Balkans Express

Un viaggio itinerante nei Balcani Occidentali tra Bosnia Erzegovina e Croazia

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  • di Kia81
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 12
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Il mio Balkans Express è ufficialmente partito il 2 agosto, ma come ogni mio viaggio si potrebbe dire che sia iniziato 8 mesi prima...

Era da anni che volevo tornare in Bosnia Erzegovina, 20 anni fa esatti ci andai ancora bambina con i miei genitori, visitammo in realtà solo Mostar, ma mi era rimasta nel cuore e volevo anche conoscere con i miei piedi e occhi la Gerusalemme d'Europa, ovvero Sarajevo, che come tutte le città in bilico tra oriente e occidente mi attirano moltissimo.

Da anni con mio marito dicevamo “Prima o poi ci andiamo col Bekcic a Sarajevo, così ci fa da Cicerone”, ma poi non si era mai fatto nulla.

Quest'anno leggo un po' di libri (tra cui “Maschere per un massacro” di Paolo Rumiz, “Il giorno di Bajram”di Francesca Caminoli e “Venuto al Mondo” della Mazzantini) che riaccendono in me la voglia di partire per i Balcani in un viaggio un po' on the road (in Bosnia Erzegovina) e un po' stanziale, ma non troppo (in Croazia)...mi documento, scrivo all'Ente del Turismo bosniaco, rivedo il documentario “ Jugoslavia – Morte di una nazione”, vado alla Bit in cerca di informazioni, ma più che altro rimane sempre quella scintilla, i miei ricordi di bambina e la musica...e sempre Quelle Due Canzoni in testa a farmi venire i brividi.

Due settimane prima di partire andiamo a trovare Aleksandar (Il Bekcic, come lo chiamo io) e la sua famiglia così ci spiega un po' della sua città che ha lasciato dopo l'ultima triste guerra. Ci mostra la cartina della città durante l'assedio, con disegnati i carri armati e le linee di divisione per capire com'era circondata Sarajevo e dove si trovavano le zone in mano ai Serbi e quali no.

Si avvicina il piccolo Nikola, 6 anni e con candore giocoso esclama “Uuuh, quante macchine da guerra...per me han vinto questi” e indica una delle parti in mano ai Serbi. Suo papà gli risponde “beh, no, non han vinto loro”. Allora Nikola indica un punto a caso nel centro di Sarajevo e dice “allora hanno vinto questi” e suo papà “uhm, no, nemmeno loro”. La piccola Sara, 4 anni, allora giustamente esclama “Ma allora questa guerra non l'ha vinta nessuno!” e suo papà “eh, in un certo senso no, non l'ha vinta nessuno”. A volte i bambini con una frase di poche parole sanno riassumere una realtà ben più complicata.

Con gli ultimi consigli del Bekcic, la guida della Lonely sui Balcani e tanta voglia di partire da non starci dentro, il 2 agosto si parte, per ora siamo io, Ste, Sugar, Silvia, Robiola e Chegue poi durante il cammino si aggiungeranno gli altri.

Il sole picchia in questa prima domenica d'agosto, il termometro della macchina segna 37 gradi per quasi tutto il tragitto, dobbiamo arrivare entro sera al villaggio di Jelov Klanac, a circa 20 km dal parco nazionale di Plitvice, quasi al confine con la Bosnia, punto strategico per una sosta, visitare i laghi e poi proseguire per il nostro viaggio balcanico...

Non c'è traffico e il lettore cd ci fa compagnia con i Clash, i Ramones, i Dire Straits, i CCCP, i CSI e come sempre appena arrivo in Slovenia voglio sentire “Annarella” come la prima volta che l'ascoltai attraversando una strada statale in mezzo a collinette verde e case di montagna che sembrava di essere in Tirolo. Ma quando arrivo in Croazia voglio sentire Bregovic, come ogni volta che torno.

Oramai siamo quasi a Rakovica, guardo la cartina e per poco non manchiamo la stradina sulla destra, quella che indica Jelov Klanac. Campi arati, piccole case umili,ma tutte ordinate, con i fiori alle finestre e sui balconi e in fondo boschi e boschi. Qui d'inverno fa molto molto freddo, anche se siamo sui 600 metri di altitudine e non si può dire che sia montagna, nevica spessissimo e la temperatura è spesso sotto lo Zero. Ma in questo agosto torrido il termometro segna anche qui 37°C e nei campi l'erba è giallina, secca. Da lontano vediamo due chalet in legno d'abete proprio come quelli in cui dormiremo noi per le prossime due notti. Arriviamo in uno spiazzo con una piccola cabina in legno che funge da Reception sia per il maneggio che per i due chalet. Una signora ci accompagna al nostro, siamo al primo piano tutto mansardato dello chalet più “lontano”, quello più lontano dalla stradina asfaltata. Intorno a noi solo i boschi. Magnifico. La casa dentro è ancora più bella, tutta arredata con mobili in legno e dettagli sui toni dell'arancione. Una piccola stufa in ghisa si trova nel centro della sala, chissà che bell'atmosfera anche d'inverno, con il fuoco acceso e la neve fuori

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