Oltre Chianti e Val d’Orcia: i 5 borghi segreti tra Valdarno e Casentino che pochissimi conoscono

Non ci sono solo Firenze e Pisa nella geografia del turismo in Toscana, sebbene la loro fama travalichi i confini e trascenda le epoche. In una regione come questa, che offre innumerevoli scorci spesso sconosciuti ai più, ci siamo immersi nella provincia di Arezzo per un tour che, perfetto in tutti i momenti dell’anno, trova la sua più riuscita espressione tra le giornate fresche e le atmosfere cangianti di mezz’autunno. Antiche pievi dalle sculture misteriosi, borghi dove il tempo non ha cancellato le grazie del passato e testimonianze artistico-letterarie saranno i leimotiv di questo che, lungi dal voler essere un itinerario, è piuttosto un carosello di consigli per viaggiatori attenti e consapevoli.
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Pieve di Gropina
Appena la si raggiunge, si percepisce già quell’alone di mistero ed enigma immerso nella pietra di questa pieve del Valdarno. Gropina, una frazione di Loro Ciuffenna, non è un’abbazia qualsiasi o una chiesa antica, ma molto di più: fondata addirittura nell’VII secolo, deve la sua fama all’antico pulpito, decorato con figure che nulla hanno a che fare con l’iconografia cattolica tradizionale. Infatti, sulle sue facce e alla base troviamo sirene a due code, draghi, nodi salomonici e simboli sincretici, in un apparato visivo che sfugge alle classiche iconografie religiose per regalare un’atmosfera mistica legata ai segreti e ai culti pagani del primo Medioevo. Tre navate come una basilica, pietra e legno che si rischiarano con giochi di luce naturale ma lasciano spazio all’ombra tipica del romanico sono tra gli elementi segnanti della bellissima Pieve di Gropina, enciclopedia del mistero e dell’arte antica.
Montemarciano
Se la Laguna ha il Carnevale di Venezia, l’Aretino non sfigura grazie al Carnevale dei Figli di Bocco, l’evento simbolo di Castiglion Fibocchi. Colui che apre le porte del castello dell’assurdo, è solo il primo di ben 180 personaggi dai costumi antichi e assolutamente fantastici, nel senso più puro del termine. Figure enigmatiche ricoperte da maschere di cartapesta finemente lavorate, che sfilano tra i vicoli in pietra stretti e intimi di un autentico borgo toscano, dando vita a una versione intima e fiabesca della tradizione veneziana. Nel resto dell’anno, il borgo (duemila abitanti in tutto) ai piedi del Pratomagno si mostra nella sua pura semplicità, tra chiese e pievi di campagna, immersa lungo la storica Via dei Setteponti che unisce Arezzo a Firenze.
Montemarciano
Chiarito l’equivoco, o meglio l’omonimia che unisce questa frazione di Terranuova Bracciolini a un comune delle Marche, ci accingiamo a visitare Montemarciano seguendo le direttrici classiche della Toscana di provincia: cipressi, palazzi ocra, chiese e mura in pietra viva. La stessa, anche per cromie, delle Balze del Valdarno, inserita all’interno di un micro-borgo fortificato rimasto pressoché intatto con il passare degli anni, o meglio dei secoli: circa sette ne sono passati dall’ultima incursione fiorentina, che ne distrusse l’antico castello. Dell’epoca successiva rimangono ancora l’imponente porta d’accesso trecentesca e la struttura circolare del borgo, un centinaio d’abitanti-custodi in tutto, che offre uno scorcio intimo su un paesaggio canyonico d’argilla e sabbia dorata. Un paesaggio che, a detta degli storici dell’arte, è proprio quello che fa da sfondo alla Gioconda di Leonardo da Vinci.
Castelfranco di Sopra
Qui la Toscana del Medioevo incontra la Roma imperiale, o meglio, lo stampo militare dell’Urbe che fu. Castelfranco di Sopra deve l’originale impianto urbanistico, basato su una rigida pianta a scacchiera d’ispirazione romana, all’artista Arnolfo di Cambio. Nella seconda metà del Duecento, infatti, Firenze gli commissionò il progetto delle Terrae novae, le terre nuove, una serie di città di fondazione che sarebbero sorte nel Valdarno, estendendo così il potere fiorentino verso Arezzo. Oltre a Castelfranco di Sopra, lo stesso progetto diede vita a Terranuova Bracciolini e San Giovanni Valdarno, sempre con uno schema simile. A Castelfranco, dalla centrale (e rettangolare) piazza Vittorio Emanuele II si diramano un cardo (Via Roma-Via Piave) e un decumano (Via Cavour-Via Vittorio Veneto), che disegnano lo schema basale di questa insolita geometria urbana duecentesca, circondata dallo scenografico anfiteatro naturale di guglie di terracotta delle Balze di Valdarno. Arte a 360 gradi, dell’uomo e di Madre Natura.
Poppi e il castello di Dante Alighieri
Chi ha visto almeno una volta Il Ciclone, la commedia di (e con) Leonardo Pieraccioni, forse qui si sentirà a casa. Perché Poppi, il bel borgo aretino il cui centro storico è dominato dal maestoso Castello dei Conti Guidi, è uno dei luoghi in cui è stata girata la fortunatissima pellicola. Allo stesso modo, qui sembra di essere in una piccola Firenze, dacché proprio il castello di Poppi ha servito da modello architettonico per Palazzo Vecchio (lo si vede bene nella torre principale e nelle merlature). Il panorama, però, è decisamente diverso: questo borgo, tra i pochissimi della Toscana ad aver conservato l’impianto urbanistico dei vicoli a portico, domina dall’alto tutta la valle del Casentino. Una visita a Poppi non può prescindere, come abbiamo visto, dal suo Castello, poiché al suo interno è conservata ancora oggi la stanza dove Dante Alighieri soggiornò durante l’esilio da Firenze, e dove pare abbia scritto parte del XXXI canto dell’Inferno.

