Bhutan il regno del Drago in moutainbike

Eccoci ancora pronti a partire con i nostri “bagagli” (http://digilander.libero.it/markska2000 ) : i soliti due zainetti-bagaglio a mano. Questa volta abbiamo in più due biciclette da portare in viaggio con noi, montate e impachettate per farle rientrare nelle dimensioni richieste ...

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  • di Marco Scattolon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
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Eccoci ancora pronti a partire con i nostri “bagagli” (http://digilander.Libero.It/markska2000 ) : i soliti due zainetti-bagaglio a mano. Questa volta abbiamo in più due biciclette da portare in viaggio con noi, montate e impachettate per farle rientrare nelle dimensioni richieste dal bagaglio ordinario. In Bhutan non esistono mountain-bike. Per organizzare il nostro viaggio ci sono voluti mesi di preparativi e di allenamento. Abbiamo dovuto pensare a tutto quello che poteva servirci nel tragitto, considerando che avremmo avuto poco aiuto nel caso di imprevisti. Altra grande difficoltà è stato convincere i bhutanesi a lasciare a noi l’organizzazione dell’itinerario, completamente fuori da ogni loro schema. Il nostro progetto è quello di viaggiare in bicicletta, dormire in abitazioni locali e stare a contatto con la gente del posto. Tutte cose difficili da capire per un bhutanese; i 4000 turisti annui che visitano il Bhutan sono per lo più ricchi, anziani e si spostano in comitive soggiornando in hotel di lusso.

22/02. Siamo partiti da Venezia alle 6:45 e via Zurigo arriviamo a Delhi il 23 alle 00:10.

Avevamo letto sulla guida Lonely Planet che : “l’arrivo a Delhi è un vero e proprio assalto ai cinque sensi, che intimidisce tutti quelli che giungono in questa città…..” Siamo dunque preparati al peggio. Prima di buttarci nella mischia controlliamo che tutto sia al suo posto: carte di credito, passaporti e contanti opportunamente nascosti e divisi tra tasche sotto la camicia e marsupio. Afferriamo gli zaini e le scatole con le biciclette e “coraggiosamente” usciamo, pronti a dribblare tra la folla per evitare il temuto attacco…. Invece, sarà perché siamo fortunati o che siamo abituati a viaggiare in Asia, l’aeroporto della capitale ci sembra come tanti altri, anzi, con meno procacciatori d’affari del solito. Dopo poco più di 10 minuti siamo fuori dall’aeroporto, dopo aver recuperato le nostre bici ed aver spiegato ai doganieri perplessi qual è il nostro progetto. Ci è venuto a prendere un tassista che ci ha portato all’ hotel Namaskar (Namaskarhotel@yahoo.Com). Il traffico per la città è ancora molto intenso, nonostante sia oramai mezzanotte passata e con le bici legate in qualche modo nel bagagliaio posteriore del taxi, arriviamo in hotel verso le due. La stanza che scegliamo è ovviamente la “suite de luxe”, per 400Rs (8 Euro): almeno questa ha delle finestre, un bagno con un microlavandino impraticabile e acqua calda a secchi. Dalla strada arrivano per tutta la notte i soliti latrati dei cani randagi e rumori di ogni genere. 23/02. Sveglia alle 8:00. Il proprietario dell’ hotel appena ci vede tenta , come previsto, di proporci il tour del Rajasthan, 15 giorni tutto compreso oppure un tour in cammello nel deserto e ci fa vedere album di foto con turisti dall’aria soddisfatta. Non serve a nulla dirgli che vogliamo andare in Sikkim e che abbiamo già i voli prenotati. Ci vuole almeno mezzora per scrollarselo di dosso , anche se sappiamo che al nostro rientro ricomincerà a proporci altri itinerari. Finalmente fuori in strada! Siamo nel centro di Delhi, nel quartiere di Paharganj. E’ presto, i negozi sono ancora chiusi e regna una calma apparente, lungo la strada solo mucche sacre. E’ domenica e preferiamo visitare i monumenti della città, perciò contrattiamo per salire su un autorisciò che ci porta alla moschea di Jama Masjid. Questa moschea è la più grande di Delhi e la più importante della zona, qua i mussulmani pregano il venerdì riempiendo il grande cortile dell’edificio

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