Dardanelli, la storia sta… stretta

Un viaggio nella storia... da Istanbul a Troia

 

Sono lo stretto che mette in comunicazione il Mar Egeo con il Mar di Marmara che, a sua volta, attraverso il Bosforo, comunica col Mar Nero. Questo significa che i Dardanelli sono uno degli stretti geograficamente più importanti della storia: Istanbul, che si trova sul Bosforo (quindi nell'ultima parte di questo “taglio” fra due continenti, Europa e Asia) è una città-ponte, appunto, fra due mondi. E se Istanbul sta alla fine di questo percorso, Troia stava viceversa all'inizio. Perché Troia – non dimentichiamolo – era fondamentalmente un porto e faceva pagare il dazio e l'ormeggio alle navi di passaggio. Per capire fino in fondo tutto questo ho dovuto... vedere di persona. Ho visto bene come la pianura che sta di fronte all'altura su cui sorgeva Troia fosse, al tempo dei Pelasgi – i veri fondatori di Troia – un mare. E al tempo della Guerra di Troia fosse una specie di palude. Andando più indietro nella storia, si parla di questo come il luogo in cui dovrebbe essere avvenuta una grande catastrofe. Infatti, una volta, dove ora c'è il Mar di Marmara (alcuni dicono addirittura dove c'è ora l'intero Mar Nero), c'era una grande e fertile pianura, nella quale ha fatto irruzione il mare, rompendo una striscia di terra. E la pianura si è riempita d'acqua, distruggendo tutto: che sia questo il ricordo “storico” del diluvio biblico? E non sarà che la stessa cosa, in scala ancora più grande, è successa in tutto il Mediterraneo? In pratica: è arrivata un'onda dall'Atlantico che – attraverso le Colonne d'Ercole, cioè Gibilterra – ha riempito l'intero Mediterraneo fino, appunto, ai Dardanelli? Comunque, per i Dardanelli bisogna passare, se si arriva via mare a Istanbul-Costantinopoli. A questo proposito, mi ha colpito la bellissima descrizione di uno scrittore-poeta come De Amicis (più famoso come autore del libro Cuore che come grandissimo viaggiatore), che vede finalmente il profilo di Santa Sofia, dopo aver navigato lungo tutto lo stretto, dopo 10 giorni in Mediterraneo e, soprattutto, dopo avere agognato per anni questo viaggio. Nella riedizione del suo libro Costantinopoli (che Orhan Pamuk, il grande autore turco, ha definito “il miglior libro mai scritto su questa città”), Umberto Eco ha scritto la prefazione, parlando di “rapimento dell'arrivo”, dovuto al grande desiderio di conoscere questi luoghi. E, infatti, De Amicis scrive: «Bisogna aver covato quel desiderio per dieci anni, aver passato molte sere d’inverno guardando melanconicamente la carta d’Oriente, essersi rinfocolata l’immaginazione colla lettura di cento volumi, aver girato mezza l’Europa soltanto per consolarsi di non poter vedere quell’altra mezza, essere stati inchiodati un anno a tavolino con quell’unico scopo, aver fatto mille piccoli sacrifizi, e conti su conti, e castelli su castelli, e allora si capisce che cosa voglion dire quelle parole: domani all’alba vedremo i primi minareti di Stambul». Io, invece, per la cronaca, ho navigato lo stretto al contrario, cioè ho preso un traghetto da un porto successivo a Istanbul, per arrivare fino alla fine dei Dardanelli. Ma a proposito di scrittori, Byron, ammaliato dall’imponenza della visione di Istanbul dal mare, scrive: «Ho visto le rovine di Atene, di Efeso e Delfi: ho attraversato gran parte della Turchia e molte altre parti d’Europa, e alcune dell’Asia; ma non ho mai visto un lavoro di natura e di arte che produce un’impressione simile alla visione della prospettiva che va dalle Sette Torri al Corno D’oro». Insomma, se i grandi viaggiatori e talenti letterari del passato hanno celebrato in questo modo i Dardanelli e Istanbul, varrà pur la pena che ci facciamo un salto anche noi semplici turistipercaso...? Syusy

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