Vulcani, mare e un pezzo di famiglia: la nostra (strana) settimana on the road tra le meraviglie della Sicilia

Quest’anno la decisione sulle vacanze di luglio è semplicissima. Arianna vuole andare a vedere la casetta della nonna in Sicilia e noi cogliamo l’occasione per poter terminare il giro delle Eolie che avevamo iniziato anni fa, visto che la casa della nonna è proprio lì a pochi minuti dall’imbarcadero di Milazzo. Poi a scuola stanno studiando i vulcani, quindi quale migliore occasione per far diventare la vacanza didattica! Dopo una settimana alle Eolie la mia idea era quella di fare il giro a sud, quindi Siracusa, Noto, Modica, Avola, ma me la bocciano subito. Mi dicono che bisogna tornare a San Vito Lo Capo. Anche questa zona l’avevamo già fatta anni fa ma senza Arianna, quindi vincono loro!
A metà febbraio la scelta degli appartamenti è ancora molto vasta e devo dire che abbiamo potuto scegliere con calma in base alle nostre esigenze. Abbiamo optato per il Residence Arcobaleno, a 100 metri dal centro e a 200 metri dalla spiaggia. In realtà è un mini-residence con due appartamenti e un attico. L’attico è per un massimo di quattro persone, con un terrazzo e un solarium enormi e una veranda che si rivelerà pazzesca: a noi piace, quando andiamo al mare, avere uno spazio esterno ampio e confortevole. Paghiamo 1.050 euro compreso di tutto, anche di tassa di soggiorno e pass per il parcheggio per la settimana dal 13 al 20 luglio. La settimana dopo blocchiamo il traghetto Palermo – Genova per sabato 20 luglio: partenza ore 21:30, ci attendono ben 21 ore di navigazione. Sono tantissime ore di viaggio, ma troviamo una bella offerta a 260 euro per tutti e tre con cabina e auto.
Il viaggio di andata lo facciamo spezzato:
- Il nonno parte prima di tutti in nave con l’auto.
- Arianna va con la nonna in aereo: per domenica 30 giugno sono riuscita a trovare biglietti a 36 euro a testa con EasyJet.
- Per noi, nell’indecisione di partire in macchina o in nave, abbiamo aspettato e i voli sono lievitati: prenotiamo per sabato 6 luglio e spendiamo 70 euro a testa con Ryanair.
La settimana prima di Pasqua passo il tempo a leggere di tutto sulle escursioni sull’Etna e sulle Eolie. La pratica Eolie la concludo prima perché tutto è più semplice. A Vulcano hanno chiuso la pozza dei fanghi e di conseguenza anche l’accesso alla zona dell’acqua calda (io lo chiamo “il mare che bolle”). Ci siamo stati circa una decina di anni fa e l’idea di tornare era simpatica per Arianna, ma vista la nuova normativa e il sequestro eliminiamo l’isola. Le altre non ci ispirano più di tanto, quindi puntiamo subito allo Stromboli.
Prenotiamo per la notte di mercoledì 10 luglio una tripla con colazione al Residence Aquilone per 105 euro compresa la colazione. Abbiamo fatto tutto direttamente via mail: la dritta me l’ha data la ragazza del sito dell’escursione Stromboli (Guide Stromboli / Stromboli Adventures). Li abbiamo trovati per caso su internet dopo aver parlato con più di un’agenzia; Stefania mi ha colpita, mi è piaciuta subito e mi ha dato anche delle dritte per l’Etna (tramite lei siamo arrivati a Mary di Ashara). Blocchiamo quindi con Stefania l’escursione per mercoledì sera al costo di 25 euro per gli adulti e 20 euro per i bambini (totale 70 euro). Restando due giorni sull’isola possiamo ammirare vulcano, sabbia nera, mare e il paesino tipico delle Eolie.
Prima di trovare Mary, l’Etna mi è rimasta a lungo difficile da organizzare, soprattutto per la scelta del versante: nord o sud, sud o ovest? Tutti quelli che sono stati sull’Etna hanno fatto il lato sud, ed è ovvio, è quello più turistico e conosciuto con il famoso Rifugio Sapienza e la funivia. Ma i vulcanologi, ogni volta che ne sento uno, mi suggeriscono sempre il lato nord. Devo prendere una decisione. Tornando alla miracolosa Stefania dell’agenzia di Stromboli, mi mette in contatto con Mary di Ashara che mi spiega nel dettaglio il lato nord e il lato sud. Così decidiamo e blocchiamo il lato nord (120 euro a testa, totale 360 euro, i bambini pagano tariffa piena). Blocchiamo anche al Rifugio Ragabo: 60 euro la mezza pensione a testa per gli adulti e 50 euro per i bambini (totale 190 euro). A questo punto non ci resta che aspettare la data di partenza. Ed ecco appunto la partenza!
