Turchia 2010

La magica Istanbul e la sorprendente Bursa, cronaca di un viaggio volutamente poco organizzato

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  • di Simone_Luchessa
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

ARRIVO A ISTANBUL

Si parte. Lasciamo alle spalle crisi umanitarie - il mio amico Giorgio - e dilemmi della green-economy - il sottoscritto - e si va in Turchia, una decina di giorni soltanto ma confidiamo bastino per divertirci e ricaricarci. Memori della bellissima vacanza portoghese di un anno fa, abbiamo prenotato solo le prime due notti in un ostello di Istanbul, zona Sultanahmet con vista sulla Moschea Blu. Poi si vedrà, difficile arrivare sulle coste del sud, decideremo al momento. L’importante è partire.

Decolliamo da Fiumicino con la Pegasus Airlines, compagnia low-cost turca, speriamo bene. Si viaggia di notte, atterriamo al secondo aeroporto di Istanbul che incredibilmente non è dedicato ad Ataturk, ma solo perché a lui è intitolato il principale e comunque, tanto per non smentirsi, quello dove arriviamo noi è dedicato alla figlia adottiva del “Padre dei Turchi”, una delle prime aviatrici donne della storia. Atterriamo all’alba nella parte asiatica della Turchia e prendiamo un bus per percorrere i quaranta chilometri che ci separano dal centro città. Abbiamo un gran sonno, ma la curiosità di vedere un primo scorcio di Turchia ci tiene svegli. Ammettiamolo: la periferia dell’antica Bisanzio è proprio brutta, oltre che immensa. Ingenui noi ad aspettarci altro del resto, visto che stiamo andando in una città con dodici milioni di abitanti. Chilometri e chilometri di un agglomerato urbano disordinato, traffico caotico già alle sei del mattino, ci mettiamo un’ora e mezza ad arrivare in piazza Taksim, dove il bus ci molla e noi cerchiamo un posto per fare colazione. Sarà la stanchezza, sarà che non capiamo subito il cambio Euro-Lira Turca, facciamo una pessima colazione “tipica” e la paghiamo tantissimo. In sostanza ci fregano, pazienza, non è un buon inizio ma ci rifaremo. Passeggiamo per Istiklal Caddesi e iniziamo a intuire la bellezza di Istanbul, poi compriamo un biglietto ricaricabile per i mezzi pubblici, con l’impiegato che si stupisce che dei turisti sappiano della sua esistenza, e ci dirigiamo verso Sultanahmet attraversando il Ponte di Galata. L’ostello è carino ed è veramente a due passi dai principali luoghi da visitare secondo tutte le guide consultate, ma il quartiere è molto turistico, direi troppo, con locande finto - ottomane e molti locali e negozi che trovi ovunque; non è per questo che siamo venuti in Turchia, e decidiamo subito di fare nei primi due giorni le visite “obbligatorie” e poi di buttarci in quartieri meno conosciuti. La scelta si rivelerà ottima perché, malgrado Topkapi, Moschea Blu e Ayia Sofya siano luoghi splendidi e assolutamente imperdibili, il caos provocato dalle migliaia di turisti che si affollano nei dintorni rendono molto faticose le ore trascorse al loro interno. Non sono in grado di descrivere le bellezze architettoniche e le atmosfere che si possono godere all’interno dei luoghi citati e nemmeno mi interessa. La cosa più bella della vacanza in Turchia sono stati gli incontri casuali con gente varia, incontri che, come avviene quasi sempre, ci sono capitati in periferia, lontano dai luoghi più celebrati. Se in questo qualcuno ci legge una metafora a mio avviso ha ragione. Dal terzo giorno abbiamo preso una stanza in un piccolo albergo a Beyoğlu , contrattando il prezzo alla reception, intorno ai 20 € a notte, con un tizio che poi scapperà con la cassa dell’albergo, lasciando nei casini il proprietario e in parte noi, poiché abbiamo anticipato i soldi anche dell’ultima notte prima del ritorno in Italia, ma alla fine ci intenderemo e non avremo problemi. Una volta risolta la questione alloggio, iniziamo le nostre incursioni nei quartieri meno celebrati di Istanbul, alternandole a delle serate più turistiche, passate a fare la crociera sul Bosforo, da cui al tramonto possiamo godere dello splendido profilo di Sultanahmet celebrato da tanti scrittori e pittori, e a cenare mangiando benissimo e pagando veramente poco in vari ristoranti di Beyoğlu o nella zona dell’Università

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