Uganda e Rwanda: l'Africa dei miei sogni

Itinerario da Entebbe a Kigali, lungo la Rift Valley occidentale, alla scoperta di un altro meraviglioso angolo d'Africa

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  • di gianni maasai
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Oltre 3000 euro

Lo avevamo in serbo da 2 anni e finalmente a marzo 2015 siamo riusciti a realizzarlo: un viaggio attraverso l’Uganda e il Rwanda, nell’Africa delle foreste, lungo il ramo occidentale della Rift Valley, una regione su cui avevo letto tanto, da Burton a Speke, all’epopea del Duca degli Abruzzi sul Rwenzori.

Lo avevamo rimandato per vari motivi, non da ultimo perché si tratta di un viaggio caro, più caro dei già cari safari in Africa. Andandoci, ti rendi conto, in parte, del perché: qui ci sono molti meno turisti che in Kenya, Namibia e Tanzania (paese quest’ultimo dove abbiamo lasciato un pezzo di cuore nel 2013 e dove sicuramente torneremo), qui il numero dei visitatori gira attorno al numero di permessi gorilla disponibili ogni giorno, l’offerta di lodges e strutture è più limitata che altrove; il solo permesso gorilla nel Volcanoes National Park rwandese costa 750 dollari a persona per una sola visita, ma – posso affermarlo fermamente – li vale tutti, sia per l’esperienza unica e inimitabile, sia perché è una cifra indispensabile alla tutela degli ultimi esemplari di gorilla di montagna. Per la nostra quarta volta in terra africana ci siamo rivolti al tour operator Harmattan (www.harmattan.it), una piccola realtà poco conosciuta, ma estremamente ferrata su itinerari particolari in Africa. Hanno sede a Mogliano, sulla strada che va da Venezia a Treviso. Li ho trovati in internet e dopo un paio di telefonate siamo andati a trovarli nel loro ufficio che è una via di mezzo tra un museo e un bazaar: canoe (vere, lunghe 3 metri!) dal Madagascar, macine, asce e punte di freccia neolitiche dal Sahara, monili e collane dall’Africa nera, meravigliose foto alle pareti, un disordine che sa di allegria e genialità. L’entusiasmo è palpabile, presto si capisce che si ha a che fare non con chi vende senza sapere, come spesso accade in agenzia, ma con chi sa perché ha svolto quell’itinerario decine di volte e conosce i paesi che propone come le sue tasche. Dopo vari incontri, e-mail e telefonate siamo giunti a definire il nostro itinerario in 14 giorni: è nato un viaggio meraviglioso, organizzato con cura, un’esperienza forte, indimenticabile.

12 MARZO

Come ormai è consuetudine partiamo in 4 (i soliti…), da Venezia, nel pomeriggio per Roma, arriviamo a Fiumicino dove bisogna attendere un bel po’ il volo notturno per Addis Abeba.

13 MARZO

Ormai abbiamo familiarità con quest’aeroporto, ci siamo già passati per il nostro safari in Tanzania 2 anni fa. Giunti ad Addis proseguiamo per Entebbe, dove arriviamo in tarda mattinata. Prima dell’atterraggio si sorvola l’immenso Lago Victoria, il bacino lacustre più grande del continente africano e uno dei più grandi del mondo: è punteggiato da una miriade di isole e isolette verdissime, ricoperte da una fitta vegetazione. All’arrivo compiliamo rapidamente il modulo per il visto che si ottiene all’arrivo senza difficoltà. Usciamo e ad attenderci c’è David, la nostra guida in questa nuova avventura. Alla vista del Toyota Land Cruiser l’emozione è forte, siamo davvero in Africa, siamo di nuovo in safari! L’auto è praticamente la stessa che abbiamo utilizzato per il nostro safari in Tanzania del 2013, un Toyota Land Cruiser passo lungo, con tetto apribile tipo “pop up roof”. Per guadagnare tempo abbiamo deciso di non fermarci a Entebbe né a Kampala, ma di procedere già in direzione del Parco Murchison Falls fermandoci a Masindi, lungo il percorso ma già vicini al parco. Ci fermiamo lungo le sponde del lago Victoria per vederlo, toccarlo e bere un drink prima di imboccare la strada che ci condurrà a destinazione, ma… prima bisogna attraversare Kampala! La strada costeggia all’inizio il Lago Victoria, qua e là edifici in mattoni rossi di tipico impianto British, poi procede verso l’interno. Entebbe e Kampala distano solo una trentina di km, ma avvicinandosi a Kampala il traffico si intensifica, diventando infernale: minibus che fungono da taxi collettivi, camion stracarichi, moto, motorini, somari c’è di tutto! Kampala sorge su 7 colli come Roma, ha uno skyline imponente, moderno, direi pretenzioso, l’attraversiamo rapidamente e proseguiamo seguendo il nastro di buon asfalto che attraversa verdi campagne coltivate a banane, manioca e mais. Lasciato l’asfalto una deviazione conduce alla cittadina di Masindi, sorta ai tempi della costruzione della ferrovia ad opera degli inglesi. Stanotte saremo ospiti del Masindi Hotel, piccolo albergo molto coloniale, dall’atmosfera degli anni ’30 del secolo scorso. Buona la cena, a letto stremati.