I nonni partono regolari; l’Etna ha già iniziato a dare spettacolo ma niente di preoccupante. Invece, il giorno prima della nostra partenza, l’aeroporto di Catania viene chiuso perché completamente ricoperto di cenere. Nello stesso momento mi avvisa Stefania dallo Stromboli che hanno chiuso le salite per via di una sciara troppo potente: non solo l’Etna sta eruttando, ma anche lo Stromboli sta creando parecchio scompiglio. Praticamente quest’anno le vacanze posso dire di averle proprio azzeccate! A giugno a Formentera ho preso pioggia, e ci mancava solo che i due vulcani più attivi d’Europa decidessero di svegliarsi contemporaneamente proprio quando ci devo andare io. Per fortuna il sabato l’aeroporto viene riaperto e noi partiamo e atterriamo puntuali. Mary, la guida dell’Etna, mi comunica che non salgono più dal versante nord ma solo dal lato sud e mi suggerisce di fare il giro, ma per noi è impossibile perché abbiamo il pernottamento al Ragabo. Già penso che tutto sia perduto, invece arrivati al Rifugio ci dicono di andare a Piano Provenzana perché le gite le stanno facendo lo stesso: magari senza arrivare a 3.300 metri come avevamo preventivato, ma a 2.800 metri si riesce.
Indice dei contenuti
Diario di viaggio in Sicilia
Giorno 1: escursione sull’Etna e i sapori di Milazzo
Infatti siamo fortunati e riusciamo a bloccare la gita per domenica mattina alle ore 10:00. Sarebbe stata molto bella anche quella al tramonto, ma siamo arrivati troppo tardi.
Si sale con dei camion 4×4 per la maggior parte e si arriva alla Valle del Bove, su fino all’osservatorio. Si passa davanti ai crateri a bottoniera: in uno ci entri proprio dentro e senti il calore uscire dalle viscere della terra. Alla grande voragine si può fare tutto il giro a piedi. La sabbia nera dà proprio l’idea di un paesaggio lunare. La guida racconta molte cose e fa tante domande ad Arianna, che prontamente risponde.
Il tour è concentrato sull’eruzione del 2002 che ha praticamente devastato tutta la zona eliminando per sempre alberi, hotel e varie strutture. Per fortuna non ci sono stati morti perché l’Etna è un vulcano buono: la sua lava scende densa, stile marmellata, e lascia il tempo di evacuare. Il costo è di 69 euro per adulto e 50 euro per i bambini. Questo lato è molto meno turistico e ci si può arrivare anche all’ultimo momento senza prenotazioni.
Noi siamo stati molto fortunati perché abbiamo visto l’eruzione, quindi anche se non siamo riusciti a salire a 3.300 metri è stata comunque un’esperienza unica, tant’è che la mattina della gita siamo stati parecchio in ansia. Appena alzati abbiamo sentito dei boati e sinceramente a me sono sembrati tuoni; poi, usciti in strada, si vedeva tantissimo fumo uscire e zampilli. Da non credere, essere lì sotto fa un certo effetto! Fino all’ultimo non si sapeva se si potesse salire, ma per fortuna poi si è placato tutto e siamo andati su in sicurezza.
Consiglio molto anche il Rifugio Ragabo: è molto semplice, ma si mangia bene e con piatti super mega abbondanti. Trattandosi di un rifugio, non ha niente a che vedere con un resort. La gita la possono fare tutti, non è faticosa per niente.
La notte sfruttiamo la casa dei nonni e per due notti restiamo ospiti da loro. Troviamo così l’occasione di andare a Milazzo per mangiare la migliore granita con la panna (rigorosamente a spatola) e brioche. Si tratta di una latteria dove vendono anche mozzarella di bufala: il locale è molto piacevole, la Tenuta Anasita a San Filippo del Mela.
Andiamo al mare ad Olivari e devo dire che non è niente male. Si trova subito parcheggio, non so se perché è lunedì e non c’è molta gente o perché la zona non è particolarmente turistica.
