Albania in Vespa... verso le Meteore

Un viaggio in solitaria sulla mia vecchia Vespa Px tra l'Albania e il nord della Grecia... destinazione i misteriosi monasteri delle Meteore!

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  • di fspx125
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
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Dopo tre ore di guida sulla statale Adriatica, arrivo sulla circonvallazione di Ancona a bordo della mia vecchia Vespa PX, che sta iniziando a sgocciolare. Di lì a un quarto d’ora, una pioggia torrenziale mi coglierà preparatissimo (ero partito apposta di buon’ora da casa per giocare d’anticipo sui nuvoloni neri) mentre sto riparando in un supermercato del centro dove acquisterò provviste per la traversata. Dopo un bel pranzo propiziatorio con amici anconetani, alle 17 sono al molo dove dovrebbe partire il traghetto per Durazzo. Unici motociclisti a bordo, io e una coppia di veneti (o lombardi?) a bordo di una Honda che si rintaneranno subito in cabina e non vedrò più.

Lo sbarco è in una piovosa Durazzo, si aspetta di attraccare in compagnia di passeggeri albanesi che guardano nostalgicamente la costa del paese natale fumando una sigaretta dietro l’altra incuranti del divieto. In men che non si dica passo la dogana con la sola carta d’identità e un cordiale “buon viaggio” da parte della polizia di frontiera, detto in italiano. Raggiungo la sistemazione che avevo prenotato qualche giorno prima dall’Italia e dormo un po’ ascoltando la pioggia battente.

Durazzo sembra una Rimini degli anni ‘80 ma con i burek al posto delle piadine, e la carne grigliata invece delle fritture di pesce.Per il resto mi sento a mio agio, visto che sono romagnolo. In un batter d’occhio cambio valuta e acquisto una SIM con Internet, e dopo un giro in centro ceno in un ristorantino sul lungomare, pollo arrosto, patatine e una birra gigante per 5 euro o poco più.

L’indomani mattina una gentile famiglia kosovara ospite della stanza a fianco della mia mi invita per una “colazione” in veranda con ogni sorta di cibo tra cui anche della carne praticamente fritta su un fornello a gas, e quintalate di tè. Riusciamo a comunicare perché la madre dei bambini è insegnante e sa un po’ di inglese.

Un po’ appesantito carico il mio zaino sulla Vespa e riparto in direzione Berat sull’autostrada, in cui nel primo tratto sono stati tolti dei tombini che simpaticamente rischiano di fare secchi me e la Vespa se non sto attento. Teoricamente non potrei percorrerla con il mio veicolo (le regole sono identiche a quelle italiane) ma quando vedo una bicicletta e persino un chiosco di frutta e verdura (!) a bordo della corsia di emergenza gestito da un bambino, decido che potrei anche farla in monopattino.

Poco traffico, comunque, anche se c’è da stare molto attenti negli incroci e rotonde, e distributori di benzina abbastanza frequenti (consiglio la marca Kastrati, più costosa ma più affidabile, visto che non esistono i grandi marchi petroliferi in Albania) percorro una strada di campagna con villoni costellati di aquile (il simbolo del Paese) ed arrivo nel primo pomeriggio nel centro storico della cittadina di Berat, che consiglio a tutti di visitare con i suoi due quartieri (cristiano e musulmano) divisi dal fiume, e il borgo antico nella città alta, ancora abitato dal medioevo, con le sue chiese ortodosse. Alloggio per un prezzo irrisorio nell’ostello di un simpatico signore chiamato Lorenc che ha tutta l’aria di essere un personaggio noto in paese. Lorenc intrattiene gli ospiti cucinando, offrendo vino e cantando canzoni liriche italiane nel bel giardino di quella che è una delle case più antiche della città (dichiarata monumento nazionale), oltre che denigrando ironicamente l’ostello adiacente al suo; fino a tardi chiacchiero con dei giovanissimi francesi che, nonostante si siano appena fatti mezzi balcani in autostop, mi chiedono se “non ho paura di morire a girare in Vespa in Albania”. (no comment) Decido di lasciare pagare a loro la mia birra

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