Piazza Maggiore, cuore iniziatico di Bologna!

Nel XVI secolo viene alla luce l'impianto architettonico più armonico di Bologna: la Piazza

Nel XVI secolo viene alla luce l'impianto architettonico più armonico di Bologna: la Piazza. Coi suoi palazzi, la sua chiesa e la sua fontana diventa il nucleo di una storia senza fine, il cuore pulsante di un'intera città.

La fontana del Nettuno

Il riassunto artistico di un vissuto storico si condensa in ogni sua pietra, in ogni suo angolo e permette di intraprendere un ipotetico volo, toccando i punti di maggiore interesse, a partire dalla splendida fontana del Nettuno. Il decollo avviene di fronte all'imponente Gigante, il dio marino Nettuno, disegnato dal palermitano Tommaso Laureti e realizzato da Giambologna di Douai nella seconda metà del XVI secolo. Su questo grande scoglio marino, in un tripudio di sirene, putti e rivoli d'acqua, si erge maestoso l'italico dio delle acque: Nettuno. All'inizio fu una deità ctonia terrestre, che estendeva il suo dominio sulle sorgenti, sui laghi, sui fiumi; ebbe scarsa importanza nell'Olimpo romano, dove la sua immagine era identificata nel dio dei cavalli e delle corse. Solamente nel momento in cui la sua figura fu sovrapposta a quella del dio greco Poseidone, acquistò rilevanza ed entrò in connessione con le grandi distese d'acqua e gli abissi. Le numerose mogli, che gli furono attribuite, a partire dalla dea marina Salacia, diventarono la rappresentazione di quello stuolo di divinità femminili collegate al culto lunare, che imperava nel bacino mediterraneo. Questo trasforma il monumento nel simbolo cittadino di una realtà interiore e nascosta, che la città cela dietro una facciata di simpatia e giovialità.

L'impianto della fonte è di forma quadrata alla base, a rappresentazione geometrica del numero quattro, numero della stabilità che traduce il collegamento con la materialità durevole, sottolineato maggiormente dal sovrastante scoglio, simbolo della terra che sostiene la verità e la perfezione. Le sirene alla base dello scoglio sono le nutrici di una nuova speranza: dalle loro mammelle sgorga acqua come fosse il latte paradisiaco, nutrimento necessario all'evoluzione spirituale; ma esse sostengono pure le illusioni terrene, i piaceri del mondo, che attentano all'animo dell'uomo, contrastandone l'ascesa. Interviene allora l'intermediazione dei putti, che diventano un filtro tra il dio e l'uomo, il cielo e la terra. Nell'immagine del bambino si legge tutta la purezza, espressa in termini di potenzialità da coltivare, come un fiore in boccio che attende un raggio di sole per aprirsi. Insieme ai putti troviamo dei delfini, sovrani tra tutti i pesci, salvatori e guida delle anime nell'oltretomba, segnali di rinascita. Per i Romani i delfini configuravano il viaggio attraverso il mare dell'illusione che porta alla morte, fino all'Isola dove regna l'eterna beatitudine. Ed ecco Nettuno, il Gigante, che ...in men che non si dica, placa il mar grosso e pone in fuga le raccolte nubi e fa risplendere il sole (Eneide). Nel bagliore del sole riluce il suo attributo, il tridente, immagine di fecondità e rinascita, che attraverso le sue tre punte, passato, presente e futuro, permette di risalire i gradini dei tre mondi: il piano materiale, la parte spirituale e l'integrazione dei due precedenti col mondo superiore.

Oltre al significato simbolico dell'opera è interessante notare il ruolo, che la fontana ebbe nella politica antiereticale a Bologna. La città è sempre stata un importante centro culturale, che accoglieva le idee dall'esterno, per rielaborarle all'interno del celebre Studio universitario. Per questo motivo, nella prima metà del Cinquecento, Bologna era ricca d'idee ereticali riformate, provenienti dal Nord Europa

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