Bali, isola dell'armonia

Un luogo pacifico e leggiadro, ma anche un luogo martoriato dalla Storia, passata e recente…

 

Alfred Russel Wallace (lo scienziato inglese che ha elaborato la teoria dell’Evoluzione assieme a Darwin) ha stabilito una linea biologico-naturalistica immaginaria che separa l’Oceania dall’Asia, e questa linea passa proprio per Bali. E infatti Bali è un po’ India e un po’ Polinesia. Gli odori e i profumi di Bali sono un po’ come l’odore dell’India, ma più dolci e meno forti, più accessibili e rassicuranti. Perché Bali è anche l’incontro fra Oriente e Occidente, nel senso che rappresenta da almeno due o tre secoli l’idea di esotismo coloniale, culturale ed estetico, coltivato da noi Europei. Per questo Bali resta una delle mete più ambite, per i viaggiatori di antica tradizione e per i turisti di oggi. Quando sono arrivato a Bali (nel 2003-2004) ho incontrato molti italiani – stilisti, architetti, designer, artisti – che vivevano là per trarre ispirazione dalla bellezza del luogo, dalla sua storia e dalla sua estetica. Soprattutto Bali è il luogo in cui riescono a realizzare le loro intuizioni: è un posto meraviglioso per dipingere, fare musica, studiare la danza e la cultura, far realizzare dagli artigiani più bravi del mondo i propri tessuti o mobili. Secondo Ralph (uno di questi amici) Bali è il posto più bello che esista, e non si fa fatica a credergli e a prendere alla lettera questa sua affermazione: Bali è un luogo pacifico e leggiadro, dove regna un’armonia indefinibile. Naturalmente, per la legge degli opposti, Bali è anche un luogo martoriato dalla Storia, passata e recente, che val la pena di ripassare…

STORIA antica e recente

Bali ha una storia antichissima e tradizioni ben radicate: le prime tracce di popolazioni indù risalgono al primo secolo dopo Cristo, i primi documenti in sanscrito risalgono al 900 d.C., e a quel tempo risalgono anche le prime opere di idraulica che hanno trasformato l’agricoltura dell’isola (le famose risaie). Nel 1500 arrivano i Mussulmani, scoppiano i primi conflitti religiosi e molti balinesi sono costretti ad emigrare. Gli Olandesi hanno cominciato ad arrivare all’inizio del 1600, e a metà dell’800 hanno assunto definitivamente il controllo dell’Isola. Il puputan è stato una sorta di suicidio collettivo simbolico dei balinesi che si sono scagliati praticamente disarmati contro l’esercito olandese, quasi a ribadire che i colonialisti avrebbero potuto facilmente aver ragione dei loro corpi, ma non del loro spirito. E sono morti a migliaia, pare in 4.000. Tanto per gradire, e per capire qual è il loro carattere, e cosa nasconde in realtà la loro apparente mitezza… Durante la seconda guerra mondiale Bali è occupata dai Giapponesi, contro i quali si organizza una vera e propria Resistenza. Poi, dopo la guerra, i Balinesi usano le armi abbandonate dai Giapponesi per opporsi agli Olandesi, che nel frattempo erano tornati. Nel 1949 i Paesi Bassi riconoscono a Bali l’autonomia e nel 1956 Bali, tra Olanda e Indonesia, sceglie di appartenere a quest’ultima. (E chissà se ha fatto la scelta migliore…).

LA SICUREZZA

Bali resta comunque un’Isola felice nel senso letterale del termine. La maggioranza schiacciante della popolazione è induista, non ci sono conflitti religiosi. Agricoltura, artigianato e soprattutto il turismo le regalano un minimo di agio economico, finchè il 12 ottobre del 2002 un attentato di estremisti islamici non uccide più di 200 persone, in maggioranza turisti (la prima delle due bombe scoppia in un locale riservato agli Occidentali). Io ci sono andato un anno dopo, quando l’Isola si stava pian piano riprendendo, ma il primo ottobre 2005 c’è stato un altro attentato terroristico, con altre decine di morti. Bali ovviamente non ha nulla a che fare con questi contrasti religiosi, paga la sua diversità e – paradossalmente – la sua estraneità ai conflitti. Il sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it raccomanda prudenza in generale in Indonesia, ma Bali resta un luogo del tutto pacifico, dove ora le autorità locali sono attentissime alla sicurezza. In pratica, io se oggi potessi tornarci, mi registrerei al sito www.dovesiamonelmondo.it per maggior tranquillità, e poi ci andrei ben volentieri…