Giorno 2: cambio programma e verso Siracusa
Nel frattempo ragioniamo su cosa fare: andare sullo Stromboli sta diventando oramai un’utopia, sentiamo di gente preoccupata per un possibile maremoto. Sapendo già che le guide sono bloccate, fare tutta la traversata in traghetto di quasi 3 ore con il rischio di arrivare e dover essere evacuati ci convince che è meglio non rischiare. Si rivela la scelta migliore: il giorno in cui saremmo dovuti andare ha ceduto il crostone in spiaggia, creando paura e panico.
Torniamo così alla mia idea originale di fare Siracusa. Troviamo su Booking un posticino a 7 km dalla città: Casa Vacanze Le 3 Palme. Le recensioni non arrivano a 8, e oramai per esperienza diretta tutto quello che non supera l’8 su Booking non lo considero più, ma qui c’è la piscina e il prezzo è competitivo. La soluzione si rivela mediocre, con una pulizia scarsa, ma ha la piscina ed è a soli 7 km da Siracusa. Dobbiamo farci due notti e in 5 paghiamo 200 euro.
Martedì mattina presto partiamo e arriviamo poco prima di pranzo: stop al market e tuffo in piscina. Quando si placa il caldo esagerato andiamo a Siracusa per la visita guidata al Teatro Greco (spendiamo poco meno di 40 euro). Siamo fortunati perché arriviamo e poco dopo parte la visita in italiano. Siamo gli ultimi e chiudiamo il sito; consiglio di andare o la mattina presto o con l’ultima entrata delle 17:30, perché fa veramente molto caldo.
Ceniamo ad Ortigia. Siamo molto fortunati e riusciamo a trovare sempre parcheggio gratuito, probabilmente il periodo è ancora abbastanza tranquillo. Ceniamo in un tipico ristorante siciliano con pasta alla Norma e caponata, ma prima di andar via vediamo un posto che avrei scelto se solo me ne fossi accorta prima: fanno dei fritti spettacolari a 20 euro a testa, il locale si chiama Mokrito. Tornerò ad Ortigia solo per mangiare questo fritto!
Giorno 3: Oasi di Vendicari e Marzamemi
Mercoledì mattina sveglia all’alba. Ci hanno parlato bene di Calamosche: entrata family 7 euro, parcheggio 3,50 euro. La spiaggia si trova in un’oasi protetta, per quello è a pagamento, ma con il prezzo d’entrata puoi vedere anche altre spiagge della riserva (il parcheggio è invece sempre a parte).
Questa è la spiaggia più selvaggia, nel senso che per arrivarci ci vogliono 15 minuti buoni a piedi. Arriviamo presto al mattino così la troviamo completamente libera e facciamo una passeggiata piacevole, anche perché il ritorno all’una sotto il sole è davvero un’impresa difficile. Il pezzo a piedi è pianeggiante e si può fare tranquillamente anche in ciabatte.
Il mare è molto bello: c’è vento ma non fastidioso e non si percepisce il caldo anche se il sole picchia. Bisogna portarsi tutto perché non c’è nulla, ma attenzione: niente sdraiette e niente giochi per bambini, non si può scavare per il rischio di disturbare le uova di tartaruga.
Pomeriggio nella nostra piscina e cena a Marzamemi. Questo paesino è davvero caratteristico, a me è piaciuto molto. Abbiamo mangiato fritto misto perché oramai mi era rimasta la voglia, ma non era assolutamente a livello di quello di Ortigia.
Giorno 4: il barocco di Noto e Acireale
Giovedì mattina si parte presto per Noto per poterla visitare prima del caldo torrido: la Val di Noto è davvero pazzesca, con una calura impressionante. Ovviamente, essendo tra i pochi che si avventurano di giorno, troviamo parcheggio abbastanza facilmente. Prima tappa: granita in pieno centro, ma devo dire bocciata. Sinceramente si vedeva già dal bancone, infatti io non ho rinunciato al mio cappuccino.
Vedere la Cattedrale di Noto è davvero uno spettacolo unico: è imponente e bellissima. Mi infastidisce come sempre il fatto che in un luogo di culto si debba pagare l’ingresso, quindi io non ci entro. In compenso entriamo nella Chiesa di Santa Chiara e saliamo al Convento delle Benedettine, arrivando su fino al terrazzo da cui puoi vedere di fronte a te la bellissima Cattedrale. Molto curiosa la storia di frati e suore.
Pranziamo con sfincione e pane cunzato prima di passare sotto la Porta Reale. Il caldo è opprimente, sono le 14:00, quindi optiamo per una ritirata verso l’auto passando sotto i palazzi barocchi e il Palazzo Nicolaci, che stranamente è aperto e non sorvegliato. Ci guardiamo attorno, proviamo a chiamare ma non arriva nessuno, quindi entriamo e facciamo un giro molto interessante.
