La Strada Romantica (e non solo)

Due settimane on the road, in Baviera, con qualche deviazione

  • di catcarlo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

INTRO

Il seme da cui è germogliata l’idea di un viaggio lungo la Strada Romantica (Romantische Straße) è stato piantato con ogni probabilità due anni fa, durante la visita al castello di Neuschwanstein e, soprattutto, della vicina Füssen. Così, quando arriva la richiesta ‘basta montagna’, viene naturale pensare a questo itinerario che, oltre a rimanere nello stesso ambito linguistico e a non allontanarsi troppo dalle Alpi, ha tutta una serie di lati postivi che in parte vediamo subito e in parte impariamo a conoscere con il passare del tempo.

Innanzitutto è (relativamente) vicino: sei ore circa fino a Epfach, da dove esploriamo la parte meridionale, e un paio in più per ritornare dai dintorni di Rothenburg più a nord – in entrambi i casi il percorso passa da Svizzera, con il tunnel del San Bernardino, e Austria, con quello di Bregenz. Poi è compresso, perché tutta la Strada è lunga trecento chilometri, il che consente di muoversi con facilità da una località all’altra. Infine consente deviazioni interessanti anch’esse entro un chilometraggio contenuto. Se si aggiungono l’abbondante offerta di sistemazioni – oltretutto a prezzi abbordabilissimi – e il diluvio di materiale informativo inviato dagli Uffici Turistici a fronte di una semplice richiesta, la decisione è presto presa: la consueta mitragliata di mail ci consente di trovare con rapidità i due appartamenti cercati e poi non resta che attendere il giorno della partenza (non è un’attesa breve, visto che dura sette mesi, dagli inizi di gennaio ad agosto).

ALTENSTADT

Il nostro giro per le chiese della parte meridionale della Strada Romantica inizia con l’eccezione. Lontanissima dal delirio barocco e rococò protagonista nel Cantone Dei Preti (Pfaffenwinkel) e non solo, la basilica romanica di San Michele (Basilika St. Michael) innalza le linee semplici della sua possente struttura sul borgo di Altenstadt, frazione di Schongau che, dominata da una moderna edilizia residenziale, non ha altri motivi d’interesse.

Altenstadt, come dice il nome stesso (‘città vecchia’) è l’antico insediamento poi abbandonato per la maggiore sicurezza data dalla collina su cui sorge Schongau. Così, nessuno ha più rimesso mano alla chiesa per ammodernarla e gli unici interventi nel corso dei secoli sono stati conservativi anche perchè la posizione periferica ha preservato il tempio dalla bufera della Guerra dei Trent’Anni. Questa piega della storia ha fatto sì che l’aspetto sia molto simile a quello che l’edificio doveva avere quando fu costruito all’inizio del dodicesimo secolo: le alte mura della struttura a capanna non sono intonacate, come pure l’abside che si eleva tra i due campanili che la affiancano. L’interno a tre navate scandite da colonne cilindriche è spoglio di decorazioni e dominato dalla sfumatura chiara della pietra: spicca così maggiormente il crocefisso di oltre tre metri che, affiancato dalle figure di Maria e Giovanni pure in legno dipinto, sovrasta l’altare maggiore.

Quando arriviamo, piove: dalle due gocce di Epfach, siamo passati a uno scroscio intenso. La speranza di lasciare la macchina il più vicino possibile si infrange sul piccolo parcheggio pieno e anche le vie attorno non offrono chissà quali spazi. Del resto, le undici della domenica mattina è ora di messa. Sotto una pioggia battente, infiliamo una porta nel muro che circonda la basilica e compiamo il periplo dell’edificio muovendoci fra le lapidi del cimitero infisse nell’erba verdissima. Fotografare non è facile: la distanza è ridotta, l’ombrello ingombra e i restauri innalzano ponteggi lungo due lati della chiesa

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