7 giorni per vivere il lato meno frequentato della Liguria: nell’entroterra abbiamo scoperto che c’è tantissimo da vedere
Una settimana nell’Alta Valle dell’Orba, un’ottima alternativa all’overtourism e la possibilità di scoprire una zona naturalistica della Liguria, regione presa d’assalto tutti gli anni da migliaia di turisti che normalmente si vanno ad ammassare sulla costa. Nell’Appennino ligure, invece, si celano paesaggi stupendi e fuori dal comune che vale la pena visitare.
Indice dei contenuti
Diario di viaggio sull’Appennino Ligure
Giorno 1: Urbe
Intanto spiego che Urbe “non esiste”, ma è un comune distribuito sul territorio, la somma di cinque frazioni: Vara Superiore, Vara Inferiore, San Pietro d’Olba, Martina ed Acquabianca e che tutte insieme fanno circa 850 abitanti a cui si aggiungono in estate villeggianti provenienti da Genova, in maggioranza anziani e bambini. Ognuna di queste frazioni offre piccole pensioni e trattorie dove poter alloggiare e mangiare in modo semplice ma genuino. Da qui ci si potrà spostare per visitare le località della Alta Valle d’Orba che visiterò nei giorni successivi, tenendo conto che in queste località si sperimenterà una sorta di “undertourism”, si incontreranno pochissime persone e non si sarà “distratti” da cinema, discoteche o bar. Nelle passeggiate nei boschi sarà possibile incontrare cinghiali, caprioli, bisce e adesso che sono stati reintrodotti anche qualche lupo.
Io ho fatto questo itinerario d’estate, ma è molto bello (se si riesce) farlo anche d’inverno con il paesaggio innevato; un capitolo a parte è invece quello di chi è attratto dalla zona per la ricerca dei funghi, per lo più verso fine estate e inizio autunno.
Giorno 2: il torrente Orba appena nato
Una cosa che adoro, forse perché la facevo da bambino, è fare il bagno nel torrente Orba, soprattutto nel suo tratto iniziale, quello presso Vara Inferiore dove il torrente ha pochi chilometri di vita. L’Orba nasce a 1001 m di altitudine dal versante settentrionale del Monte Reixa nell’Appennino Ligure. Scorre incassato formando un piccolo canyon in località Rocche dei Canaloni. Poco dopo l’abitato di Vara Inferiore, l’Orba viene sbarrato da una diga e forma il Lago dell’Antenna, per lambire poi San Pietro d’Olba, dove riceve l’apporto da sinistra del torrente Orbarina e da destra del torrente Acquabianca.
Fare il bagno in questo tratto iniziale è un’esperienza unica, acqua fresca e limpidissima immersi in una vegetazione lussureggiante che impressionò anche Alessandro Manzoni che lo cita come “Orba Selvosa” nella nota ode Marzo 1821.
Giorno 3: lo spettacolo del Faiallo e dell’Alta Via dei Monti Liguri
A pochi chilometri da Vara Superiore possiamo raggiungere il Passo del Faiallo, posto a quota 1 044 m lungo la strada provinciale che collega il Passo del Turchino con Urbe, attraversando l’Alta Valle del torrente Orba. La zona del passo, data l’estrema vicinanza dello spartiacque al mare, è sede di singolari fenomeni meteorologici: in certe giornate sembra di essere su un aereo avendo tutte le nubi sottostanti e ha una nevosità molto elevata.
Il nome Faiallo deriverebbe dal latino fagus (“faggio” in italiano); l’albero è infatti presente in gran quantità nei boschi circostanti. Il Passo del Faiallo è una tappa dell’Alta Via dei Monti Liguri. Da qui inizia il Parco del Beigua, che arriva all’omonimo monte in direzione del Savonese.
Percorriamo a piedi l’Alta Via dei Monti Liguri (segnavia AV): costeggiando le prime formazioni montuose degne di nota (Monte Reixa 1 183 m; Monte Argentea 1 082 m; Monte Rama 1 148 m sino ad arrivare al Monte Beigua 1 287 m) è sicuramente uno dei sentieri più panoramici della Liguria e offre visioni dei litorali genovese, savonese e della Riviera di Levante nelle giornate serene.
