Buenos Aires, una settimana nella capitale argentina

Sette giorni in città: descrizioni e luoghi da non perdere

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  • di Surfing the Planet
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Buenos Aires: una settimana nella capitale Argentina

Siamo arrivati a Buenos Aires la domenica pomeriggio e dalla stazione di Retiro abbiamo preso un autobus per andare a casa di Estela (la ragazza che ci ha aveva ospitato la prima notte nel continente americano). Estela è talmente gentile che accettò ospitarci anche questa volta. Siccome siamo stati a Buenos Aires una settimana intera cerchiamo di riassumere ciò che abbiamo fatto senza annoiarvi a morte.

Giorno 1: Riunione familiare e passeggiata in centro

Il nostro soggiorno a Buenos Aires iniziò con un incontro di famiglia. Abbiamo trascorso la mattinata con Miki (il fratello di Gábor) e Feri (un amico di Miki) che erano venuti in occasione di un matrimonio di un’amica di loro due. Siamo stati molto contenti di essere arrivati giusto giusto l’ultimo giorno prima che se ne tornassero in Ungheria. Con loro siamo andati a fare una passeggiata e a bere una birretta. Dopo alcune ore ci salutammo perché loro dovevano andare all’aeroporto per rientrare a Europa. Noi continuammo la visita della città passeggiando per la Avenida 9 de Julio, che è la strada più larga del mondo dove nel mezzo c’è un obelisco enorme, per la strada Avenida de Mayo in cui tra le tante cose si trovano il Congresso Nazionale e la Piazza di Maggio. Questa strada è piena di edifici molto belli e camminando si deve sempre mantenere alto lo sguardo per non perderne nemmeno uno. Siamo passati anche per la strada Florida, una strada pedonale piena di negozi e di gente per terminare poi la nostra visita in Piazza di Maggio contemplando la cattedrale, il Cabildo (vecchio palazzo del governo) e la Casa Rosa.

Giorno 2: San Telmo e dintorni

Il secondo giorno lo abbiamo dedicato al quartiere di San Telmo. San Telmo è un quartiere che era abitato da gente ricca, poi però quando arrivò la peste tutta questa gente si trasferì al quartiere Recoleta; adesso è un quartiere abbastanza umile. La strada principale si chiama Calle Defensa questa strada si trasforma in un mercato tutte le domeniche, durante la settimana solo si vedono gli infiniti negozi di antichità. Abbiamo percorso il quartiere fino ad arrivare al Parco Lezema e poi abbiamo passato un po’ di tempo nella piazza Dorrego che è sempre animata. Qui c’è sempre gente che balla tango per i clienti dei ristoranti che sono seduti nei tavolini situati nella piazza. Siamo andati a visitare anche la Manzana de las Luces (quadrato delle luci) praticamente è il complesso di edifici più antico di tutta la città. Durante la visita guidata abbiamo scoperto alcune delle storie di questa città.

La sera Estela, la nostra ballerina di tango personale, ci ha portato a una milonga (un posto tipico dove la gente va a ballare tango) e dove anche lei va a ballare. Questa milonga era un posto veramente autentico, è ubicata fuori dal centro e normalmente qui vanno le persone locali a ballare. Si trovano anche persone straniere, ma non di quelle che pagano per andare a vedere uno spettacolo di tango, ma di ballerini di che vanno li per ballare. Estela ci spiegò che gli stranieri vanno per ballare con persone argentine. Siamo stati fortunati perché quella sera ci fu uno spettacolo di una coppia di ballerini molto molto bravi e famosi. Nonostante lo spettacolo sia durato solo 20 minuti, noi ci siamo divertiti moltissimo lo stesso ad osservare la gente che ballava e vedere come si formano le coppie per ballare. Per invitarsi a ballare i ballerini si guardano solamente, senza parlare e solo con lo sguardo si capiscono come in un corteggiamento di altri tempi; sono sempre gli uomini che invitano a ballare le donne e queste ultime possono accettare o rifiutare. Anche Rachele è stata invitata a ballare, probabilmente il ragazzo non aveva notato le sue scarpe ben poco da ballerina, in ogni caso per lei è stato un onore essere invitata. Per noi è stata un’esperienza diversa vedere tutto ciò sopratutto perché in Europa in generale siamo abituati che fa lo stesso se è la ragazza o il ragazzo ad invitare. Qui nel tango ed anche nella vita reale sono i ragazzi che invitano le ragazze e loro devono aspettare.