La porta dell'isola

La capitale di Bali è Denpasar, ma i turisti in realtà arrivano a Kuta, che come “porta dell’Isola” non è significativa, e può trarre in inganno. Infatti sembra una specie di Rimini, piena di alberghi e locali, piena di negozi che vendono i marchi degli stilisti italiani (falsi), piena di gente e di traffico. A ben vedere anche Kuta però in fondo è un bel posto, dove la gente fa surf sulla spiaggia (dove ci si può anche fare massaggiare) o frequenta locali e ristorantini interessanti. Anche a Kuta, che è appunto il posto più occidentalizzato e turistico, non vi può sfuggire la particolarità dell’isola: per esempio io mi sono stupito della gran quantità di cestini e di vassoi pieni di offerte votive (fiori, frutta, candele) che i balinesi offrono cento volte al giorno ad altrettante divinità, che proteggono ogni loro gesto quotidiano. E’ l’incanto estetico e psicologico della religione induista, che pervade di serenità ogni cosa. E Kuta, anche se non rende affatto l’idea dell’incanto dell’Isola, resta un ottimo punto di partenza logistico per esplorare il resto di Bali, e un luogo di incontro dove fare amicizia. Kuta sta a Bali come Papetee sta a Tahiti e alla Polinesia Francese, o come Varadero sta a L’Avana a Cuba. A Kuta Giancarlo e Gabriella mi hanno presentato Visnu, la guida meravigliosa che mi ha poi accompagnato per l’Isola, e anche molti altri amici italiani…

Medicina complementare

…per esempio Pino, console onorario a Kuta, che mi ha accompagnato a visitare i dintorni della città, e a visitare i Templi con la porta tradizionale, che rappresenta una montagna spaccata e divisa in due, simbolo della conoscenza che si apre. Poi mi ha mostrato l’antico Palazzo del Rajà, magnifico nei suoi contrasti tra il rosso dei mattoni, il grigio delle statue e il verde dei prati. Quindi ho conosciuto Mario, il gestore di Pizza Jazz (dove le pizze sono filologiche, cioè sembrano fatte in Italia) che mi ha accompagnato dal suo dukun, il fisioterapista tradizionale, il “dottor” Pasirkus, che riceve nella sua casetta di campagna, con i polli che razzolano in giardino, e non si fa pagare. E’ una sorta di osteopata-olistico: io mi son fatto curare una storta ad una caviglia. Lui mi ha detto che il mio problema non era la caviglia, ma la schiena, che è sbilanciata dalla… pancia. E, ridendo e scherzando, mentre mi raccontava delle storielle divertenti, mi ha raddrizzato (dolorosamente), consigliandomi di mangiare meno, stressarmi di meno e muovermi di più… Come diceva Terzani, queste non si dovrebbero considerare “medicine alternative”, bensì complementari alla nostra.

In udienza dal Re di Bali

Mi hanno presentato anche Sri, una magnifica signora balinese di nobili origini, sposata due volte con altrettanti occidentali, che ha ottenuto per noi addirittura una udienza col Re, a palazzo! Prima però siamo passati da un negozio di abbigliamento, in cui mi ha comprato un vestito “decente”, cioè un sarong, la gonna tradizionale, con tanto di cintura (che separa simbolicamente la parte pura da quella impura del corpo). Ho insistito per tenere sotto alla gonna i pantaloni, ma non c’è stato nulla da fare, non sta bene. Per cui durante tutta l’udienza ho temuto di restare in mutande davanti a Sua Maestà Giocotra Pudra, che in realtà sarebbe il figlio dell’ultimo Re che ha effettivamente regnato fino al ‘56. Per fortuna si deve stare seduti, col Re collocato a Nord, verso la montagna, in quanto persona più importante. Abbiamo dovuto naturalmente fare una mezz’ora di anticamera, nel cortile della grande casa reale, fatta di padiglioni diversi sparsi in un bellissimo giardino. Mentre il re era in udienza e amministrava la giustizia, la sua famiglia guardava la TV in cucina. Poi il re ci ha ricevuti. In teoria Bali fa parte della Repubblica Indonesiana, però il Re gode ancora di molto prestigio, ed esercita un certo potere di fatto. Poi, tanto per avere una legittimazione ufficiale, è anche deputato democraticamente eletto

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