Bruxelles e Bruges, tra musei e birre

Due città in aperto contrasto, entrambe ricche di storia e fascino

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  • di olghis
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

In treno torniamo fino alla stazione di Bruxelles Nord, e il contrasto appena usciti rispetto alla cittadina medievale è evidente: siamo in una metropoli multietnica, piena di contraddizioni e a tratti molto degradata. Raggiungiamo a piedi il comodo hotel che avevamo prenotato tramite internet (http://www.maxhotel.be/), e corriamo fuori per goderci le ultime ore di sole sulla Grand Place. Nonostante l’avessi già vista tanti anni fa, lo spettacolo che mi si apre davanti alla fine di Rue des Harengs è mozzafiato: palazzi gotici e barrocchi circondano interamente la piazza, fitti di decorazioni come un pizzo, illuminati da dettagli dorati. Mentre ci guardiamo intorno entusiasti, ci accorgiamo di una manifestazione che sta partendo dal municipio, con banda musicale e cittadini canterini al seguito; proviamo a seguirla e ci porta esattamente davanti al Mannken Pis, il simbolo della città. Capiamo di essere fortunatamente capitati durante una delle cerimonie che prevedono la vestizione del Manneken con un costume particolare; nel nostro caso, il bimbo è stato equipaggiato di un maglioncino bordeaux e pantaloni color crema: la tenuta di un gruppo di golfisti, come scopriamo poi. Continuiamo a passeggiare per il centro e arriviamo fino alla piazza di Sainte Catherine; decidiamo che le 7 e 30 in Belgio non sono un orario sconveniente per cenare e ci accomodiamo nel bistrot “la Villette”, dove ceniamo con gustose portate francese e belghe, sempre innaffiate da abbondante birra: in particolare, abbiamo scoperto la Rochefort 10, una birra trappista dal colore scuro ed estremamente aromatica, ottima per accompagnare i pasti, salvo la controindicazione di una gradazione alcolica notevolissima. Torniamo in hotel a piedi, visto che è ancora presto, e ci addormentiamo mentre proviamo a programmare la giornata successiva….che inizia prestissimo, con una visita ai due principali musei della città: il Musée Magritte e il Musée Royaux des Beaux Arts, entrambi ricchissimi di opere d’arte e ben strutturati. La visita è lunga anche se sempre coinvolegente, e all’uscita abbiam decisamente bisogno di una pausa per rifocillarci: optiamo per un piccolo ristorante vietnamita con cucina a vista, ottimo. Nel pomeriggio ci dedichiamo alla visita più “leggera” del museo del fumetto, e ad alcune Rochefort 10 come aperitivo, poi scopriamo con dispiacere che la domenica sera molti ristoranti sono chiusi; optiamo quindi per una bella creperie bretone, dove riassaporiamo sapori a noi ben noti. Anche questa sera abbiamo cenato ad orari nordeuropei e raggiungiamo quindi tranquillamente l’hotel a piedi con una lunga passeggiata.

L’ultima mattina è dedicata alla visita del quartiere di Sablon, particolarmente ricco e piacevole, con una lunga sosta in una delle più celebri boutique del cioccolato, quella del maitre Pierre Marcolini: un bellissimo negozio arredato tutto in bianco e nero, nel quale vengono vendute le fantasiose praline ripiene nei gusti più diversi, dallo zafferano al the al bergamotto. Ci rechiamo poi nel quartiere “europeo”, dove è piacevole passeggiare alla scoperta degli edifici art nouveau, opera di Horta e di altri architetti; ci concediamo anche un’occhiata all’atomium, uno dei simboli della città, e al tristemente famoso stadio dell’Heysel. Manca poco prima del nostro volo, giusto il tempo di tornare in centro per gustare due birre in uno dei caffè storici della zona della Borsa, il Falstaff, e poi correre verso la Gare du Nord carichi di bagagli; questa volta mi sono fatta del Belgio un’idea più ampia, anche se ancora non completa. Ritorneremo, magari tra altri 10 anni, per vedere magari la bella campagna belga e altre città medievali.

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