo lasciando, attraverso la nebbiolina che si è formata nel frattempo grazie alla pioggia che ha smesso di scendere copiosa e ai raggi del sole che si stanno infiltrando tra i rami degli alberi. Lo trovo un perfetto finale di una magnifica ma intensa "full immersion" di due giorni. Cena superba al Marum, Between Wat Polanka & Catholic Church, #8A, B Phum Slor Kram, preparata dai ragazzi di una scuola alberghiera, e massaggio ai piedi rilassante ci fanno salutare Siem Reap

  • 13914 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social