Bolivia (semiserio)

Venti giorni per lavoro e vacanza sulle Ande Boliviane

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  • di smarcell
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Resoconto di tre settimane in Bolivia, in parte per lavoro e in parte in vacanza. Non e’ propriamente una guida di informazioni pratiche, di quelle che si cercano prima di un viaggio, ma piuttosto una raccolta di impressioni e di scene di vita quotidiana. Mi sono pero’ divertito a scriverlo, e spero che qualcuno si diverta a leggerlo.

Aeroporto di Miami. Ho 8 ore (otto !) di attesa per il volo American Airlines Miami-La Paz, da passare in una stanza dove non c’e’ niente se non sedie, e un’ aria condizionata che da sola rinfrescherebbe mezzo Sahara. Inganno il tempo osservando la varieta’ del genere umano. Una signora che fa esercizi di ginnastica usando due bottiglie di plastica come pesi, due coppie che sarebbero la disperazione di qualunque dietologo, e un tipo che somiglia a Reagan, con il cappellino da baseball che probabilmente non toglie dalla nascita. Un ragazzotto si siede di fronte a me. E’ il tipico nerd, e ha un enorme sombrero sulla schiena e la chitarra a tracolla. Mi attacca discorso. Dice che va in Messico, e che vuole confondersi con i locali. Ride soddisfatto della battuta: poverino, probabilmente lo rapineranno gia’ sulla scaletta dell’aereo. Dopo un po’ l’aria condizionata diventa insopportabile, e stiamo tutti con i maglioni addosso, anche se fuori e’ luglio (a parte le due coppie che hanno la copertura di grasso adatta ai climi artici). Negli USA l’aria condizionata invece che a stare meglio serve a stare peggio. E io che mi preoccupo di spegnere la lucina rossa della tv per risparmiare energia !

Arrivo a La Paz che sta albeggiando. Il cielo e’ rosso, e si vedono le sagome delle montagne, mentre in basso e’ ancora tutto nero. L’aeroporto e’ a 4000 metri sull’altopiano, e ha una pista piu’ lunga del normale perche’ con l’aria meno densa dell’alta quota i jet hanno bisogno di piu’ spazio per frenare. Recupero i bagagli e prendo un taxi. Ci sarebbe la tariffa fissa, scritta bella in grande, ma il tipo dice che no, non e’ valida, e insomma non capisco una mazza di quello che mi dice alle 6 di mattina dopo che non dormo da 24 ore, e accetto lo stesso di pagare qualche dollaro in piu’. La strada dall’aeroporto all’improvviso precipita verso il basso, perche’ l’altopiano (che, lo dice la parola, e’ un piano in alto) si apre in una specie di strapiombo sul quale hanno costruito case ovunque: La Paz. Case a perdita d’occhio in ogni angolo del canyon, con l’Illimani sullo sfondo, una cima di 6400 metri, la terza della Bolivia per altezza: una vista che a quest’ora e con questa stanchezza addosso e’ una botta di adrenalina meglio del caffe’. Arrivo all’ Hostal Republica, un albergo da backpackers che mi ero prenotato dall’Italia per e-mail, nonostante potrei farmi rimborsare dal contribuente un albergo di lusso ben maggiore. E pensare che Brunetta all’epoca era ancora soltanto un anonimo nanetto ! La stanza alle 6 e mezzo di mattina ovviamente non e’ pronta, perche’ dentro c’e’ ancora un altro che dorme. Mi invitano a fare colazione e mangio con ingordigia tutto quello che mi propongono.

Vado a fare un giro in attesa che il tipo si svegli e liberi cortesemente quella che sara’ la mia stanza per un paio di settimane. Dopo circa 26 ore di viaggio, catapultato dal livello del mare a quasi 4000 metri, senza avere praticamente dormito, e con addosso 6 ore di jet lag, un giro sulle strade ripidissime di La Paz non e’ propriamente una pratica consigliata. Raggiungo la sede di Tonito Tours, presso la quale, via e-mail, avevo prenotato il mio giro-vacanza in fuoristrada nella parte sud-ovest dell’altopiano, per la fine del mio periodo in Bolivia. Devo dargli i 100 dollari (un prezzo ridicolo per 4 giorni tutto compreso) e soprattutto fargli vedere che esisto realmente. Il tipo e’ un ragazzone americano cresciuto a cheeseburgher e burro di arachidi, che si e’ sposato una boliviana e ha aperto una agenzia di viaggio. Simpatico. Dice sempre “you know, man” ogni tre parole, e anche molti “fuck”. “Hey, you know man, you made a fucking long trip, man, but I tell you, now you’re in a fucking great place, you know man !”. Annuisco sorridendo, evitando di condire la mia risposta con qualche “fuck” che non vorrei finisse fuori posto, e venisse male interpretato

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Commenti
  1. FrancyFrancy
    , 6/4/2015 18:49
    Complimenti davvero, un bellissimo racconto, grazie!
  2. jettero
    , 30/8/2012 01:04
    Ammazza! ma quante pagine hai scritto? Dettagliato, eh? Comunque complimenti per il racconto, che ho letto però fino alla visita di Pumapunku o Tiwanaku, poi mi sono rotto er... Comunque se un giorno molli la ricerca scentifica, buttati nei romanzi.
  3. Simo (Fonbec Italia)
    , 28/7/2011 14:16
    Grazie, il tuo racconto è divertentissimo! Io sono di Torino e sto sostenendo un'Associazione gestita da un mio amico boliviano, che si occupa di trovare persone che vogliano offrire borse di studio a bambini e ragazzi di La Paz e Santa Cruz (10 € o 20 € /mese). Vorrei farla conoscere anche in Italia, è importante! Il sito, per ora solo in spagnolo, è www.fonbec.org .Ti interessa aiutarmi in qualche modo? Grazie!!!


    Simonetta (fonbec.italia@gmail.com)
  4. Gene
    , 8/5/2011 22:45
    Grazie mi sono ammazzato dalle risate spero che fai un altro viaggio cosi bello che puoi raccontare con il tuo umorismo ciao
  5. Robin
    , 8/4/2011 23:10
    Ancora complimenti!! ho riso ancora di più del raconto sulla tua scalata al Monte Bianco!! Per il resto in questa tua frase "Il paesaggio dal bus e’ il mio ideale di paesaggio. Deserto, tutto piatto, neanche un albero, neanche una casa, niente, e poi di colpo, prima dell’orizzonte, i ghiacciai delle Ande, sfavillanti sotto il cielo terso" hai espresso esattamente quello che ho provato in Patagonia!!! Quanto mi piacerebbe vedere il deserto di sale in Bolivia!
  6. davovad
    , 18/1/2011 22:53
    Complimenti per lo stile, mi sono fatto un sacco di risate.
    Vorrei però segnalare tre frasi:

    "Yungas, il posto dove si coltiva praticamente tutta la coca che invade il mondo con il vezzoso diminutivo di cocaina". Questa affermazione è completamente inesatta.


    "Se un occidentale vi dice che il mate de coca e’ buono non credetegli: di sicuro lo dice per darsi un tono, perche’ non si puo’ dire che il “mitico” mate de coca fa cagare !" Sarà, ma a me piace.

    "Laguna Heidonda". Si chiama Laguna Hedionda, che vuol dire puzzolente.

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