Tour Vietnam e Cambogia fai da te

In Oriente in novembre.

  • di StefanoPa
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

È novembre 2010, continua a piovere, il mese più piovoso degli ultimi anni e la nostra amica ci manda una mail: che ne direste di un tour in Vietnam e Cambogia a febbraio? Domanda pleonastica: guardo fuori e penso che partirei anche subito. Ne parlo con mia moglie e la risposta è: a fare che? Già, sono due paesi che hanno subito devastazioni infinite a causa delle guerre, purtroppo anche recenti, ma, a parte Angkor? ma l’amore per l’Oriente è tanto, vado su internet e tutti ne parlano un gran bene e lì non ci siamo mai stati: perché no? Trovo un’offerta della Singapore Airlines a poco più di Euro 600 su Hanoi andata e ritorno: la compriamo tutti e quattro. Comincio a spedire mail a delle agenzie locali (dopo una selezione in base alle esperienze di viaggio precedenti trovate su internet) per avere un’idea del viaggio che si può fare e delle varie sistemazioni. Tempo qualche settimana e abbiamo individuato l’Asiatica Travel di Hanoi come quella che ci convince di più. Chiediamo Hotel a 3 stelle e mezza pensione, guida parlante italiano e trasporto esclusivo per noi; è dicembre, concordiamo il tutto e spediamo il 20% di acconto con un bonifico (mammamia! Quante spese!). A gennaio si unisce un’altra amica, acquista il biglietto sullo stesso aereo, pagandolo ben di più naturalmente e così siamo in cinque, età media 60, mica ragazzini.

Si parte il 17 febbraio da Malpensa, in Italia fa un bel freddo, ma partiamo relativamente leggeri perché contiamo di trovare temperature migliori in Vietnam, quindi ci vestiamo a cipolla per evitare di portare cose in più che ci peserebbero inutilmente in valigia. Facciamo male i nostri conti, arriviamo ad Hanoi e la nostra guida ci accoglie con indosso un bel piumino. Sì, forse lei è un po’ esagerata, ma qui non fa proprio caldo. E così anche nei giorni successivi saremo sempre ultra coperti con tutto quello che portavamo dall’Italia, e non sarà mai abbastanza.

Hanoi è una città di molti milioni di abitanti e se non sono a cavallo di uno scooter sono indaffaratissimi a fare qualunque cosa, inutile dire che lavorano 24 ore al giorno sette giorni alla settimana e dove lavorano spesso ci vivono, così alla sera fanno entrare lo scooter nella bottega e si accomodano nel retro dove hanno il salotto/cucina/letto. Abbiamo incontrato solo persone estremamente gentili e accoglienti, il turista viene accolto benevolmente perché è una risorsa e tutti ne sono consapevoli, un sorriso spesso li apre a conversazioni anche mimate (l’inglese non è conosciuto da tutti). Purtroppo non c’è molto da vedere ad Hanoi a parte il mausoleo di Ho Chi Minh. Zio Ho è considerato da tutti i vietnamiti del nord il padre della patria, anche se non ha fatto in tempo a vedere la riunificazione, ma i vietnamiti del sud non la pensano certo così.

Molto bello l’unico edificio antico della città: il Tempio della Letteratura, un po’ la nostra Università, ma anche molto di più.

Il giorno successivo partiamo per la baia di Halong dove era in programma una gita in barca extralusso, dovevamo dormire una notte in barca, purtroppo giusto il giorno prima una di queste imbarcazioni è affondata e molte persone sono scomparse, così il Governo ha deciso di bloccare tutto per ragioni di sicurezza. Visiteremo la baia solo di giorno, ma il tempo è sempre coperto, tira un vento freddo ed il mare non mostra certo bei colori. Peccato, è patrimonio dell’Unesco per la sua unicità, ma possiamo solo guardare le cartoline che la mostrano bellissima in piena estate.

Dopo una notte in hotel cinque stelle (dovevano farci digerire la mancata uscita) rientriamo ad Hanoi per volare verso il centrosud a Hue, l’antica capitale. Città che ancora ha salvato delle vestigia relativamente antiche, ma tutte le guerre nelle quali è incappato questo paese non l’hanno aiutata. I monumenti rimasti, peraltro molto belli, sono relativamente recenti, ma rimaniamo un po’ delusi perché troppo è il lavoro di restauro da fare.

Ripartiamo in minibus Mercedes verso sud ed ecco Hoi An e qui sì che rimaniamo sorpresi: la cittadina è spettacolare con edifici benissimo conservati che risalgono a molti secoli fa, e finalmente siamo anche al caldo! Temperature veramente estive, sfoderiamo sandali e abiti leggeri. Ci sono anche molte cose da visitare, fra templi e abitazioni dei mercanti, e ancora l’entroterra (rispetto al fiume). La cultura dell’acqua pervade tutto il Vietnam, ma qui è palpabile in ogni momento.

Siamo ormai a metà vacanza e prendiamo il volo per Saigon. È una città che ha ben poco di orientale, le auto hanno prevalso sugli scooter ed il traffico è convulso. La sky line ricorda di più una città degli States, compaiono i mendicanti che finora non si erano mai visti, la guida teme per gli scippi che sono frequenti e ci controlla da vicino. Le differenze fra la classe agiata e gli altri qui sono esagerate, le vie sono tappezzate dei negozi che troviamo in qualunque capitale europea ed ecco che ci passa nella mente la famosa frase di Chatwin: che ci faccio qui?

Poche cose da vedere e per niente memorabili, se si eccettua il Museo della Guerra che dovrebbe però chiamarsi Museo dell’Olocausto per quello che è stato perpetrato ai danni di questo popolo nel secolo scorso dai francesi prima e gli americani poi. Dentro al Museo c’è un silenzio irreale nonostante sia affollato, anche con tanti statunitensi. Le immagini sono semplicemente scioccanti.

Si riparte per il delta del Mekong: non vediamo l’ora di toglierci tutta questa civiltà dalla vista e tornare alle risaie ed ai paesini semplici. Ed il Mekong ci aiuta, è immenso, sembra un lago, o il mare; attraversa tutta l’Asia, è uno dei cinque fiumi sacri che scendono dall’Himalaya, sulle sue rive milioni di persone di etnie diverse vivono, lavorano, mangiano, pescano e muoiono. Bellissimo entrare nei loro mercati, visitare i loro villaggi, vedere come viene lavorato il riso (è un po’ come il maiale: non si butta via niente). Il caldo è notevole, ma all’ombra si sta benissimo, un cappello per il sole e sembra di essere in paradiso.

Il mattino successivo si va al mercato galleggiante di Can Tho ed è semplicemente straordinario: centinaia di giunche che si incrociano in un ordinato caos dove si vende di tutto. E poi visitiamo il mercato a terra, anche questo affascinante. Infine si parte per Chau Doc, l’ultima città di frontiera prima della Cambogia. Sveglia presto e si sale su una lancia veloce che, in cinque ore, risalendo il Mekong ci porta a Phnom Penh

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