La Valle d’Aosta, Chambave e i suoi vini pregiati: quando l’assaggio diventa un’esperienza sensoriale

Giuseppe Coppola, 18 Set 2026
Valle d'Aosta

Un viaggio ma anche un’esperienza sensoriale alla scoperta della Valle d’Aosta e dei prodotti che rendono questa fetta d’Italia unica al mondo. Un appuntamento nei dintorni di Aosta, in particolare a Chambave e Cogne, per conoscere da vicino i segreti di questo territorio. Ma soprattutto i suoi vini, seguendo i quattro principi cardine di questi tesori: pendio, sole, pietra e vento.

Aosta e le sue meraviglie

Basta un pomeriggio di giugno per scoprire alcuni tra i tesori custoditi in questa splendida città. Un luogo che vanta una storia antichissima, legata alla dominazione romana che portò alla fondazione di Augusta Praetoria Salassorum, quella che oggi conosciamo come Aosta, protetta dalla cinta muraria e che si affacciava sul mondo attraverso quattro porte con il Decumanus Maximus come via principale della città, prosecuzione naturale dell’antica via delle Gallie da Milano al Piccolo San Bernardo.

La Valle d’Aosta, Chambave e i suoi vini pregiati: quando l’assaggio diventa un’esperienza sensoriale 

Sono tanti i luoghi che raccontano l’anima e la storia della città. A partire dal criptoportico forense, parte del foro dell’antica colonia romana: uno dei pochi ancora accessibili al pubblico, con un ipogeo articolato in due navate utilizzato, si presume, come passaggio coperto tra i templi del foro.

Passando per la chiesa collegiata dei Santi Pietro e Orso, autentica icona d’Aosta che racconta la storia dell’arte sacra di questa regione oltre agli affreschi e al chiostro con i capitelli medievali. Fino ad arrivare alla cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1025 e riconosciuta come monumento nazionale italiano dal 1940. E al teatro romano, custodito nei pressi della Porta Praetoria, altro simbolo di Augusta Praetoria.

I borghi da non perdere: Chambave e Cogne

La Valle d’Aosta è una regione ricca di tesori, custoditi sia nel cuore della città, simbolo di questo territorio. Ma soprattutto tra i suoi borghi, piccole perle che regalano colori, sfumature e sensazioni a una fetta d’Italia che non smette di stupire. È il caso, ad esempio, della piccola Chambave, un borgo da meno di mille abitanti localizzato nel cuore della Dora Baltea che all’adret raggiunge anche gli 800 metri di quota.

La Valle d’Aosta, Chambave e i suoi vini pregiati: quando l’assaggio diventa un’esperienza sensoriale 

A rendere speciale questo luogo sono soprattutto i pendii che ospitano le vigne, patria di vini pregiati riconosciuti non solo tra i confini italiani ma in tutta Europa. Come nel caso del Muscat de Chambave, tra i vini iconici della Valle d’Aosta.

Ma la tradizione vitivinicola di Chambave si lega anche a un altro borgo molto conosciuto della Valle d’Aosta, ovvero Cogne. Un paesino custodito nella parte meridionale della regione, sorvegliato dal Gran Paradiso, che rappresenta in realtà il comune più esteso di tutta la Valle d’Aosta. A rendere ancor più speciale questo territorio è la storia che vede protagonista le antiche Miniere di Cogne. Un sito che ha raccontato nei secoli l’intensa attività mineraria di questa regione, concentrata in particolare sull’estrazione della magnetite.

Le Miniere di Cogne e l’affinamento dei vini

Visitare le Miniere di Cogne vuol dire affrontare un autentico viaggio indietro nel tempo. Indossato il caschetto protettivo e l’impermeabile, a bordo dei vagoni che accompagnavano i minatori nel cuore della montagna si entra in un mondo che al giorno d’oggi appare surreale per le condizioni e la mole di lavoro da svolgere, descritta tra oggetti dell’epoca e reperti unici.

La Valle d’Aosta, Chambave e i suoi vini pregiati: quando l’assaggio diventa un’esperienza sensoriale 

C’era la fatica a scandire la quotidianità buia della miniera tra le intere giornate trascorse lontano dalla luce del sole, un microcosmo che oggi è stato reinventato per custodire i vini in miniera. Un progetto che prevede l’affinamento dei vini nelle ex Miniere di Cogne a 2000 metri d’altitudine, con una temperatura costante di 5 °C tutto l’anno così come l’85% di umidità relativa e, in più, il buio della miniera.

Fattori che, come raccontato da La Crotta di Vegneron, permettono al vino di evolvere di maniera differente: pressione, temperatura e umidità, oltre all’assenza di luce, armonizzano l’incedere dei fenomeni bio-chimici all’interno delle bottiglie. L’assaggio di questi vini diventa, così, un’esperienza sensoriale.

La Crotta di Vegneron, una perla della Valle d’Aosta

La Crotta di Vegneron rappresenta la testimonianza purissima della qualità custodita tra i tesori di Chambave, nel cuore della Valle d’Aosta, e dei suoi vini pregiati. Una cooperativa nata nel 1980 da 25 soci che, ad oggi, conta oltre 50 soci e una produzione da 200 mila bottiglie. La raccolta riguarda le uve di due importanti zone di produzione che danno il nome alla denominazione di origine Chambave e Nus, perle assolute di un rapporto costante tra vitigni autoctoni e territorio che trasforma il vino in identità, anima delle montagne valdostane.

La Valle d’Aosta, Chambave e i suoi vini pregiati: quando l’assaggio diventa un’esperienza sensoriale 

Pendio, sole, pietra e vento sono gli elementi caratterizzanti dei territori di Chambave, scelti come simboli da La Crotta di Vegneron. Una vallata plasmata dai ghiacciai, oggi caratterizzata da un substrato agricolo sabbioso, ciottoloso, poco profondo e ricco di sali minerali con un clima condizionato dai quattro ‘Quatremille mètres’ ovvero il Gran Paradiso, il Monte Bianco, il Cervino e il Monte Rosa.

Un’esperienza sensoriale

Il clima secco, le precipitazioni al di sotto dei 500 mm e la ventilazione costante, oltre ai particolari del terreno, favoriscono la sostenibilità della produzione: maturazioni perfette delle uve, attacchi limitati dei parassiti e, di conseguenza, pochissimi trattamenti pianificati nel rispetto dell’ambiente.

Quando La Crotta di Vegneron apre le sue porte ai visitatori, tra le degustazioni c’è l’imbarazzo della scelta. ‘La Griffe des Lions’, rappresentata da un graffio del leone di montagna, racconta una linea top di gamma, una scelta di territorio e di prestigio. Gli spumanti della linea ‘Quatremillemètres vins d’altitude’ sono invece il riassunto del territorio delineato dalle vette che incidono in maniera indelebile sul clima e la geometria organolettica dei vini spumanti per un risultato che lascia senza parole.

Fino ad arrivare ai vini affinati in miniera, con fattori climatici costanti a 2000 metri d’altitudine: l’assaggio come esperienza sensoriale, inserita in un contesto in cui ogni dettaglio, particolare o sfumatura custodisce l’essenza del territorio.


Giuseppe Coppola
Giuseppe Coppola

Giornalista pubblicista, laureato in Comunicazione. Un viaggio zaino in spalla è sempre una buona idea.



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