Australia, la nuova frontiera

È stata per noi una delle tappe fondamentali del Giro del Mondo. Io-Patrizio ho esplorato la costa est, Syusy ha attraversato tutto l’interno, fino alla punta nord di Darwin

 

Nell’immaginario collettivo (più della Patagonia e assieme alla Nuova Zelanda) è il luogo dove è ancora possibile costruire e costruirsi qualcosa di nuovo. Che l’Australia rappresenti il futuro, incrociato con un misterioso passato, l’ho capito subito, appena arrivato a Sydney. Sei mesi prima avevo lasciato Adriatica, condotta dagli skipper Gigi e Irene, ad Auckland, in Nuova Zelanda, per tornare in Italia a montare, assieme a Syusy, Giuseppe e gli altri nostri complici, le puntate di Velistipercaso. E ad aprile, quando la stagione torna buona, ho volato fino a Sydney, per tornare a bordo. Rileggendo i diari di Adriatica, ritrovo oggi appunti che la dicono lunga sull’impressione che l’Australia ha prodotto su di me: “Dell’Australia mi è rimasto molto, provo a sintetizzare alcuni elementi. Soprattutto la natura e la scarsa antropizzazione, essendo un continente che ha meno di venti milioni di abitanti e grandi spazi, enormi e potenzialmente infiniti. Un’altra cosa che mi ha impressionato è l’Australia delle potenzialità. Lì la gente cambia città e lavoro molto spesso: per loro ogni sogno può essere realizzato! Faccio un esempio: ho incontrato un idraulico che a un certo punto ha smesso di lavorare, ha comprato quattro barche e oggi accompagna le persone a pescare nelle Whitsunday. Non è un caso raro, ma normale, dimostra una flessibilità e capacità di cambiare. Della serie “tutto è possibile”, mentre da noi è un po’ più dura!”. A proposito delle Whitsunday: sono 74 isole molto particolari perché, pur essendo isole tropicali, forse a causa delle correnti, hanno una vegetazione che assomiglia a quella delle colline alpine. Ci sono pini, foreste, abeti e il mare non è quello tropicale ma sembra essere duro, un po’ più freddo. In compenso l’acqua ha colori meravigliosi: un azzurro indefinibile, fra il colore del ghiaccio e quello del mare polinesiano! Io ci sono andato, appunto, fra aprile e maggio: è il corrispettivo del nostro novembre, ma ci troviamo pur sempre al tropico dove le stagioni sono soltanto due, quella umida e quella secca. La “cartolina” delle Whitsunday è Whitehaven Beach, paradiso bianco, magnifica spiaggia, la più bella mai vista. Qui c’è stato Cook, nel 1770 il giorno di Pentecoste, da cui il nome dell’Arcipelago: Whitsunday.

LA GRANDE BARRIERA

Con Adriatica ci siamo fermati poco lontano, per una immersione: ancorati nel nulla, sulla Barriera, come sospesi fra acqua e aria. Dentro la cartolina. Ricordo che con Irene (espertissima subacquea), Ida (una biologa marina romagnola conosciuta a Sydney) e Giacomo (il mio amico operatore che aveva fatto il brevetto alle Galapagos), abbiamo cominciato a preparare l’attrezzatura. Confusione in barca: bombole, erogatori, mute. Gigi, lo skipper, era un po’ nervoso: aveva paura che l’ancora danneggiasse i coralli e che la marea trascinasse la barca sul fondo roccioso. Quindi abbiamo fatto le cose in fretta: io mi sono messo il jacket con le bombole al volo. Non sono un sub esperto, quindi ho bisogno di grande tranquillità e concentrazione per entrare in sintonia col ritmo del respiratore. E questa non è stata la migliore delle mie - rare - immersioni: è vero che c’era un sacco di pesce (cernie, pesci pappagallo e pesci napoleone, da cui la frase classica “sembra di stare in un acquario”), ma il fondale era triste: il corallo da queste parti ha subito il processo di sbiancamento. Dopo pochi minuti sono riemerso e tornato a bordo. Ida, invece, è rimasta ore, con Giacomo esausto che non ne poteva più di riprendere tutti i microrganismi e i pesciolini che gli indicava..

  • 1737 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. curiosona
    , 1/6/2012 17:10
    Ciao, anch'io condivido la tua opinione che l'Australia è il futuro! Ho fatto un mesetto due anni fa e sono
    rimasta positivamente impressionata dalla realtà di quel paese. Ti dirò di più. Se fossi giovane andrei sicuramente in Australia per crearmi un futuro perché credo che là si possa ancora fare. Occorre sapere l'inglese ma non è un problema. E pensare che da ragazza sognavo l'Australia come meta affascinante
    e non mi ha delusa ora che ho visitato una piccola parte. La qualità della vita è senz'altro buona anche nelle città come Sidney e Melbourne. Sarà per la prossima vita!!
    Saluti.

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social