Gli occhi azzurri delle Fiandre

Le Fiandre sono una destinazione raccomandata a tutti quelli che vengono presi dalla sindrome di Robinson Crusoe, ed hanno necessità di scappare più lontano possibile da connazionali e conoscenti: ebbene il posto ideale non è l'Isola di Pasqua (dove si ...

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  • di Giulio 2
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Fino a 500 euro

Le Fiandre sono una destinazione raccomandata a tutti quelli che vengono presi dalla sindrome di Robinson Crusoe, ed hanno necessità di scappare più lontano possibile da connazionali e conoscenti: ebbene il posto ideale non è l'Isola di Pasqua (dove si può trovare anche la pizzeria bella napoli) ma proprio le Fiandre, con la garanzia di incontrare, in otto giorni, non più di due italiani, e del tipo meno pericoloso, cioè quello munito della guida verde Touring.

Il fiammingo è un misto fra l'olandese (incomprensibile) ed appunto il dialetto fiammingo (inaudito). Pochi parlano l'inglese, nessuno l'italiano. Il tedesco non lo so io, e dunque siamo in barca.

Le Fiandre occidentali distano da Milano poco più di 1.000 km e dal lago d'Iseo esattamente 1.100, però talmente ben serviti dalle autostrade (via Chiasso - Gottardo - Basilea - Strasburgo... Tracciando il percorso tramite viamichelin che funziona bene). A velocità di codice si arriva in dodici ore, soste comprese. Attenzione a Bruxelles perchè è facile imboccare l'uscita sbagliata dalla tangenziale (io per essere più sicuro ho sbagliato direttamente l'entrata...) seguire l'indicazione Bruges.

Non conviene alloggiare a Bruges, i prezzi sono elevatissimi, personalmente ho alloggiato a mezza pensione presso un agriturismo a cinque chilometri (Hof ter Pierlapont a Loppem), spendendo meno della metà (45 euro a cranio) e trovandomi in mezzo alla campagna con piante d'alto fusto, cucina ottima, tramonti ragguardevoli, e soprattutto tranquillità totale. La sera stormi fittissimi d'uccelli gireranno sopra di voi sino al tramonto, e Vi sorprenderete ad andare cento metri oltre la fattoria per vedere passare i treni (silenziosi) annunciati da un trillo di sveglia.

Bruges è la capitale europea della cultura per il 2002, dunque si è lustrata bene per accogliere i turisti, che infatti non mancano. Si parcheggia in uno dei grandi autosili sotterranei della periferia e si raggiunge il centro a piedi (qualche centinaio di metri) oppure con appositi bus-navetta.

La prima cosa da fare è un tour sul battello lungo i canali, che la fanno assomigliare (ma davvero, non come Amsterdam dove ci si sganascia dalla noia) ad una Venezia in sedicesimo. Tutti i palazzi hanno la facciata sull'acqua, si riesce a sbirciare nelle stanze tramite bovindi meravigliosi. La zona del Beguinage sembra addirittura fuori dal tempo. Fatto questo bisogna trovare un punto d'appoggio, che io ho identificato nella cattedrale O.L. Vrouwekerk (Nostra Signora) che può essere utilizzata come baricentro e luogo di riposo mentale (è di fatto un vero museo strapieno di opere d'arte, con gentili ragazze che fanno da guida; concerti di ogni tipo, insomma un posto dove è bello fermarsi un momento).

Già che siamo lì conviene attraversare la strada (attenzione alle carrozze! Usano grandi cavalli che procedono sempre ad un trotto imperioso e -i cavalli- inarcano il sopracciglio se debbono rompere il passo) e visitare subito il Memling Museum, ospitato nel Sint Janshospital. Fra complesso murario e contenuto, è una esperienza che vale da sola il viaggio. Preventivare una mattina intera, nonostante le opere esposte siano solo un centinaio (ma la mezza dozzina di Memling sono da assumere a piccole dosi onde evitare la sidrome di Standhal) e la superficie contenuta.

Fatto questo si cominci a bighellonare per il centro, dando una occhiata alle due piazze Markt e Burg che sono molto belle ma di cui non posso parlare bene perchè contraddicono il mio status di antisociale. Da non perdere il Groeninge Museum (le prime cinque sale bastano ed avanzano)

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