A 1500 metri tra Lazio e Abruzzo: la spettacolare strada delle faggete che in autunno sembra dipinta

Conoscete la Forca d’Acero? Dal nome potrebbe sembrare qualche località del Canada, invece siamo nel cuore dell’Italia. Più precisamente si tratta di una strada, un percorso che unisce Lazio e Abruzzo passando dalla Valle di Comino all’Alto Sangro. Tra scalpellini, orsi marsicani e boschi incontaminati, la strada che andremo a scoprire è considerata tra i valichi più belli d’Italia, un percorso suggestivo che costituisce anche il punto di partenza per delle piacevoli escursioni montane tra le due regioni unite dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Ma cos’ha di tanto speciale la Forca d’Acero? Anche questa volta il nome della strada ci può venire in aiuto. Questo valico è molto apprezzato da escursionisti, motociclisti e da chi ama immergersi in una natura silenziosa e incontaminata per fuggire dal trambusto della città. In autunno però questo tratto viario diventa ancora letteralmente spettacolare: i boschi iniziano a cambiare colore tingendosi di mille sfumature rosse, marroni, gialle e arancioni. Percorrendo i vari tornandi sembra di essere al centro di un quadro impressionista. Ecco allora tutto quello che c’è da sapere sulla Forca d’Acero, una delle strade più suggestive di tutto il Belpaese.
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Uno dei valichi più belli d’Italia
Forca d’Acero
La Forca d’Acero collega i comuni di Opi e San Donato Val di Comino e in ogni stagione regala fortissime emozioni, soprattutto a chi si muove su due ruote: motociclisti e ciclisti amano percorrere le sue curve, che per ben quattro volte hanno ospitato anche il passaggio del Giro d’Italia (ultima volta nel 2015, con la vittoria dell’olandese Steven Kruijswijk). Questo valico, quindi, è ideale per una gita fuori porta (ci vogliono meno di due ore per raggiungerlo da Roma), poco trafficato, frequentato prevalentemente a scopo turistico per via della sua bellezza paesaggistica, ma anche perché conduce al Parco Nazionale d’Abruzzo, rappresentando uno spartiacque appenninico di primaria importanza tra l’Abruzzo e il Lazio.
Cosa fare sulla Forca d’Acero
Il territorio che ricade nel percorso stradale della Forca d’Acero (SS509 secondo la classificazione ANAS) è ricchissimo di suggestioni paesaggistiche e culturali, che uniscono due delle zone più interessanti del Lazio e dell’Abruzzo. In moto, in bicicletta, in automobile e a piedi, sono tanti i motivi per scoprire questa zona. Scopriamone alcuni insieme.
Forca d’Acero: il trekking all’Anello di Valle Fredda
Uno dei percorsi più belli della zona è l’anello che parte e ritorna al Rifugio del Lupo – Forca d’Acero – sulla strada provinciale – proprio in cima al passo che segna il confine tra Lazio e Abruzzo. Si scende sotto la strada nella faggeta e si percorre la cosiddetta Valle Fredda dove la segnaletica biancorossa è sempre presente e ben visibile fino alla fine del tratto. Nel tratto di ripida risalita del monte, gli alberi sono sempre più fitti e il percorso fa un’improvvisa curva a gomito e poi si scende in una valle silenziosa, fino a riprendere la strada provinciale per qualche centinaio di metri fino al Rifugio di partenza. Il percorso ha le seguenti caratteristiche:
- distanza: 15,6 km
- dislivello totale: 811 m
- altitudine massima: 1.906 m s.l.m.
- altitudine minima: 1.099 m s.l.m.
- tempo necessario: circa 5 ore
Opi, il borgo di chi ama la natura
Uno dei due punti di accesso alla Forca d’Acero è Opi, un piccolo comune di neanche 400 abitanti che si trova a ben 1250 m s.l.m., ma circondato da montagne, come il Monte Marsicano, che superano ampiamente quota duemila. Qui il ritmo quotidiano è scandito ancora come un tempo dalla natura, nelle sue innumerevoli declinazioni: ci troviamo nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in una zona tutelata per la ricchissima biodiversità, soprattutto legata alla presenza dei camosci. Non a caso, qui c’è la riserva detta Camosciara, dove scoprire anche numerose cascate immerse nei boschi. Passeggiare per il borgo, per contro, significa visitare antichissime chiese medievali, percorrere vicoli la cui colonna sonora è un rinfrescante silenzio e lasciarsi guidare dal profumo della cucina locale che proviene da ristoranti e case private.