Ripartiamo per rientrare in serata a Milazzo, ma ci fermiamo ad Acireale: dicono che ci sia la miglior granita. Questa è stata la vacanza a rincorrere le migliori cose da mangiare (se si viene in Sicilia la dieta bisogna farla prima e dopo!).
Granita a parte, la città di Acireale è bellissima: la piazza, la cattedrale, i palazzi… C’è barocco da tutte le parti, con palazzi belli e puliti. È davvero piacevole farci una passeggiata serale, ed è un peccato che non abbia la nomea di altre città perché è una meravigliosa perla del barocco.
Arriviamo a Milazzo che è quasi mezzanotte.
Giorno 5: Saluti in famiglia e partenza per San Vito Lo Capo
Il venerdì lo dedichiamo a salutare i parenti, perché sabato mattina si parte per San Vito Lo Capo.
Giorno 6: San Vito Lo Capo, tra spiagge e la Riserva dello Zingaro
Il viaggio dura circa 3 ore. Riassumo in un solo paragrafo la nostra esperienza a San Vito Lo Capo.
Noi abbiamo per fortuna preso un appartamento davvero top lato porticciolo, a 100 metri dal mare e a 50 dal centro. Abbiamo potuto godere di una veranda spettacolare con vista mare e tetti di case, con un terrazzo enorme completo di doccia. Devo dire che la parte giorno dell’appartamento è stata veramente il massimo, era sempre arieggiata avendo tutte quelle vetrate.
Due piccoli nei:
- È un secondo piano con l’ultima rampa non comodissima, sembra di salire a un terrazzo superiore della casa.
- La zona notte ha una camera con finestrone, ma la seconda (quella matrimoniale) no. Per chi è un po’ claustrofobico non è l’ideale: non perché sia piccola, ma ha solo la porta e non la finestra, con incorporato un bagno in prefabbricato.
Devo dire però che ci è piaciuta molto, dato che abbiamo vissuto molto la parte giorno, tant’è che siamo andati a cena fuori solo due volte (e ci siamo ogni volta pentiti): molto meglio prendere d’asporto e godersi la terrazza.
La spiaggia di San Vito Lo Capo è molto grande, ma a metà luglio è super affollata e gestita in maniera pessima. Viene chiamata “spiaggia libera attrezzata”, ma in realtà chi affitta ombrelloni e sdraio la fa da padrone. Ho dovuto persino litigarci un giorno. Se la spiaggia è libera, tu non fai il furbetto mettendo gli asciugamani tuoi per bloccarti la prima fila e venderla a 40 euro. Non fai venire giù la gente alle 7:00 a lasciare un asciugamano da bidet per poi mettere ombrellone e sdraio. No, non funziona assolutamente così.
La legge parla chiaro, infatti quando mi ha detto di spostarmi gli ho chiesto educatamente se la spiaggia fosse libera o privata, perché in tal caso mi sarei regolata. Ovviamente non ha potuto mentire e ci ha lasciati lì. Ma è scorretto, e rimango ancora più basita dalle persone che accettano questi compromessi: scendono alle 7:00, mettono l’asciugamano e se ne vanno… poi arriva una soffiata di vento e l’asciugamano non c’è più! Non so se essere più arrabbiata con i noleggiatori o con chi cede a queste soluzioni: forse i secondi, perché se non ci fossero turisti disposti ad accettare questo sistema non ci sarebbero i furbetti della spiaggia (e poi tutti a piangere sulla tomba di Falcone, quando neanche tu nel tuo piccolo stai facendo niente). Infatti a San Vito Lo Capo non ci torno di certo! Quando eravamo andati noi più di 10 anni fa, a fine giugno, tutto questo probabilmente non c’era.
Per evitare tutto ciò bisogna andare dalla parte opposta della spiaggia rispetto a dove eravamo noi, il che era assai pesante per noi, soprattutto con il rientro all’ora di pranzo sotto il sole. Mare bello, assolutamente niente da dire, ma spiagge sporche, piene di sigarette, bicchieri e bottiglie: uno schifo. Non so se siano i turisti o i locali, so solo che tutti i giorni riempivo di spazzatura altrui il secchiello di mia figlia. Veramente vergognoso.
Purtroppo non siamo stati molto fortunati: Robi ha avuto un principio di otite, quindi ci siamo potuti godere solo la gita in barca alla Riserva dello Zingaro e Scopello, saltando purtroppo quella della giornata intera a Favignana e Levanzo.
