Foz do Iguaçu: non solo cascate, però anche

Parto da sola, via Parigi, mentre il gruppetto di don Massimo passa per Madrid. Il ritrovo dovrebbe essere a S. Paolo, ma la compagnia aerea con cui viaggio ha imbarcato i miei bagagli direttamente per Iguaçu, invece vengono scaricati a ...

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  • di Valev
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Ha le gambe atrofizzate e non si regge in piedi, però si sposta in orizzontale, facendo leva sulle braccia. Dopo un pò mi accorgo che gli piace la musica e gli compro una chitarra che produce vari motivetti. Allora esce dall’autismo e se la mette vicino all’orecchio ascoltando senza fine. Un’altra cosa che lo diverte molto è graffiarmi la faccia e tirarmi i capelli. “Ohi, ohi”, faccio io e lui ride senza ritegno. “Questa scema”, penserà. Piove molto e spesso, in certi momenti diluvia ma riusciamo ugualmente a fare qualche gita. La prima è in Paraguay, a Ciudad del Este, subito dopo il confine. Vi sconsiglio vivamente di andare. Sembra un enorme centro commerciale povero e sgarrupato. Poichè il cambio è molto favorevole, intere famiglie brasiliane e argentine si precipitano a comprare di tutto. Li vedi faticare lungo il ponte sul Paranà, trascinando e spingendo frigoriferi, lavatrici, borsoni pieni di cianfrusaglie. Spesso abbiamo a pranzo o a cena qualcuno e cerchiamo di riprodurre, con quello che troviamo, piatti della cucina italiana: la pasta soprattutto è molto apprezzata. Compro anche un preparato per couscous (a Foz c’è una grossa comunità mussulmana) e mi ritrovo...Una polenta, da condire con ceci e melanzane. Beh, è piaciuta.

Viene J. Che è uscito da Nosso Lar per limiti di età. Ha diciannove anni, una bella intelligenza, una storia assurda alle spalle e una brava ragazza che lo tiene “in regola”.

Viene padre G., prete di favela, italiano, legato alla grande speranza di riscatto degli anni ’70, ora forse deluso. Ma vivace e combattivo. Viene padre V.; rilassato sul divano, occhi verdi, con un italiano un pò legnoso ci parla del sindaco di Itaipù, la città della grande diga, che è stato ucciso perchè tentava di eliminare la corruzione. Ci racconta di un grosso paese dell’interno fondato qualche decennio fa col fantastico nome di Messales, e immaginiamo una sorta di Macondo cattolico.

Un pomeriggio andiamo a Madre Terra. E’ una immensa fattoria che dà lavoro ai ragazzi più grandi usciti da Nosso Lar. Grandi coltivazioni di manioca e canna da zucchero, vecchie ville coloniali, laghi, canneti e cavalli. E’ finanziata dalla Fondazione Ore 11, che porta avanti ottime iniziative in Brasile (magari guardate il sito). Ad accompagnarci è Neldo, un tipo buono e magro, di incredibile gentilezza, antenati tedeschi. Conduce i più temerari, fra cui la sottoscritta, che ansima e suda, alla riva dell’Iguaçu. Si cammina in un sentiero dentro la foresta, molto umido e pieno di zanzare, farfalle e moscerini...Stupendo. A metà c’è una capanna fatta con assi di legno sconnessi, chiusa da un surreale lucchetto. Ci abita una famiglia di pescatori che ora è andata in città. Al di là del fiume c’è l’Argentina, rappresentata da una villa decadente che si intravede in mezzo agli alberi.

Al ritorno, ci fermiamo al lago. Neldo butta un pò di pastura e si sente immediatamente un fragore di fauci. Con una canna ed un amo improvvisati, subito tira fuori dei pesci gialli e tondi. Enormi lune che subito ributtiamo.

E’ piovuto per diversi giorni, ma il sabato, quando andiamo a vedere le cascate di Iguaçu, c’è un’aria limpida e un sole caldo. I punti di osservazione sono due: uno in Brasile e l’altro in Argentina, perchè il confine le attraversa. Sempre guidati dal simpatico Marcelo, passiamo la frontiera e arriviamo al grande parco che le circonda, ben tenuto, senza le abominevoli costruzioni che fanno da sfondo alle cascate del Niagara. C’è un brutto Sheraton, ma anche un vecchio albergo in disuso e mezzo coperto di rampicanti. Molto meglio

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