Brisighella: torri merlate, verdi colline, sangiovese e piadina

Mini-fuga culturale/enogastronomica di due amiche in una delle perle della Romagna

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  • di AlixA
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Questo slow tour inizia realmente per caso, in una mattina di giugno grigia e umida. L’umore non è alle stelle e, subito dopo colazione, decido di movimentare questa giornata: vengo colta infatti dal raptus della gita in collina. Ma dove andare? La destinazione mi viene in mente subito: la cittadina di Brisighella sui colli faentini.

Brisighella è un piccolo borgo che sorge nel Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola con un affascinante centro storico medievale, fatto di vecchi vicoli acciottolati, ripidi sentieri in mezzo al verde ed atmosfere decisamente retrò. Una meta ideale perché raggiungibile facilmente in auto, così come si addice ad un’escursione breve e dell’ultimo minuto; inoltre si tratta di un’oasi tranquilla, ma ricca di spunti storici. Per non parlare dell’aria “buona” che qui si respira. Insomma questo borgo è uno di quei luoghi vicino casa che ho trascurato, privilegiando destinazioni più note ed impegnative, come le “solite”città d’arte.

Una volta focalizzato l’iter della mia piccola fuga, contatto la mia amica Stefania e la convinco ad abbandonare le pulizie del week-end appena iniziate: scopa e spazzolone messi da parte, ci diamo appuntamento a Ravenna (abitiamo in provincia entrambe).

Fuggendo dallo spleen di questo sabato incolore, dopo una mezz’ora di viaggio i nostri occhi sono già allietati dalla visione di morbide colline, inondate dal sole; infatti il bel tempo ha finalmente la meglio sulle nubi.

Tra una chiacchiera e l’altra ci accorgiamo però di aver superato Brisighella, ma, poco male: questo ci da occasione d’imbatterci nella Pieve Tho, una deliziosa chiesetta romanica, incastonata sullo sfondo di colline coltivate e vigneti, a un chilometro circa dopo Brisighella. E’ dedicata a San Giovanni Battista, detta in “ottavo” (Tho) poiché si situa all’ottavo miglio della faventina, l’antica strada romana che collega Faenza a Firenze.

Si tratta della pieve più antica della valle del fiume Lamone: il primo edificio religioso risale al V secolo, ma quello attuale è il frutto della ricostruzione operata intorno al XII secolo. Il bello di questi tesori nascosti nelle campagne, ricchi di una storia misteriosa e secolare, è che si possono visitare con calma, assaporandoli in beata solitudine, senza l’assillo di orde di turisti vocianti; così ne approfittiamo pienamente.

All’interno ammiriamo le vetuste colonne, realizzate con materiale di reimpiego di epoca romana; questo legame con il mondo antico riaffiora anche nelle remote leggende che avvolgono la chiesa. Sembra infatti che l’imperatrice romana Galla Placidia, figlia di Teodosio, avesse fatto erigere la chiesa con i resti del tempio pagano dedicato a Giove Ammone.

Terminata la visita si fa marcia indietro, e, rientrate a Brisighella, seguiamo le indicazioni per la Rocca. Arrivando in paese abbiamo subito notato i tre punti di riferimento della cittadina, situati ognuno su di un pinnacolo roccioso: la famosa Rocca d’epoca medievale, la Torre dell’Orologio ed il Santuario del Monticino, risalenti rispettivamente al XIX e XVIII secolo.

Troviamo facilmente la Rocca percorrendo una breve salita. Il minuscolo parcheggio è ben segnalato e si trova proprio a ridosso della fortificazione. Il biglietto costa 3,00 euro e dà diritto anche all’ingresso al museo Giuseppe Ugonia, che si trova in paese. L’addetto al ticket office ci consegna una piccola guida della città, la cartina ed un’opuscolo informativo sul fortilizio

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