Sono rimasta un po’ delusa: quando devono accalappiarti ti propongono una marea di cose (“doppio aperitivo”, “siamo gli unici che lo fanno”, “frutta e bibite”) e poi il nulla. Solo a fine gita ti danno giusto una soda con due pezzetti di pane nell’olio. Ridicoli! Non dirlo neanche, tanto la gita la faccio lo stesso. Non capisco perché la gente debba comportarsi così. Quindi non scegliete la gita per tutte queste cose che vi promettono, perché poi non è vero nulla. Ne ho sentite diverse di persone, sono tutti uguali: promettono mari e monti, e premetto che io non vengo di certo in barca per mangiare, ma non vendermelo se tanto non me lo dai. Noi, se non ricordo male, abbiamo speso 90 euro in 3.
Ogni pomeriggio prima di andare in spiaggia proviamo diverse granite. Segnalo solo La Sirenetta, molto buona anche se un po’ più cara delle altre. Messer, che è tanto pubblicizzato, è da lasciar perdere: praticamente è ghiaccio.
Ceniamo solo due volte fuori perché il nostro terrazzo era veramente il top: bastava passare a prendere due arancini, uno sfincione e pane cunzato o pizza fritta e potevi goderti un servizio a 5 stelle.
Optiamo una sera per Ruggirello Carni: ci viene suggerito in diverse occasioni, è una macelleria che ti cucina quello che scegli. Noi scegliamo tre piatti diversi: buono, economico ma anche no… ma perché al mare devo mangiare la carne? In ogni caso non mi ha soddisfatto per niente.
Proviamo poi Syrah: location molto bella, prezzi giusti. Noi prendiamo tre primi molto buoni e super abbondanti (non prendete altro, né antipasto né dolce, altrimenti rischiate di mandare tutto indietro). Cous cous top, anche gli spaghetti con le vongole al limone ottimi.
Giorno 7: tappa a Palermo prima del rientro
Il nostro traghetto di sabato ritarda, ci arriva la comunicazione da GNV, così optiamo – stufi di stare al mare – per fare una giornata a Palermo: decisione azzeccatissima!
Parcheggiamo in zona Ballarò, davanti all’ospedale pediatrico, quindi in una zona abbastanza sicura. Iniziamo il giro proprio dal mercato. Io ci sono già stata a marzo per 3 giorni, quindi andiamo abbastanza diretti e non mi sorprendo della spazzatura e dello sporco. Una signora fa fare i bisogni al cane proprio davanti a noi e non li raccoglie; mia figlia di 9 anni subito: “Ma mamma?! Che schifo, ora gli danno la multa!”. Ecco, davvero non sapevo cosa dirle, è arrivata lei alla conclusione che se a loro piace vivere con la cacca dei cani e la spazzatura per terra va bene, è la loro città.
Allora, non è proprio così… ma ha 9 anni e arriva al buon senso che stiamo cercando di spiegarle. È un gran peccato, perché immagino che tantissima gente del posto non sia felice di questa situazione.
La città a parte questo è affascinante e d’estate ancora di più: è viva, è pazzesca. Il mercato è come sempre colorato, pieno di odori e rumori, e anche mia figlia ne rimane incantata perché resta unico nel suo genere.
Passiamo poi per la Cattedrale di Palermo e il Palazzo dei Normanni, per arrivare fino in centro a mangiare un mega cannolo al Chiostro di Santa Chiara. Solo visitare il chiostro è molto suggestivo, non immaginavano che li portassi in una pasticceria così particolare.
Facciamo il giro alla Vucciria e riusciamo ad entrare nella Chiesa di San Domenico dove riposa Falcone, perché ci imbuchiamo a un matrimonio. Leggere tutte le dediche dei ragazzi e dei bambini è davvero commovente; cerco di spiegarlo ad Arianna, ma la mafia è per lei qualcosa ancora di troppo grande per poterla comprendere, vivendo in una città lontana da tutto quello che invece possono vedere altri bambini della sua età.
Andiamo in centro per mangiare da Sfrigola i migliori arancini (ne prendiamo qualcuno anche per la cena a bordo) e beviamo un freschissimo spritz palermitano, fresco e molto buono.
Finisce così la nostra lunga vacanza in Sicilia.
Spesa totale: 3.300 euro circa (casello a parte). Andando via con altre persone è difficile tenere esattamente il conto del “pago io, paghi tu”, vista anche l’ospitalità.