La zona del Faiallo era percorsa dalle antiche vie del sale che partendo da Voltri si spingevano nell’entroterra.
Giorno 4: la Badia di Tiglieto e il ponte medievale sul torrente Orba
Dalla frazione di Martina possiamo raggiungere in pochi minuti di auto la Badia di Tiglieto: risale al XII secolo ed ha ospitato la prima comunità di monaci cistercensi al di fuori della Francia. Il sito storico è famoso per il suggestivo paesaggio che lo circonda. L’abbazia oggi è di proprietà della famiglia Salvago Raggi. Nei dintorni dell’abbazia si trova un itinerario ad anello, ideale per escursionisti e ciclisti. Il percorso si estende sulla piana antistante all’abbazia seguendo la fitta rete di sentieri e mulattiere create, in parte, dai monaci. Lungo il percorso è possibile osservare boschi di conifere, radure e castagneti. Più avanti si passeggia sulle sponde dell’Orba e se ne possono osservare le suggestive gole da punti rialzati. Qui vicino, l’Orba è attraversato da un ponte medievale che si presenta interamente in pietra di serpentino, con una struttura possente e cinque arcate di cui quella centrale è la più grossa (alta circa 20 metri). Il ponte è tutto lastricato in pietra.
Giorno 5: Rocca della Marasca e i prati incantati della Vassuria
Abbastanza impegnativa è la passeggiata sino alla cima della Rocca della Marasca: si può partire da Martina seguendo il sentiero segnalato da due croci gialle e poi il sentiero indicato da tre pallini gialli, arrivati alla base della torre rocciosa. L’ultimo tratto per arrivare in vetta è il più impegnativo, in alcuni punti bisogna aiutarsi con le mani e comunque bisogna avere scarponi adatti. Raggiunta la cima a 947 metri, dove vi è una croce di legno ricordo di un ex-voto del 1929, si gode di uno splendido panorama sulla Val d’Orba. Scesi dalla Rocca della Marasca si può raggiungere con una breve passeggiata la località Vassuria, un insieme di prati, boschi di castagno e di faggio. Qui tra rilassanti passeggiate si incontrano due distinte cappellette ex-voto: quella dei Cianetti, eretta a fine ‘800 da chi trascorrendo la notte sugli alberi era riuscito a sfuggire all’attacco dei lupi, e quella dei Roncazzi, costruita dalla famiglia Zunino in ringraziamento per la guarigione dall’epidemia di influenza spagnola.
Giorno 6: il giro dei cinque “comuni” – Vara Superiore, Vara Inferiore, San Pietro d’Olba, Martina, Acquabianca
È una passeggiata che facevamo da ragazzini: si partiva a piedi da Vara Superiore e poi di seguito Acquabianca, Martina, San Pietro e Vara Inferiore per tornare a Vara Superiore con un percorso ad anello tutto asfaltato, quindi molto bello da fare in alternativa anche in bicicletta. A dire il vero negli anni ’70 l’ultimo pezzo in salita lo facevamo sempre in autostop: erano altri tempi e il primo camioncino che passava ci caricava, decine di ragazzini nel cassone del camion, e ci riportava a Vara Superiore.
Giorno 7: la torbiera del Laione
Da San Pietro o da Vara Inferiore, passando per la suggestiva strada del Dano, si raggiunge Piampaludo e subito dopo si arriva alla torbiera del Laione, una zona umida situata a 987 m s.l.m. in una piccola depressione di origine probabilmente tettonica, collocata sul versante nord-orientale del Monte Beigua e ampia circa 15.000 metri quadrati. La zona è caratterizzata da vasti accumuli detritici; il processo evolutivo da lago a torbiera non è ancora del tutto completato, infatti alla fine dell’inverno oppure in autunno e in primavera, dopo abbondanti precipitazioni, riprende l’aspetto primitivo di lago, formando uno specchio d’acqua che può raggiungere una profondità massima di circa 80-100 cm. Nella torbiera vivono anfibi come il tritone alpestre, il tritone crestato e la salamandra pezzata o rettili come la natrice dal collare, oltre a numerose piante.
Sette giorni trascorsi nella natura, in modo rilassante e lontano dalle grandi masse turistiche per cercare di ritrovare sé stessi.





