Weekend a Belgrado

Fine settimana in una città che da due secoli è protagonista nel bene e nel male della storia regionale ed europea

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  • di mapko64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

“Ci sono due modi per conoscere le cose” – dico sempre al mio bambino di quattro anni – “uno è leggerle sui libri, l’altro andarle a vedere”. Già ai tempi della scuola, la Serbia ricorreva su tutti i testi di storia ed ora i miei viaggi attraverso i territori della ex Jugoslavia approdano finalmente a Belgrado. Da due secoli protagonista nel bene e nel male della storia del paese, la città non può certo definirsi bella, ma sicuramente la sua visita è piena di motivi d’interesse.

Dall’alto della Fortezza, che sorge sulla collina alla confluenza della Sava nel Danubio, il panorama è affascinante: non capita spesso di avere in un’unica visione i palazzi di una città e il verde di una regione disabitata. La larghezza del Danubio, infatti, ha protetto dall’urbanizzazione le isole e la sponda settentrionale. L’elemento paesaggistico trova poi il suo momento più suggestivo nella gita in barca sui due fiumi, durante la quale la natura e l’opera dell’uomo si incontrano in un felice connubio. In città, invece, ai palazzi ottocenteschi del primo stato serbo moderno, si alternano tristi costruzioni dell’epoca comunista; qualche edificio sventrato ricorda i bombardamenti operati dalla NATO nel 1999.

La storia è sempre presente in città. La visita alla tomba di Tito, ormai “negletta”, riporta alla mente un’epoca storica non lontana dai nostri giorni e stimola riflessioni sugli avvenimenti successivi alla morte del leader. I ricordi del periodo monarchico trovano invece la loro sintesi nel Complesso Reale, oggi aperto al pubblico, nel quale si viene accolti dal “re” e dalla “regina” in persona.

A Belgrado sono alloggiato in pieno centro, nella simpatica guesthouse “Villa For Ever”. La mia visita inizia da Piazza delle Repubblica, ombelico della città. Davanti alla facciata del Museo Nazionale, nascosta dalle impalcature, il principe Mihailo Obrenovic a cavallo alza un braccio verso sud per indicare le terre ancora da liberare dai turchi. Salito al trono nel 1860, fu assassinato durante una passeggiata nel parco Kosutnjak nel 1868; ancora oggi è considerato il governatore più illuminato della Serbia moderna. Di fianco il Teatro Nazionale è un bell’edificio rifatto nel Novecento. La piazza ha una forma irregolare, con un lato trafficato e uno pedonale che si prolunga verso Knez Mihailova, asse pedonale della città vecchia. La Casa della Stampa è un mastodontico edificio nel triste stile dell’architettura socialista degli anni cinquanta.

Knez Mihailova è dedicata alla shopping e al piacere di sedere nei caffè. Nel suo nome ritorna il principe ottocentesco; percorrendola incrocio subito la Fontana del Soldato, ricostruita sul luogo di una vecchia fontana turca distrutta dagli austriaci. La candida struttura esagonale in marmo ha forme ottomane e costituisce un punto di incontro cittadino. Lungo la strada si alternano prestigiosi palazzi ottocenteschi e brutture delle epoche successive. Raggiunto il parco Kalemegdan sotto la Fortezza, piego a sinistra fino alla Cattedrale Ortodossa (1845). La facciata tinteggiata di grigio non è certo bella: solo la guglia barocca si concede qualche decorazione. I due alberi di tasso sono stati piantati nell’Ottocento. La credenza popolare gli attribuisce poteri magici; un cartello spiega che possono vivere fino a quattromila anni. L’interno della chiesa è un unico vasto ambiente coperto da volta a botte. Non sembra di essere in una chiesa ortodossa; anche l’iconostasi ha un aspetto neoclassico con colonne corinzie dai capitelli dorati. La chiesa ospita la tomba di Milos Obrenovic e dei sui figli Mihailo e Milan. Milos fu il fondatore della dinastia: dopo aver partecipato alle fasi finali della Prima Rivolta Serba nel 1813, fu uno dei pochi leader della ribellione a restare in Serbia nonostante il ritorno degli ottomani. Successivamente, fu uno degli istigatori della Seconda Rivolta divenendone il leader assoluto. Nel 1817 le sue capacità diplomatiche riuscirono a garantire una certa autonomia alla Serbia, sempre nell’ambito dell’Impero Ottomano, segnando di fatto la nascita del moderno stato serbo.

Di fianco alla chiesa, l’osteria “?” è uno dei pochi edifici ottomani sopravissuti a Belgrado: ai suoi fianchi, un palazzo ottocentesco con decorazioni rococò e un brutto condominio anni cinquanta riproducono la tipica commistione delle architetture cittadine. La kafana tradizionale deve il suo nome al fatto che il precedente, “Alla Cattedrale”, non piacque alle autorità ecclesiastiche: il provvisorio “?” è diventato poi definitivo. Mi siedo ai suoi tavolini per un dolce e un caffè serbo (cioè turco).

Di fronte alla cattedrale la sede del Patriarcato Serbo Ortodosso ospita un museo, un miscuglio di epoche e oggetti che ripercorre la storia della chiesa serba. Per primo mi colpisce il bastone pastorale di avorio lavorato, con due draghi nell’impugnatura, appartenuto ad Arsenio II (XVIII secolo); seguono mitra e quadri di patriarchi serbi dalle lunghe barbe (XX secolo)

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