Spiagge e storia ci hanno accompagnato per 7 giorni in un’isola della Grecia che ancora pochissimi scelgono per le vacanze

L’ispirazione dell’itinerario di quest’anno in Grecia è nata dall’invito che ci aveva fatto il nostro amico Sotiris, scomparso prematuramente in un incidente nel 2021. Ci eravamo conosciuti nella Chora di Anafi anni prima e da allora eravamo sempre rimasti in contatto, riproponendoci di passare più tempo assieme ad Atene o d’estate in Eubea, dove aveva una seconda casa a Kymi. Quel viaggio troppo a lungo rimandato ci ha fatto risentire il nostro amico vicino, attraverso la visita di quelle mete che lui stesso ci aveva suggerito.
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Diario di viaggio a Eubea
Giorno 1: l’arrivo in Eubea, tra la storia di Calcide ed Eretria
Atterrati ad Atene, raggiungiamo il capoluogo Calcide dell’Eubea (pronunciata “Evia” dai greci) con il nostro veicolo a noleggio. L’isola è la seconda per grandezza dopo Creta ed è collegata alla terraferma con un ponte sullo stretto di Euripos, dove la distanza misura appena 40 metri. L’Eubea venne occupata dai veneziani nella IV Crociata e rimase sotto il loro dominio fino al 1470. La Serenissima la battezzò con il nome di Negroponte (ponte nero), derivato dalla storpiatura del termine greco “Egripos” (Euripos) con il ponte che collegava l’isola alla Grecia continentale. Ed il nero è tutt’ora il colore della vecchia struttura ottocentesca in ferro che ancora collega le due sponde.
Calcide, così denominata per la produzione del bronzo nell’antichità (chalkis), fu un’importante polis che fondò diverse colonie nel Mediterraneo assieme alla vicina città di Eretria. Oggi è una vivace località con un piacevole lungomare di bar e ristoranti, anche se gran parte degli edifici costruiti negli anni ’60 le danno un aspetto piuttosto anonimo. Sulla riva opposta sorge, su una collina ammantata di pinete, il Castello di Karababa, una fortezza veneziana poi rimaneggiata dai turchi. Visitabile quasi tutti i giorni della settimana entro le 15:30, ospita un museo gratuito dove è esposto un variegato lapidario con resti provenienti da chiese paleocristiane e tombe ottomane. C’è anche una vasta collezione di Leoni di San Marco, un tempo sparsi sull’isola, e di stemmi araldici veneziani.
Tra i pochi edifici storici sopravvissuti, vale la pena dare un’occhiata alla Moschea ottomana Emir Zade e alla sua candida fontana delle abluzioni in marmo. Il minareto è stato abbattuto con la proclamazione dell’indipendenza greca dai turchi, sorte che ha riguardato quasi tutte le moschee del Paese tranne quelle situate nel Dodecaneso, allora governato dagli italiani. Interessante il fenomeno di inversione della corrente marina osservabile dal ponte vecchio più volte nel corso della stessa giornata e che fu studiato anche da Aristotele.
Per chi ama la storia, Eretria offre maggiori testimonianze del suo glorioso passato, con un Museo ed un parco archeologico. Le rovine più significative sono quelle del teatro e della casa dei mosaici, oltre al basamento del tempio di Apollo. Quest’area dell’Eubea è rilassante ma non è forse la migliore per la balneazione: occorre tener presente che le distanze sono notevoli e per raggiungere le tante spiagge dell’isola occorrono diverse ore di macchina; conviene alloggiare in differenti località per risparmiare sui tempi di percorrenza, ulteriormente rallentati dalla dorsale montuosa che attraversa il territorio da nord a sud.
Giorno 2: verso Kymi e le spiagge della costa orientale
Eccoci a Kymi, cittadina sulla costa orientale. Il nostro hotel ha un bell’affaccio sul mare e sulle strutture portuali, il resto dell’abitato si trova sulle colline a 5 chilometri.
Troneggia nella platia la grande chiesa di S. Atanasio, dove si concentrano caffè e ristoranti. Anche qui, come in tutta l’isola, i turisti stranieri sono davvero pochi e gran parte dei visitatori sono famiglie greche spesso provenienti dalla capitale. Kymi è una buona base per raggiungere le spiagge attrezzate vicine come Stomio oppure quelle più selvagge a sud. Korasida e Kalamos sono tra le migliori; non siamo purtroppo riusciti a rintracciare Kalami a causa della mancanza di indicazioni. Per chi sceglie di andare in Eubea, meta non sempre agevole, la scelta dovrebbe essere quella di scoprire le sue spiagge solitarie e meno affollate.
