Affascinante Antigua

Antigua: una cartolina africana ai caraibi

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  • di valentina81
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Dopo una settimana tra NY e Miami, finalmente un po’ di mare. La voglia di andare al caldo a riposare un po’ è tanta: non vediamo l’ora di atterrare! Sorvoliamo il Jolly Harbour, la zona dove staremo noi per la prossima settimana: prima di partire ho visto parecchie foto ed è difficile non riconoscerlo!

In aeroporto notiamo alcune stravaganze: dalla maglietta per entrambi i neosposini con la scritta “just married”, alla maglietta di lustrini solo per lei o una ragazza con un velo in testa e una felpa con stampato sul dorso “i’m the new miss XXX” … Eh si, questi americani non esitano ad esibire che sono in viaggio di nozze, ops …in honeymoon! :)

Appena arrivati ci rendiamo subito conto che è un posto meraviglioso. L’aeroporto è dall’altra parte dell’isola, a nord, a circa un’oretta di auto..e da subito notiamo l’evidente impronta africana!

Se pensiamo che il 90% degli antiguani sono africani (sono tantissimi gli schiavi importati in quest’isola parecchi anni fa), non c’è da stupirsi se quasi tutti hanno la pelle nera! Altra impronta evidente: è un’ex colonia inglese. Lo vedi dai bambini in divisa che vanno a scuola, lo vedi dalla guida che è a destra, nella semplicità e nei sorriso della gente e dall’architettura delle case, basse e di legno. A proposito di case, ma sapete che moltissime sono sollevate dal terreno da mattoni? Certo, per via dell’umidità e perché spesso, ci diranno in seguito, il proprietario della casa non è proprietario anche del terreno…e cosi, quando vengono sfrattati, prendono la casa e la spostano altrove, come se fosse una roulotte. E’ quasi scontato dire che questo tipo di case sono tutte di un unico livello e sono spesso semplici e piccoline.

Arriviamo al nostro villaggio, il Jolly Beach Resort: notiamo subito che è semplice ma piacevole, cosi come volevamo noi. E’ piuttosto vasto e dà modo di avere spazi di tranquillità e allo stesso tempo spazi di gioco e animazione. Passiamo il nostro primo pomeriggio a esplorare il villaggio. Nel dopo cena ci fermiamo in spiaggia ad ascoltare un gruppo di percussionisti locali e poi ad ammirare un gruppo di ballerini africani. Che meraviglia, mi ricorda molto la “mia africa”…

Alla tv, i telegiornali, e nella hall alcuni cartelli, ci rammentano che il vulcano islandese con quel nome impronunciabile sta eruttando e sta creando disagi per i voli aerei sui cieli europei. Noi partiremo tra una settimana, ma capiremo presto che in qualche modo influirà anche la nostra vacanza.

I giorni seguenti volano: spiaggia, sole, mare… il cielo è azzurro intenso e con la spiaggia più bianca della neve. Sembra di essere in una cartolina!

Attenzione: qui il sole picchia forte! Armatevi di crema con la massima protezione.

Consigliamo di fare una passeggiata al Jolly Harbour, vicinissimo al resort, per fare acquisti al supermercato, servirsi della banca ma anche solo e soltanto per godersi il tramonto osservando le barche ormeggiate. Tra qualche giorno inizierà la famosa settimana della vela e le barche sono già numerose.

Il tanto aspettato giorno “della gita” finalmente arriva.

H 9: Siamo solo 4 persone e con un minivan e la mitica guida cubana, si parte!

La mattinata si snoderà in diverse tappe, in cui sarà necessario scendere dal pulmino diverse volte: ovviamente, visto che siamo in 4, sarà un’operazione abbastanza veloce! Facciamo subito amicizia con i ns compagni di gita: due signori di Firenze.

Ci fermiamo subito dopo la partenza in un posto meraviglioso con vista sull’isola di Montserrat e sulla Darkwood bay (anch’essa fa parte della nazione di Antigua e Barbuda, con le due omonime isole) in cui la guida ci spiega bene quale sarà il percorso e il programma di oggi.

Poco dopo ci fermiamo in una piantagione di “black pineapple” (che in realtà non è ananas nero, ma una dolcissima e piccola varietà di ananas, con la polpa più scura). Qui osserviamo anche piante di mango, papaia, lime, l’albero del pane (usato dagli schiavi come la patata) e le tre diverse varietà di banane (platano, le banane normali, e le “finger” – chiamate cosi perché sono lunghe quanto delle dita)

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