Griko, l’antico dialetto del Salento che da 3000 anni unisce Puglia e Grecia

Il Salento è un angolo di Grecia nel profondo sud della Puglia, dove l'Italia incontra il suo storico vicino
Alessandro Cipolla, 17 Ott 2026
Griko, Salento, Puglia

Avete mai sentito parlare del griko? Partiamo da un presupposto: c’è una parte della Puglia dove la Grecia sembra ancora più vicina, ma non nel senso geografico. Un po’ come in Calabria, anche qui ci sono chiare tracce della cultura ellenica. Ed è qui che entra in campo il griko, un’antica lingua di origine greca che ancora oggi racconta il legame tra le due sponde del Mediterraneo. Ci troviamo nella provincia di Lecce, nella terra e fra i paesini del celebre ballo salentino, la “pizzica”. Qui, nei comuni di Castrignano de’ Greci, Sternatia, Soleto, Zollino, Melpignano, quest’ultimo, celebre per ospitare ogni anno la Festa della Taranta, il griko – o greco salentino – da sempre ha costituito la prima lingua rispetto all’italiano, per intenderci, la vera e propria lingua madre trasmessa di generazione in generazione.
Ancora oggi, chiacchierando con quei pochi anziani che, fra di loro, continuano a parlare il griko, scopriamo che solo successivamente, verso i nove o dieci anni, andando a scuola, hanno imparato a parlare l’italiano. Questo perché partendo dalla Magna Grecia – ma sulle radici di questa lingua c’è un dibattito in corso tra gli esperti – il griko si è tramandato per secoli attraverso le conversazioni quotidiane, i racconti popolari, la poesia e i canti della tradizione. Ecco perché si è conservato in questi paesini del Salento. Siete incuriositi? Andiamo allora a dare un’occhiata un po’ più da vicino a quest’antico dialetto.

Ma parlano in greco antico o in greco moderno?

Griko, l’antico dialetto del Salento che da 3000 anni unisce Puglia e Grecia 

“Greci siamo, ma da tremila anni in Italia stiamo”. Con queste parole il poeta salentino Domenico Tondi descrive la sua terra, il Salento, e la sua lingua, il griko, cristallizzandone nel tempo le genti, la cultura e la storia millenaria. Nelle poesie di Mimmi – pseudonimo con cui il Tondi era noto – il griko fiorisce e la Grecia si avvicina, lasciando così spazio all’importanza e al fascino che, nella penisola italica, la grecità aveva prodotto già molti secoli fa:

“Roma non ebbe vergogna di scrivere e far conoscere che, se essa aveva vinta la Grecia con le armi, la vinta Grecia vinse Roma con le arti e con le lettere sue”

Al di là dell’informazione e della suggestione che può scaturire dalla lettura di questa frase, è comunque importante integrarne il contenuto; molto prima di Roma, infatti, a partire dall’VIII secolo avanti Cristo, la Magna Grecia aveva costituito uno degli universi culturali più vivaci e progrediti del Mediterraneo. Per quanto riguarda la Puglia, le zone interessate erano state quelle costiere, come Taranto, Siponto e Gallipoli, quest’ultima, ad oggi, celebre più per la movida che per il suo glorioso passato.

L’evoluzione del griko

Nei secoli successivi, durante la conquista romana della Penisola, alla lingua greca si affiancarono il latino e altri idiomi locali, fino ad arrivare, poi, nel XIII secolo, alle prime attestazioni del volgare italiano. A questo proposito, la conservazione del griko, che dobbiamo pensare come un mix fra le varie lingue parlate nel territorio salentino, è stata garantita soprattutto dalla continuità di genti greche nel territorio pugliese. In che senso?
Per portare un esempio concreto, durante l’Alto Medioevo, a causa di alcune dispute religiose, molti monaci furono costretti a fuggire dall’Oriente e approdare in Italia; il risultato? L’insediamento e il consolidamento dell’identità greca, questa volta anche dal punto di vista religioso, sono motivi per cui, nel sud Italia, sopravvivono ancora diverse comunità ortodosse. La lingua, poi, subì una battuta d’arresto a partire dalle conquiste sveve e aragonesi, fra il XIII e il XV secolo, e, ancor di più, durante il periodo fascista.
Insomma, lo avrete capito, non parliamo né di greco antico né di greco moderno; al contrario, abbiamo a che fare con una lingua forte, unica, non scollegabile dal territorio in cui è nata, che ha saputo scavalcare i secoli e resistere al passare del tempo e dei vari dominatori. Nel griko troviamo il greco antico, quello bizantino – importato dai monaci –, quello moderno, e, in più, tutta una serie di parole derivate dal latino e dal dialetto locale salentino.

