Orrore e tesori della Cambogia

Incontri importanti e lezioni di storia per Luca e Aga

  • di LucAga
    pubblicato il
 

Attraversiamo il confine cambogiano mentre il sole cala, come un sipario, sul nostro spettacolare, anche se bagnaticcio, soggiorno vietnamita... Anche noi adesso, come John Rambo, potremo dire di essere stati in Vietnam! La Cambogia si presenta come una gigantesca distesa di campi coltivati e risaie tra le quali, di quando in quando, sorgono piccole capanne di bambù. A giudicare dal paesaggio sembra che sia un incrocio tra Laos ed India, ma è ovviamente solo un'impressione superficiale dato che non abbiamo ancora messo il naso fuori dal nostro air-con bus.

Phnom Phen non è molto diversa dalle altre città asiatiche in cui siamo stati. Carina ma nulla di eccezionale. Il palazzo reale si trova giusto a ridosso del fiume. Sfortunatamente era chiuso nei giorni in cui eravamo li, quindi non possiamo esprimerci a riguardo. Turisti ed expats (stranieri che vivono in città, per lo più per motivi di lavoro) si ritrovano nei locali a ridosso del fiume,a pochi passi dal palazzo reale. Qui c'è la possibilità di scegliere tra una grande varietà di pub, club e ristoranti, anche se a farla da padrone sono locali con nomi come Pussy-cat o Beer & Girls, pieni di provocanti e giovani ragazzine in cerca di occidentali ricchi e frustrati. La solita tristezza insomma... Gironzolando per la città o perdendosi in uno dei suoi numerosi mercati, mai deludenti in Asia, è difficile non notare la giovanissima età della popolazione cambogiana. A quanto pare l'età media dell'intera popolazione è di appena 22 anni... Hei, nemmeno alla mia università c'era una media così bassa, contando che è pieno di trentenni che devono ancora terminare la triennale (ogni riferimento a cose, persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale) :-)

Alla base del fatto che il 70% del paese sia sotto i 30 anni vi è una delle pagine più buie della storia del ventesimo secolo, il genocidio commesso dai Khmer Rossi contro la loro stessa popolazione. Quanto avvenuto qui in Cambogia, appena poco più di 30 anni fa, sembra impossibile; la furia e l'idiozia dei Khmer Rossi ha sterminato un quinto della popolazione cambogiana nel delirante tentativo di attuare la più radicale rivoluzione della storia, trasformare la Cambogia in una gigantesca cooperativa agraria, completamente indipendente dal resto del mondo. L'idea era quella di creare una popolazione di ubbidienti soldati in grado di riporare la Cambogia agli antichi fasti dell'impero Khmer. Per far ciò, secondo Pol Pot ed i suoi seguaci, era necessario cancellare ogni collegamento con il passato ed ogni traccia di opposizione, oltre ad eliminare ogni tipo di influenza con il mondo esterno, capitalista e, perciò, malvagio. Portare un orologio od indossare gli occhiali, erano già motivi sufficienti per essere torturati ed uccisi. Chiunque possedesse un qualsiasi titolo di studio, incluso medici ed infermieri, veniva ucciso; anche parlare una lingua straniera era ragione sufficiente per essere giustiziati. La Cambogia era diventata un immenso campo di concentramento. Tutta la popolazione, inclusi i bambini, era obbligata a lavorare nei campi dalle 8 alle 14 ore al giorno, tutti i giorni e con ogni condizione climatica, per poter vendere riso alla Cina in cambio di armi. Gli anziani, i disabili e chiunque non fosse in grado di lavorare o di tenere i disumani ritmi lavorativi, era d'intralcio alla rivoluzione ed andava eliminato. Tutte le città, inclusa Phnom Phen, erano diventate delle vere e proprie città fantasma; l'intera popolazione era stata trasferita nei campi. Contro gli abitanti delle città si accaniva maggiormente la furia dei Khmer Rossi; era giunto il momento di pagare lo scotto degli anni vissuti nell'agio delle città, mentre la maggior parte della popolazione faticava ogni giorno lavorando nei campi. Oltre due milioni di persone hanno perso la vita tra l'aprile del 1975 ed il gennaio del 1979, quando l'esercito vietnamita ha finalmente liberato la Cambogia dalla tirannia di Pol Pot e dei suoi uomini

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