14 MARZO

Ci svegliamo di buon mattino, destinazione Murchison Falls National Park, una meravigliosa area protetta che è attraversata dal Victoria Nile, il primo ramo del Nilo che esce dal Lago Victoria per entrare nel Lago Albert prima di intraprendere il lungo cammino verso il Mediterraneo. Proprio nel Parco il Nilo forma delle imponenti, grandiose cascate: l’enorme massa d’acqua del grande fiume è spinta a forza in una gola larga circa 20 metri. Visitiamo le cascate da “top of the falls”, la parte alta delle cascate, uno spettacolo grandioso! Si lascia il fuoristrada e attraverso un sentiero nella vegetazione si arriva proprio là dove inizia il salto: IL Nilo sbuffa, tuona roboante, compie un impressionante salto di un’ottantina di metri tra sbuffi di acqua nebulizzata che dà origine a uno splendido arcobaleno, per riprendere il suo corso tranquillo a valle, dove procede placido, ampio e maestoso. Forza e grandezza della Natura, energia allo stato puro. Lasciamo “top of the falls” e raggiungiamo il fiume valle. Bisognerà attraversarlo a bordo di un ferry su cui si caricano anche i fuoristrada, per raggiungere la sponda settentrionale, dove si trova il nostro Paraa Lodge, in posizione dominante sul fiume. Già a bordo del ferry si vedono ippopotami, ed elefanti. Giunti sulla sponda opposta il comitato d’accoglienza è composto da una truppa di chiassosi babbuini attorno a una kigelia africana, albero detto comunemente sausage tree per i fruppi a forma si salsiccione che pendono dai suoi rami. Prendiamo possesso delle camere, pranziamo, al pomeriggio effettuiamo un’escursione in barca sul Nilo a valle delle cascate, fino ad avvicinarci al salto, dal basso. Nota tecnica: ci sono 2 tipi di imbarcazioni: una è una grande barca in metallo a 2 piani, con tanto di guida “microfonata” etc, dove vengono raggruppati turisti di varia provenienza. Prenotando per tempo e pagando un po’ di più è possibile avere una piccola lancia privata, una barca in alluminio dal fondo piatto che può portare al massimo 8 persone e che qui viene chiamata “shoebill”, come l‘uccello dal becco a scarpa tipico di questa zona. Noi abbiamo optato per lo “shoebill”: è più piccolo e agile, riesce a manovrare più velocemente, non offrirà la postazione privilegiata dall’alto come il piano superiore della barca più grande, ma si ha il privilegio di essere da soli, non in 30 persone come sull’altra imbarcazione. Lungo il corso del Nilo la Natura africana esplode in tutta la sua grandiosità: le sponde sono verdi, qua e là si sfiorano praticamente gli ippopotami semi-sommersi, elefanti che vengono a bere, bufali e una miriade di uccelli: aquile pescatrici dall’inconfondibile testa bianca, aironi, coloratissimi malachite kingfishers, i martin pescatori che lungo le rive terrose scavano i loro nidi perforandole come forme di groviera. Arrivati in vista delle cascate la corrente diventa troppo forte, approcciamo un’isoletta dove sbarchiamo qualche minuto per le foto di rito prima di rientrare al nostro lodge

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