Cronisti per caso: Visita alla favela

Con il reportage di Max dalla più grande favela di Rio de Janeiro continua l'iniziativa <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=255'>Cronisti per Caso</a>, lo spazio dedicato alle vostre cronache dal mondo. Se avete assistito in viaggio a un evento speciale, se volete raccontare luoghi ...

Bouguinho si accende uno spinello di Maconha, dopo un minuto dalle scale sale uno che conosce, parlano e ridono, la cicca passa di bocca in bocca, l'amico fa un tiro e la passa a me. No, lui non fuma, fa la mia guida, lui è il mio padrone italiano. L'altro mi guarda sorpreso. Pensavo fosse brasiliano, dice. E' un complimento, per le poche battute in portoghese che ci siamo scambiati. Beh, non sono vestito da turista, questo lo sapevo da me, non mi avrebbero permesso di avventurarmi così dentro. Passa un abitante seguito da una ragazza dall'età imprecisabile. Loro ridono e mi raccontano una storia di numeri. Ha il solito senso, qualsiasi cosa significhino i numeri. Ci salutiamo e ritorniamo sulla strada, per un altro percorso. Devo stare attento a dove metto i piedi, è come una foresta dentro la città. Come nella foresta amazzonica devo guardare per terra a evitare che mi giri la testa con tutte quelle cose strane, troppo vicine, angoli e pareti che si sporgono come liane rampicanti, e mettere lo sguardo fuori fuoco. Mi aiuta a non guardare le persone negli occhi, forse è un bene.

Potevo restare nella via principale, a fumare la maconha, dice Bouguinho, però se arrivava la polizia a fare una retata, io so come svignarmela, ma tu non so. Quindi è stato meglio andare in quel luogo, era più nascosto. Grazie della cortesia.

Visita alla Favela - Parte B

È l'imbrunire. Il sabato sera è sabato sera dovunque, quindi anche nella Favela Rocinha si organizzano divertimenti. Ci sarebbe una festa, in cima. E' il compleanno del Dono, il padrone della Favela, il capo dei trafficanti. Sulla Rua Appia saliamo a cavallo di due mototaxi e ci inerpichiamo in alto, sempre più in alto. Tornanti stretti come una molla si stringono attorno ai forati a vista, alle ciabatte e ai piedi scalzi di questa umanità priva di autoironia e autocompiacimento. Le storie del mio confidente Bouguinho sulle leggi che regolano la favela mi riportano alle crudeltà medioevali, ma intorno si respira una certa forma di ordine condiviso, l'accettazione di una condizione che sopravvive al gradino sociale più basilare. Non si ruba all'interno della favela, non si fa del male all'interno della favela. Uno sgarro, se il Dono lo permette, è punito in modo esemplare. Gli amici di un amico sono stati uccisi a colpi di pistola perché sospettati di aver rubato biancheria stesa ad asciugare. Qualcuno col vizio pesante ha rubato denaro all'interno di una casa e gli hanno tagliato gli arti con la sega elettrica, sul tavolo da ping pong improvvisato in strada, davanti agli occhi dei bambini. Una lezione che vale più della licenza media, all'interno della favela. Mi guardo intorno e i servizi ci sono tutti, supermercati e agenzie bancarie comprese. Manca qualsiasi riferimento alla moda, quindi manca il sovrappiù. Ma vedo un centro internet e una pizzeria. Arriviamo in cima, smonto da quel cammello che puzza di benzina e pago un real. Ci sediamo in un bar sul marciapiede, ed aspettiamo che la serata si animi.

Dopo un poco le sedie sul nostro tavolino di strada si sono moltiplicate, come le bottiglie sul tavolo. Ogni tanto arriva qualcuno ed è un altro giro di strette di mano e di birre. Passano il biondino magro di colore, maglietta bisunta e un buco di pallottola sulla guancia da quindicenne, però tutti ci parlano insieme. Arriva il ragazzone dai capelli rossi, suo fratello è morto la settimana scorsa. Le due ragazze della biglietteria della festa sono uscite a fare una pausa, si guardano intorno sapendo cosa prendere e cosa lasciare, immancabile sigaretta tra le dita. La cosa più strana di questa gente sono gli sguardi. Hanno tutti centinaia di anni. Come se non dormissero mai. Si fanno supposizioni sull'arrivo del capo, se andare già alla festa, entrata dieci real, le ragazze solo quattro. "Però poi il Dono offre da bere a tutti." Eh, già è la sua festa, il compleanno del Capo. Poi una donna più posata, lo sguardo che conta. E' una che prepara le dosi, mi spiega Bouguinho. Avevo già capito

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