I Castelli Federiciani, la Basilicata che ancora non conosci

Melfi e Lagopesole sono due delle testimonianze più autentiche del lascito di Federico II di Svevia nei territori del Mezzogiorno d’Italia. Luoghi dove storia e bellezza si incontrano

 

Con l’espressione Castelli Federiciani si è soliti indicare, oggi, quelle fortificazioni storiche – spesso molto imponenti dal punto di vista costruttivo e visuale – che appartengono al periodo regnante di Federico II di Svevia.

Fu il Re di Sicilia, Imperatore del Sacro Romano Impero, a volere la realizzazione di questi manieri di importanza strategica nel più generale processo di rinnovamento e modernizzazione del Mezzogiorno d’Italia che caratterizzò tutto il suo regno, dal 1198 al 1250, anno della sua morte.

Se la massima espressione dell’architettura militare federiciana si ritrova a Castel del Monte in Puglia, altrimenti può dirsi di Melfi e Lagopesole (frazione di Avigliano), due località della Basilicata che conservano in maniera pressoché perfetta i due castelli omonimi.

Castello di Lagopesole ad Avigliano

Il Castello di Lagopesole, costruito nel corso dell’XI secolo in questa località dell’attuale Basilicata, si trova in una zona di montagna dell’entroterra potentino, a quota 820 metri sul livello del mare. Qui, alla confluenza tra Ofanto e Bradano (due dei principali fiumi lucani), visse per molti anni Manfredi di Sicilia, re dell’isola e figlio di Federico II. Nonostante regnasse sulla bella Palermo, città all’epoca al centro di un fermento culturale di rilievo, vi preferì la tranquilla serenità di questa località immersa tra i monti.

L’edificio, piuttosto imponente nella sua pianta quadrangolare, si presenta suddiviso in due cortili che evidenziano l’originale schema normanno. Il castello somiglia piuttosto a una fortezza, essendo pressoché privo di feritoie (ce ne sono appena dieci sui quattro lati), senza merlature e con una imponente base rinforzata in corrispondenza degli angoli.

Particolare di rilievo, che si ritrova anche negli altri castelli di Federico II, è la presenza di una grande cappella dedicata allo svolgimento dei riti cattolici. Quella di Lagopesole è a navata unica con un ampio catino absidale sul quale insiste una piccolissima finestra ad arco a tutto sesto.

In epoche più recenti il castello ha visto le revisioni progettuali volute da Carlo I d’Angiò, è stato prigione per nobili e potentati e nel corso dell’Ottocento fu occupato dai briganti di Carmine Crocco, mentre oggi è sede dell’Antiquarium di Lagopesole.

Castello di Melfi

Risalente anch’esso all’XI secolo ma più volte rimaneggiato nel corso dei secoli a venire, il Castello di Melfi appare sin da subito come un formidabile esempio di architettura militare, la cui via d’accesso è protetta da un lungo muraglione rinforzato.

Già a poco tempo dalla sua conclusione, l’edificio divenne un importante punto di snodo storico e culturale: vi si tennero concili ecumenici, sinodi, persino il Concilio di Melfi del 1130 che portò alla nascita dell’entità statutaria poi nota come Regno di Sicilia, e al quale presero parte Ruggero II d’Altavilla e l’antipapa Anacleto II.

Un secolo dopo, Federico II vi tenne la promulgazione delle Costituzioni di Melfi, il primo corpus legislativo del regno siciliano, scritto dallo Stupor mundi in sinergia con Pier della Vigna e Michele Scoto.

Rimaneggiato dagli Angiò, dagli Aragonesi, dai Doria, dai Caracciolo e da tutti coloro che vi si succedettero, resistette egregiamente ai terremoti del 1851 e del 1930, anche grazie alle sue mura particolarmente ampie. L’edificio ha una pianta stratificata, sulla quale insistono dieci torri (rettangolari e pentagonali), quattro ingressi, le scuderie, più sale di rappresentanza e altro ancora

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