Mangiare e festeggiare nel Salento del griko

Griko, l’antico dialetto del Salento che da 3000 anni unisce Puglia e GreciaSternatia, in the Lecce province, Apulia, Italy: facade of historic abbey, in Baroque style

 

Uova con menta selvatica, grano pestato, schiacciate di verdure e pasta d’orzo, dolci a forma di maialino, i purcedduzzi (simili per certi versi agli struffoli), sono solo alcuni dei curiosi ingredienti e preparati della tradizione grika e salentina. Fra le tante, diamo un’occhiata a due preparazioni, entrambe parecchio sentite e circoscritte solo ad alcune zone: lo scèblasti di Zollino e la carrellata di prodotti associati alla Settimana Santa. Lo scèblasti, un gioiello della panificazione, si produce nel comune griko di Zollino – lo stesso di cui era originario il poeta Domenico Tondi – e in poche altre zone limitrofe.
Una ricetta custodita e tramandata gelosamente, della cui preparazione, a conti fatti, non se ne sa poi tanto: cipolle, olive, origano, capperi, zucca, o zucchine, ne compongono più o meno il “condimento”, gli ingredienti, insomma, che costellano e si perdono fra le maglie della lievitazione; tuttavia, è l’impasto il vero segreto.

La Pasca Salentina

Un articolo a parte lo meriterebbe invece la Pasca Salentina, e cioè, la Pasqua, momento in cui alla coralità religiosa si intreccia la tradizione culinaria più esclusiva e radicata. Durante la Passiuna tù Cristù – la cui celebrazione, in certi paesini greco-salentini, ancora si mantiene – si mette in scena la Passione di Gesù, ma lo si fa in modo singolare; a tre cantori è affidato il compito di girare per le masserie del territorio e di recitare, cantando, i passi evangelici che trattano la Passione e la Crocefissione di Cristo. 
Oltre al cibo offerto ai cantori – di solito uova sode – non mancano, durante la Settimana Santa, una sfilza di piatti e preparazioni di solito off-limits nel resto dell’anno: la cuddura, diffusa anche in altre regioni del meridione, che consiste in una ciambella dolce con all’interno un uovo; l’agnello con pasta di mandorle; le còcule, particolari polpette di patate.

La pizzica

Griko, l’antico dialetto del Salento che da 3000 anni unisce Puglia e GreciaConvento degli Agostiniani of Melpignano where Notte Della Taranta music festival takes place each year

Concludiamo con un consiglio, inerente, questa volta, alla cultura musicale salentina: la Pizzica. Nonostante la Festa della Taranta di Melpignano – paese griko – sia, sul piano mediatico, ma anche culturale, la ricorrenza per eccellenza legata a questo ballo, non perdete occasione, se avete modo, di attraversare e fermarvi in paesini come Castrignano, Aradeo, Galatina, angoli nascosti e più che mai autentici, in cui la forma e l’esperienza del ballo si animano e prendono vita, richiamando, se pur alla lontana, gli aspetti della sindrome culturale da cui la pizzica ebbe origine: il Tarantismo, prima che una danza, uno strumento di guarigione; ma questo è un altro discorso.

 


Alessandro Cipolla
Alessandro Cipolla

Giornalista pubblicista e laureato al D.A.M.S., ama scrivere di tutte le cose belle che ci sono da vedere in Italia e in giro per il mondo.



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