I trabocchi: un pezzo di storia d’Italia

Breve escursione sul litorale della costa dei trabocchi alla ricerca delle rimanenti di queste straordinarie macchine da pesca, tra brodetto, oli agrumati e vini locali

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  • di Vercingetorige2015
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Vederli oggi sembrano quasi un icona di un passato che non esiste più, da tempo. I trabocchi sono parte della nostra storia, della storia del litorale adriatico. Sono strutture che hanno impressionato l’immaginario di scrittori e rappresentato fatica e sudore di intere generazioni andando ad assicurare sostentamento alimentare ittico anche in periodi neri e bui (vedi durante esondazioni e peste). Li avrete sicuramente visti, più o meno distrattamente, durante viaggi o vacanze sull’Adriatico, o a popolare trasmissioni televisive celebrative dell’arcano ed antico mondo marinaro.

I trabucchi sono delle piattaforme lignee, poste nel mare a poca distanza dalla riva, sormontate da più o meno attrezzati casotti, utilizzate per la pesca con una rete a bilancia, protesa e sospesa in acqua da lunghi bracci di legno, detti pennoni. La rete viene periodicamente issata da carrucole dopo essere stata immersa, per un tempo di circa 30 minuti, in un fondale non troppo profondo né agitato da indesiderate correnti. Trattasi di una pesca d’attesa , mirata a specie ittiche che, periodicamente, si avvicinano alla costa. Il pesce di passaggio viene intrappolato dall’improvviso innalzamento della rete dal fondale, per opera di un argano azionato meccanicamente (o anticamente a mano) dai pescatori nel capanno. La rete risulta essere quadrangolare o rettangolare, con maglie che dalla periferia verso il centro diminuiscono di larghezza, per finire in un sacco di raccolta centrale , svuotato periodicamente, del frutto ittico strappato all’avaro dio Nettuno.

Non si sa chi ha inventato, nell’antichità, questa tecnica di pesca, forse i Fenici, ma, di certo, già nel 1600, era diffusa nella zona pugliese – garganica e molisana ma soprattutto sulla costa abruzzese, dove la diffusione di queste strane strutture protese nel mare e legate alla terra da una lunga passerella di legno a mò di cordone ombelicale, fu talmente alta da andare a tipizzate l’aspetto del litorale, ovvero lo skyline di un lunghissimo tratto di lungomare, che da allora prese nome di costa dei Trabocchi.

Geograficamente la costa dei trabucchi è un pezzo d’Italia, in provincia di Chieti, bellissimo, dal fascino paesaggistico intrigante, condizionato da usi e costumi molto antichi, forgiati da una vita dura fatta di lavoro e fatica.

Ricomprende circa 60 km di costa abruzzese nei territori delle città di Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chetino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto, San Salvo.

Un viaggio in queste terre, col pretesto di andare alla scoperta di quel che resta odiernamente dei trabucchi, più che un esplorazione di terra o di un tratto di mare, potrebbe rilevarsi, per un curioso viaggiatore, un viaggio dell’anima. Afferire di fatto in questa zona fuori dalla confusione estiva vi permetterà di godere, da uno qualsiasi dei trabucchi, di tramonti straordinari nel quieto scialacquio delle onde, oppure di albe mozzafiato in compagnia della fresca brezza mattutina, che accompagna un profumo di mare ineguagliabile. C’è comunque spazio per la delusione nello scoprire che un pezzo di storia d’Italia, che i trabucchi, ormai, sono pochissimi, e quasi sempre inaccessibili perché trasformati in tipici ristoranti o dati in gestione a cooperative di salvaguardia. Al netto è difficilissimo accedervi in autonomia, e non ti resta che guardali da fuori, dalla spiaggia o puntare sulla disponibilità di qualche vecchio pescatore o qualche amabile ristoratore affinché si possa afferire alla piattaforma di lavoro e godere delle stesse sensazioni che per secoli tali lignee strutture hanno regalato agli autoctoni marinai. Qualcuno di essi, malgrado l’età è ancora in attività e da essi è possibile farsi raccontare, a viva voce, la storia tramandata per secoli della nascita dei trabocchi. Una fonte ecclesiastica, legata alla storia del futuro Papa Celestino V, vorrebbe la presenza di trabucchi sul litorale di Fossacesia già nel 1200. Con maggiore attendibilità sappiamo che nel 1600 due famiglie, non italiane, i Veri provenienti dai territori del Re Sole e gli Annecchini arrivati dalla fredda Germania, iniziarono a costruire nel territorio della Marina di San Vito e Rocca san Giovanni delle passerelle che si addentravano nel mare e dalle quali catturavano specie ittiche di passaggio, con le fiocine. Tutto cambiò con l’arrivo della ferrovia nel 1862 : improvvisamente furono disponibili legni solidi come quelli di acacia dei travertini e lunghi pezzi d’acciaio. L’ingegno umano fece il resto nell’assemblamento di un sistema di pesca con la bilancia che potesse proteggere dalle intemperie i pescatori, insidiando il pesce di fondale in mangianza nelle basse acque del litorale

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