Buenos Aires, così lontana così vicina

Appasionante come il calcio, malinconica come il tango, ostinata come le Madri di Plaza de Mayo

 

Trattoria “da Vito”, Bologna, dove da decenni si radunano i musicisti e dove Francesco Guccini è solito cenare-chiacchierare-suonare dal tramonto all’alba, in una sera (notte) d’autunno di un paio di lustri fa: riunione psicodrammatica dedicata all’Argentina. Nella chiacchiera che fluisce più copiosa del vino, ognuno dice quel che pensa dell’Argentina. La comitiva è composta da Giorgio Comaschi e da sua moglie Carla, da Francesco Guccini e dalla sua compagna Raffaella, da Flaco che è il chitarrista argentino di Francesco, da Orso Schiavina che da sempre organizza i nostri viaggi e da noi due. Per Giorgio (giornalista sportivo e inviato speciale di Raffaella Carrà) l’Argentina è Diego Armando Maratona. Per me-Patrizio l’Argentina è la Patagonia di Bruce Chatwin, che Syusy mi ha fatto leggere anni fa. Per Flaco è la Patria natale. Per Guccini è Buenos Aires e il Tango. Già il tango, se vado a Buenos Aires debbo ballare il tango! Questa idea comincia a fasi strada dentro di me-Syusy: dopo quella sera vado a conoscere Patricio, un maestro di tango mezzo bolognese e mezzo argentino, e comincio a prendere lezioni, cioè ad imparare i rudimenti,. La salida basica. Imparata quella sono pronta per la sigla della puntata di Turistipercaso-Argentina (che tra l’altro trovate tra i dvd già usciti in edicola). Sotto i portici di Bologna io e Patricio balliamo il tango! Da quel giorno si sedimenta dentro di noi l’idea di un viaggio in Argentina, prende forma e peso il progetto, che Orso comincia a sviluppare in un programma, assieme al suo amico Mauro Oliviero, da sempre grande viaggiatore in Argentina, che aveva fondato anche un’agenzia chiamata Patagonia-World. Il bello di un viaggio è coltivarne il sapore, farsi venire l’acquolina in bocca prima ancora di gustarlo davvero.

Un viaggio è soprattutto caricarsi di aspettative e di emozioni, e in particolare l’Argentina è un posto ricchissimo di emozioni…

FLASH-NEXT (il contrario di FLASHBACK)

A questo punto io-Patrizio apro una parentesi, un flaches back al contrario: anni dopo il nostro primo viaggio in Argentina, ero con un paio di amici maschi (operatori) all’aeroporto di Santiago del Cile. Vediamo passare un paio di signore magari non particolarmente belle, ma che comunque attraggono la nostra attenzione per l’eleganza, il portamento, lo sguardo. Poi ne passano altre, con le stesse caratteristiche, che si accomodano davanti allo stesso gate. Ci guardiamo e facciamo una scommessa: vuoi vedere che stanno aspettando tutte l’aereo per Buenos Aires? Controlliamo e in effetti è così: erano tutte portegne, cioè argentine della capitale. Le donne di Buenos Aires hanno quel non-so-che che, quell’espressione un po’ così e quella faccia (e non solo la faccia) un po’ così che non te le dimentichi più, e che non le puoi confondere con una di Berlino o di Cesenatico…

Per me-Syusy il fascino delle donne (e degli uomini) di Buenos Aires non è un mistero: innanzitutto c’è un legame speciale fra l’Europa e l’Argentina. Una vecchia barzelletta dice che mentre l’Umanità discende dalla scimmia, quelli di Buenos Aires discendono… dalla scaletta dell’aereo da Parigi. E poi c’è il tango, la pratica del tango, lo spirito del tango, il sapore, la nostalgia, lo struggimento, la sensualità, la disperazione, la malinconia esistenziale del tango a dare un fascino speciale a questa gente. Ma, piuttosto, perchè non cominciamo dall’inizio?

ASADO & GAUCHOS

Appena arrivati a Buenos Aires, ancora un po’ in crisi da fuso-orario (a parte Guccini, che visto che normalmente in Italia si alzava a mezzogiorno e andava a letto al mattino, era paradossalmente quasi a suo agio), il tour-turistico previsto da Orso ci ha caricato su un pulmino e siamo andati… fuori città, lungo il corso del Rio de la Plata. In particolare siamo andati in una azienda agricola (l’Hacienda classica!), il Santa Susana Ranch, dove c’era tutto l’armamentario tipico dell’accoglienza turistica, un percorso obbligato attraverso i luoghi comuni argentini. Però interessante, e significativo: in fondo un buon modo per cominciare un viaggio in Argentina, tanto per mettere le cose in chiaro. C’era il padrone dell’Hacienda, Patrizio (anche lui) mezzo irlandese, mezzo arabo, mezzo basco e quindi perfettamente argentino (l’Argentina è così: un meraviglioso mischione), poi c’erano le mucche, i gauchos con tutta la loro tradizione-feticci-costumi-oggetti-cavalli-bolas (cow boys all’ennesima potenza) e anche un ottimo esempio e assaggio di prodotti gastronomici tipici (che in realtà non sono molti né molto variati…). In pratica c’era l’asado, cioè la carne bovina e ovina, fatta in tutti i modi: bistecche, costolette, salsicce, sanguinacci di ogni forma e tipo, alla brace. Il primo impatto con l’asado può essere anche positivo, per chi ama o comunque non disdegna la carne. Poi però, nei giorni successivi, diventa una mania: te lo servono sempre, comunque e dovunque. Un vegetariano in Argentina non ha vita facile: ne sa qualcosa il nostro amico Ivan, che ha passato in un viaggio successivo metà del suo tempo nel retro dei ristoranti, ad implorare due uova fritte (ma senza pancetta). Dopodichè si mangia il dolce de leche (meraviglioso e ipercalorico budino di caramella mu sciolta nel latte condensato e superzuccherato) e si beve matè… e bona lè. La variabilità gastronomica argentina è abbastanza ridotta

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