Andando per l'Andalusia

Una settimana in Andalusia, tra la verde Siviglia, l'elegante Cordoba, la moresca Granada

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  • di Andrea Misuri
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Se “la vita è un continuo preparare ricordi” – come scrive lo scrittore spagnolo Vittore Gastiglioni – questi appunti sono il ricordo, bellissimo e pieno di colori, di una settimana in Andalusia, tra la verde Siviglia, l’elegante Cordoba, la moresca Granada.

Con Susanna prendiamo il volo Ryanair da Pisa. Dall’aeroporto di Siviglia, il bus ci porta nei pressi dell’albergo: Hostal Florida, Avenida Menéndez Pelayo 27. Il costo contenuto si riflette nelle camere, piccole e con qualche carenza. La sua posizione centrale è un ottimo punto di partenza per i percorsi culturali ed enogastronomici che abbiamo in programma. Tanti i km percorsi in questi giorni, andando per plazas, avenidas, calles e caminos. Siviglia si è rivelata città rilassante, punteggiata di parchi e giardini pubblici, soste preziose nel nostro girovagare. Il Barrio Santa Cruz, El Centro, e ad ovest, fino alle sponde del Rio Guadalquivir, El Arsenal, sono un dedalo di stradine dove ci si perde volentieri, di piccole piazze ingentilite dagli alberi di aranci, con i frutti maturi che in questa stagione formano a terra una distesa arancione. Si cammina con il naso all’insù per ammirare i balconi fioriti e le caratteristiche vetrate che li racchiudono. Le porte delle case sono aperte per dare la possibilità di gettare uno sguardo sui cortili interni: il cuore dell’abitazione, spesso con al centro fontane e sempre ben curati, retaggio della cultura araba. La cattedrale, la più grande del mondo, fu costruita sui resti della moschea almohade che lì sorgeva. Secondo la tradizione, deve le sue dimensioni, 126 m di lunghezza per 83 di larghezza, all’intento di far pensare ai suoi ideatori come a dei pazzi. Dove c’era l’antico minareto fu eretta la Giralda, la torre sulla cui cima sventola l’omonima banderuola in bronzo, simbolo della Siviglia cristiana.

Secondo giorno

I Jardines Alcazar sono un’esplosione di fiori e di piante, un susseguirsi di fontane, vasche e statue, vialetti ombrosi e panchine decorate di azulejos. E’ facile imbattersi in tortore e passerotti cinguettanti, in un’anatra con nidiata al seguito, in pavoni dalla lunghissima coda variopinta, peraltro velocissimi a nascondersi. Usciamo dopo quattro ore, perché il tempo è tiranno e tante sono le cose da vedere. Nell’arco della giornata, visitiamo i confinanti Jardines de Murillo, con il monumento della caravella in onore del “nostro” Colombo, il grande Parque de Maria Luisa, che delimita la parte meridionale del centro storico. E ancora, i Jardines El Prado de San Sebastian, che in questi giorni ospitano la Feria de la Mar Arlesania y Cerveza internacional, con i baracchini di birra e pesce fritto, punto d’incontro dei giovani. Mi sarebbe piaciuto assistere ad una partita di calcio, qui a Siviglia. Due le squadre cittadine in Primera Division, con storia e trofei differenti. Il Siviglia, colori sociali il rosso e il bianco, ha raggiunto il suo apice negli ultimi anni, con due Coppe Uefa vinte consecutivamente. Il Betis, seconda per anno di nascita e palmarès, maglia biancoverde, si è aggiudicata di recente la Coppa del Re.

Terzo giorno

Posta lungo il fiume, Plaza de Toros de la Real Maestranza, Paseo Colón 12, è l’arena più antica della Spagna (metà del XVII secolo). Il torero chiamato a combattervi, calca un palcoscenico di assoluto prestigio. All’interno, lungo il corridoio, si affacciano le stanze dove il torero compie il rito della vestizione, la cappella dove prega, la stalla per i cavalli e il cortile dove i tori attendono l’aprirsi del cancello dell’arena. Manifesti e dipinti raccontano quando, nel vicino paese di Linares, trovò la morte Manolete, forse il più grande tra i toreri. Sono passati oltre sessant’anni, eppure il ricordo si tramanda tra gli appassionati di tauromachia e suscita ancora emozioni e rimpianti.

La Torre del Oro è stata per secoli un punto di avvistamento lungo il fiume. Oggi è una delle immagini più ricorrenti della skyline sivigliana. Dal prospiciente imbarcadero, partono ogni mezz’ora i battelli per un’escursione fluviale sulle placide acque del Guadalquivir. Scendiamo verso sud e costeggiamo i padiglioni costruiti per l’Esposizione Iberoamericana del 1929, oggi musei e centri permanenti di attività culturali. L’Esposizione, programmata fin da inizio secolo, contribuì a dare un impulso decisivo alla modernizzazione urbanistica dell’intera regione. Risaliamo il fiume sul lato opposto e passiamo vicini all’isola della Cartuja con il sito dell’Esposizione Universale del 1992. Evento che dette grande spazio alle proposte di architettura innovativa, simboleggiate dal padiglione della Navigazione, altrimenti chiamato Torre Schindler, progetto avveniristico di ricerca di un nuovo rapporto con il fiume, e le cui bianche pareti scintillano al sole, attirando l’attenzione delle macchine fotografiche dei turisti. Sessant’anni dividono le due Esposizioni. Ere geologiche, se si confrontano le rispettive testimonianze architettoniche

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