Sahara algerino, silenzio e pace regnanano sovrani

Era da tempo che desideravamo fare un viaggio nel cuore del Sahara ma, non potendo optare per la Libia a causa dell’impossibilità di Marco ad ottenere il visto di ingresso in quanto nato a Tripoli, abbiamo scelto l’Algeria come meta ...

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  • di pacam70
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  • Viaggiatori: in coppia
 

Era da tempo che desideravamo fare un viaggio nel cuore del Sahara ma, non potendo optare per la Libia a causa dell’impossibilità di Marco ad ottenere il visto di ingresso in quanto nato a Tripoli, abbiamo scelto l’Algeria come meta per approfondire questa esperienza unica .

20/10/2008 Alle 15 decolliamo da Roma Fiumicino con il volo Air Algerie, il piccolo aereo al suo interno non è in ottime condizioni, inoltre, sento un leggero imbarazzo essendo l’unica donna presente su questo volo.

Dopo circa un’ora e trenta minuti atterriamo a Algeri, la città dall’alto si presenta ai nostri occhi molto più simile ad una città del sud Italia, la vegetazione è paragonabile a quella delle nostre coste mediterranee. Abbiamo diverse ore di attesa prima di volare nel sud del paese a Tamanrasset.

Avremmo voluto visitare la casbah di Algeri ma, non potendo lasciare i bagagli in deposito, lasciamo perdere questa opportunità concentrando il nostro viaggio solo ed esclusivamente al deserto. Alle 23 lasciamo Algeri, la stanchezza prevale -dormiamo per tutto il viaggio- facciamo un breve scalo a Djanet e alle 2,50 atterriamo a Tamanrasset.

Ad attenderci nel piccolo aeroporto ci sono: -Dalila, che insieme al marito Fabrizio (al momento impegnato con un gruppo di turisti), ha organizzato il nostro circuito, -Lila, giovane ragazza che da Algeri si è trasferita qui per lavorare con loro, -Abdellah, la nostra esile guida con indosso l’abito tradizionale (galabiyya) e lo shesch (turbante tuareg).

Lasciamo l’aeroporto e, a bordo di una Toyota Land Cruiser raggiungiamo in breve la città di Tamanrasset, l’aria non è fredda e nel buio della notte non riusciamo a scorgere più di tanto. I voli nel sud dell’Algeria arrivano e partono solo durante la notte, con lo svantaggio di non poter ammirare il deserto dall’alto, così rimandiamo a domani, al nostro risveglio, la scoperta della natura che ci circonda.

Raggiunto un vicolo, ci fermiamo, scarichiamo gli zaini e salutiamo Abdellah che stanco va a casa a dormire. L’abitazione di Dalila e Fabrizio è molto accogliente, ci invitano a mangiare un boccone e fare una doccia, ma data l’ora e la stanchezza non solo nostra rinviamo all’indomani questi piaceri infilandoci al più presto nel letto preparato con tanta cura per noi e in pochi minuti ci addormentiamo. 21/10/2008 Mi sveglio con la curiosità di vedere l’ambiente che mi circonda, un buon sonno è ciò che serviva per riprendere le forze.

Dalila ha già preparato la colazione, ci mettiamo al tavolino e davanti a una tazza di buon tè parliamo dei dettagli del nostro circuito.

Ci racconta dell’amore nato tra lei e Fabrizio, lui italiano con una grande passione per il deserto, lei algerina che dopo aver lavorato come hostess per Air Algerie è passata all’ Onat (ufficio nazionale del turismo) e, in seguito, all’Opna (ufficio del parco nazionale dell’Hoggar). Unendosi in matrimonio oltre ad aver consolidato il loro amore hanno trasformato la loro reciproca passione per il deserto in una attività vera e propria .

Facciamo la doccia e nel frattempo anche Abdellah bussa alla porta.

Usciamo tutti assieme per fare qualche acquisto, qui a Tamanrasset l’artigianato è molto vario e con prezzi abbordabili, mentre a Djanet c’è meno scelta e con prezzi molto più elevati.

La città di Tamanrasset (1400m) è situata ai piedi del massiccio dell’Hoggar o Ahaggar, un tempo era un importante crocevia per le carovane che attraversavano il deserto.

Ora la cittadina è molto più grande, molti tuareg hanno abbandonato la vita nomade stabilendosi qui

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