Innamorarsi di Brescia

Un giorno per visitarla, un giorno per scoprirla, un giorno per innamorarsene. Sono bastate poche ore e molti passi nel suo vasto e intricato centro storico per farci ammaliare da questa città

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  • di alvinktm
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  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Un giorno per visitarla, un giorno per scoprirla, un giorno per innamorarsene. Sono bastate poche ore e molti passi nel suo vasto e intricato centro storico per farci ammaliare da una città mai fino a ora visitata, eppure non tanto distante da casa nostra: sto parlando di Brescia.

Durante la stagione invernale non abbiamo la possibilità di prendere un'aereo e di volare dall'altra parte del mondo e, a dirla tutta, non ci dispiace poi così tanto godere delle belle montagne valtellinesi innevate, perciò la gita fuori porta diventa la piacevole evasione di una domenica. Questa volta è toccato a Brescia e il capoluogo dell'omonima provincia in Lombardia non ha disatteso le nostre aspettative. Saranno stati il dedalo di angusti vicoli serpeggianti all'ombra di antichi palazzi e intervallati da slarghi e androni nascosti, i musei e le sue ampie piazze baciate dal tiepido sole invernale a regalarci una bella giornata col sorriso sulle labbra.

Iniziamo la visita dal Museo Mille Miglia accolto in un antico convento poi convertito in cascina, un edificio lungo e basso dalla tipica forma a ferro di cavallo raccolto intorno all'ampia corte dove un tempo si svolgevano le principali attività agricole e scorreva la vita di signori e contadini. Il Museo si trova nel quartiere di Sant'Eufemia nella periferia ovest della città, addossato alla base del Monte Maddalena, quindi per raggiungerlo è comodo utilizzare un mezzo proprio per non dipendere da orari e autobus affollati.

La storia di Brescia del '900 è indissolubilmente legata alla Mille Miglia, la corsa automobilistica su strade aperte al traffico più fascinosa al mondo e contrassegnata dall'inconfondibile freccia rossa. La leggenda nasce nel 1927 grazie alla viscerale passione per i motori del popolo bresciano e in particolare per merito dell'Automobile Club Brescia. Sino al 1957 la Mille Miglia raccoglie fans e trionfi via via sempre crescenti, finché l'ennesimo incidente mortale spinge il Governo italiano a porre fine alle gare di macchine su percorsi normalmente aperti al traffico. In verità, molti avevano l'interesse a eclissare un tale successo motivati da gelosie e soprattutto da questioni economiche, in quanto la gara bresciana era scomodamente divenuta ben più popolare di qualsiasi altro tipo di gara automobilistica, come ad esempio la Formula 1. Si deve attendere il 1968 per veder rinascere il mito sotto forma di 'rievocazione storica delle undici vittorie Alfa Romeo'. In quell'anno viene appunto organizzato un raduno di Alfa d'epoca spider per il lancio del nuovo modello 1750. Sono i primi passi verso il ritorno della leggenda. Dal 1977 infatti, con frequenza biennale, viene ufficialmente ripresa la Mille Miglia rievocativa, ovvero disputata con le vetture che hanno scritto la storia della competizione tra il 1927 e 1957, e a partire dal 1987 l'evento si ripete annualmente.

Prendere parte oggi alla Mille Miglia, o semplicemente assistervi come pubblico, significa a parer mio elogiare il glorioso passato automobilistico italiano nonché rendere omaggio ai piloti e ai costruttori di un tempo senza i quali non esisterebbero le eccellenze motoristiche dell'Italia di adesso.

Ovviamente nel Museo, com'è logico immaginare, sono esposti gli storici modelli delle automobili partecipanti alle edizioni della gara accanto all'abbigliamento, ai gadget e alle pompe di benzina dell'epoca. Se alzate gli occhi poi, potrete osservare i vecchi articoli di giornali riguardanti non solo la competizione ma pure i fatti storici più importanti accaduti in quegli anni. Mi ha lasciato senza parole leggere la prima pagina del Giornale di Brescia di martedì 7 agosto 1945 che riporta il drammatico titolo: La prima bomba atomica è caduta sul Giappone; sottotitolo: la sua potenza è pari a quella di 20 mila tonnellate di tritolo e distrugge ogni cosa nel raggio di tre chilometri. Terrificante.

Nella sede museale trova posto anche una piccola, se pur molto interessante, esposizione di modellini in scala di invenzioni meccaniche come per esempio quello del primo aereo a elica con motore dei fratelli Wright, il sistema biella-manovella, il Carro a vapore di Cugnot e la simpatica evoluzione della bicicletta a partire dal celeripede del 1816 fino all'antenata della tanto amata bicicletta moderna.

Per informazioni su costi, orari e molto altro consultate il sito internet: http://www.musilbrescia.it/minisiti/simil/web/musei-enti/brescia-hinterland/mille-miglia/index.html

La nostra scoperta di Brescia entra nel vivo dal suo punto più alto, il colle Cidneo, dov'è poggiato il suggestivo Castello la cui storia, come ogni altra fortezza che si rispetti, è lunga e tormentata.

Il primo insediamento risale addirittura al 1200 a.c.ma è nel I secolo d.c. che si vede sorgere un complesso fortificato. Da lì in poi i proprietari del castello rispecchiano le diverse dominazioni di popoli e casate susseguitesi nel nord d'Italia e lasciano un'impronta indelebile nel magnifico complesso odierno. Con i Visconti per esempio si costruiscono il ponte levatoio, il mastio e la torre dei prigionieri mentre sotto il dominio veneziano sono realizzati i possenti bastioni, le mura di cinta, il grande e piccolo miglio e il portone d'ingresso in pietra calcarea nella cui struttura sovrastante è inciso il leone di San Marco. Dopo il governo della Serenissima la fortezza perde il suo ruolo bellico e nel 1800 diviene prigione e caserma per le truppe austriache fino a quando, nel 1861, non viene proclamato il regno d'italia. Anche qui purtroppo si consumano gli orrori della seconda guerra mondiale con torture e fucilazioni ma oggi, per fortuna, conosciamo il castello come il grande polmone verde di Brescia in cui è possibile passeggiare, rilassarsi o fare footing.

Oltrepassato il bianco arco d'entrata in roccia calcarea decorato con lesene bugnate (ovvero con pietre sporgenti dal piano della facciata) giriamo a destra e, nei giardini del Bastione San Marco, veniamo accolti da due belle statue di leoni simboli di Venezia. Poi c'incamminiamo lungo lo scenografico giro delle torri che segue la cinta muraria esterna, da cui si osservano suggestivi scorci sui tetti della città, i rilievi e verso le dolci vallate bresciane. Salendo il ripido selciato a fianco del Piccolo Miglio e Grande Miglio, un tempo utilizzati come magazzini del grano e adesso divenuti sedi del museo del Risorgimento, giungiamo al ponte levatoio fiancheggiato dalla possente struttura tronco conica della Torre dei Prigionieri. Da qui si entra nel cuore del castello al cospetto del Mastio Visconteo, ospitante il museo delle armi, e della slanciata Torre Mirabella risalente al XIII secolo e alta ben 22 metri. Quest'ultima un tempo era un campanile infatti, all'ombra della sua sagoma cilindrica, le fondamenta di una chiesa romanica si nascondono sotto un'ampia superficie prativa; un altro terrazzo panoramico dal quale sbirciare lo scenario circostante

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