Giorno 3: Palermo e la Recoleta

Questo giorno Gábor non stava molto bene era pieno di raffreddore ed aveva la tosse così siamo usciti più tardi del solito e siamo andati a visitare il quartiere di Palermo. Palermo è un quartiere molto grande che è diviso in due parti, la prima è la parte di Palermo Soho e Palermo Hollywood, queste parti sono molto conosciute tra i giovani perché qui ci sono ostelli, molti bar e locali notturni per la verità a noi è sembrato abbastanza caro. L’altra parte di Palermo è una zona immersa nel verde qui ci sono un sacco di parchi e giardini. Abbiamo passeggiato per il giardino botanico e poi volevamo andare a vedere il Rosedal (un parco pieno di rose), sfortunatamente però chiudeva alle 17 e quindi non siamo potuti entrare. Da qui siamo andati a piedi alla Recoleta, il quartiere più caro della città. In questa zona ci sono tutte le ambasciate e palazzi super moderni. Siamo passati per il parco delle Nazioni Unite nel quale c’è un monumento di un fiore enorme che si apre la mattina e si chiude la sera come un fiore vero; questo parco simbolizza l’unità delle nazioni. Giusto al lato del parco c’è l’imponente facoltà di diritto. Alla fine attraversando un ponte siamo arrivati al cimitero della Recoleta, ma non era la nostra giornata perché anche il cimitero era chiuso.

Giorno 4: La Recoleta e Palermo

Dato che il giorno precedente non abbiamo potuto visitare varie cose, il pomeriggio siamo ritornati alla Recoleta. Anche questo giorno è stato pieno di inconvenienti; Gábor non era ancora in piena forma, Estela si sbagliò e ci chiuse dentro casa cosi abbiamo dovuto chiamarla al lavoro perché ci venisse ad aprire, c’era sciopero della metropolitana e quindi abbiamo dovuto prendere un bus che ci ha messo più di un’ora ad arrivare. Il trasporto pubblico qui non è molto pratico, mancano delle linee di metro ed il servizio finisce alle 23 ed il fine settimana chiude ancora prima, per non parlare dei bus che con il traffico ci mettono dei secoli. Alla fine siamo arrivati a destinazione: il cimitero della Recoleta (un cimitero molto famoso per la tomba di Eva Peron e per altre tombe molto lussuose). Abbiamo visitato il cimitero con una guida molto simpatica che ci raccontò storie molto interessanti sul cimitero. Ovviamente la tomba più visitata è quella di Eva Peron (Evita) anche se, paragonata ad altre, la sua tomba non è per nulla grande. Dopo aver visitato il cimitero siamo andati a vedere il giardino Giapponese, è un giardino stile giapponese carino ma nulla di speciale.

Giorno 5: La Boca ed ancora il centro

Il venerdì mattina siamo stati a la Boca il quartiere forse più interessante di tutta la città. Le case sono di colori diversi, ed almeno quelle della parte turistica, sono state conservate esattamente come le avevano costruite gli immigranti genovesi dell’epoca. Abbiamo passeggiato per la parte che si chiama il Caminito che è la parte turistica dove le case di mille colori ti trasmettono un’allegria tale che anche se non hai una buona giornata, la vivacità di questo posto, te la fa cambiare. Le strade sono molto animate con spettacoli di tango, un Maradona quasi uguale all’originale (il sosia riconosciuto), una banda che suona ritmi africani e tanti, tanti negozi di souvenir. Molto vicino alla zona del Caminito c’è lo stadio del Boca Juniors, probabilmente la squadra più famosa di tutto Sud America. Stare qui ti mette il buon umore peccato però che 2 strade più verso la periferia la cosa cambia molto. In realtà questo è un quartiere abitato da gente per lo più povera e dopo una certa ora al pomeriggio inizia ad essere pericoloso

Dopo aver goduto della vivacità di questo quartiere siamo ritornati in centro dove abbiamo passeggiato per la strada 9 Luglio dove abbiamo visto il teatro Colombo, poi per la strada Cordóba e siamo anche andati a comperare il biglietto della barca per andare a Uruguay. Per terminare la giornata siamo andati a bere una cioccolata calda con churros al Café Tortoni, una caffetteria con 150 anni di storia che è conosciuta al pari del caffè Florían di Venezia.

Giorno 6: Una giornata con i Gauchos a San Antonio de Areco

Era tempo che ci sarebbe piaciuto conoscere qualche cosa della vita nella Pampa entrare un po’ nell’ambiente gaucho (sono persone che lavorano la terra e si occupano degli animali per conto di un proprietario). Dato che era sabato Estela non lavorava abbiamo deciso di andare a visitare San Antonio de Areco. La mattina presto abbiamo preso l’autobus che ci ha portato a destinazione. San Antonio de Areco è un paesetto piccolino e molto tranquillo nel mezzo della pampa a soli 100 km da Buenos Aires. C’è una piazza molto grande e ciò che ha sorpreso Rachele è che la chiesa è intitolata a Sant Antonio di Padova (il santo della città di Rachele). Estela ci spiegò che qui Sant Antonio è molto venerato perché in Argentina sono arrivati molti frati dell’ordine francescano. Cosí abbiamo anche svelato il mistero per cui in ogni chiesa Argentina c’è sempre una statua di San Antonio. A pranzo siamo andati a toglierci una soddisfazione, siamo andati a mangiare l’asado al asador dato che quello che avevamo mangiato fino ad ora era alla parilla. La differenza è che l’asado al asador si cucina in posizione verticale con il fuoco nel mezzo mentre quello alla parilla si cucina con il carbone da sotto come una grigliata normale

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