Giorno 3: alla scoperta di Skyros e della sua Chora
Da Kymi salpiamo per Skyros, l’isola più grande e meno nota delle Sporadi. Il traghetto impiega quasi due ore per il porto di Linaria e da lì raggiungiamo la Chora di Skyros. Anche quest’isola è lontana dai percorsi turistici più battuti dagli stranieri, nonostante l’alta stagione ed il suo carattere peculiare dove si sono sviluppate nel tempo l’arte dei ricami, delle ceramiche e dei mobili in legno intagliato. Il capoluogo è arrampicato attorno al Kastro veneziano (attualmente chiuso ai visitatori per lavori di ristrutturazione) ed i suoi edifici imbiancati dalle linee cubiche gli danno un caratteristico gusto cicladico. La Chora di Skyros è una piacevole sorpresa per la tipica architettura delle isole greche da cartolina e vale la pena esplorarla al mattino, quando le sue varie attrazioni sono aperte al pubblico.
Dalla piazza dedicata al poeta inglese Rupert Brooke si estende il panorama sulle spiagge a nord della Chora di Magazia e Molos con i loro bianchi edifici. La statua, con la sua nudità estremamente realistica, provocò scandalo negli isolani agli inizi del ‘900. Il poeta morì giovanissimo di setticemia su una nave ospedale francese nel 1915, nel tentativo di raggiungere il campo di battaglia di Gallipoli durante il primo conflitto mondiale. Nei pressi della piazza c’è il museo archeologico dove è stata ricostruita una stanza con mobilio e suppellettili di una vecchia casa skiriota. Il Museo del folklore di Manos Faltaits è sicuramente un luogo da non perdere: istituito negli anni ’60, l’esposizione si trova nel palazzo che un tempo era abitato dalla famiglia del fondatore che aveva origini nell’antica Bisanzio. Nelle stanze c’è una grande quantità di oggetti, libri, quadri della tradizione isolana che nelle intenzioni di Faltaits si volevano preservare e promuovere per ispirare in futuro la nazione greca. Si conservano manoscritti dello scrittore Papadiamantis (originario di Sciato, isola delle Sporadi) e collezioni di statue in legno e gesso di famosi scultori.
Nei pressi della platia si concentrano negozi e ristoranti turistici; più preservata e tranquilla la parte alta della Chora dove, salendo ripidi vicoli tra case immacolate e chiesette, si raggiunge il panoramico Monastero di Agios Georgios.
Giorno 4: esplorando il sud di Skyros tra arte, cavalli e natura
Il parco delle sculture di Yiannis Kombogiannis è stato creato in una splendida cornice naturale lungo la costa, facilmente rintracciabile uscendo dalla Chora. Si tratta di una recente iniziativa artistica volta a valorizzare l’uso del marmo locale e che ha coinvolto per la sua realizzazione anche l’Accademia di Belle Arti di Atene. Le spiagge di Skyros sono prevalentemente di sabbia scura e, nelle giornate ventose, è meglio optare per quelle più riparate della costa occidentale. Tra queste c’è anche il vasto litorale di Kalamitsa con grossi ciottoli bianchi. Da qui si può raggiungere l’arido e scenografico scenario meridionale dell’isola dove, in un campo di ulivi appartato, i commilitoni di Rupert Brooke scelsero di seppellirlo.
Il percorso per la tomba non è segnalato, ma è visibile dalla strada prestando un po’ di attenzione e la manutenzione impeccabile è curata da una fondazione anglo-ellenica. L’epitaffio riporta una delle più note poesie del giovane Brooke intitolata The Soldier (Il soldato), dedicata alle vittime del dovere.
Ritornando verso la Chora si incrocia nell’entroterra l’allevamento di cavalli skyrioti, una razza endemica e protetta. L’altezza al garrese è poco più di un metro: le proporzioni lo fanno assomigliare ai pony ma la struttura corporea è decisamente simile a quella dei veri cavalli. Si pensa che questa razza rara e particolare sia stata introdotta a Skyros dagli ateniesi nel V secolo a.C. e che sia simile a quella dei cavalli raffigurati nei fregi del Partenone.
Giorno 5: il nord pineto di Skyros e le spiagge di Magazia e Molos
Il panorama cambia totalmente sulla costa nordoccidentale, con vaste pinete di smeraldo che ricoprono l’isola e che la fanno assomigliare alle altre Sporadi. Uno dei migliori scorci è nei pressi della chiesetta di Agios Panteleimon. Nell’estremità settentrionale c’è il sito archeologico di Palamari, una città risalente all’età del bronzo. Su una bassa collina il sentiero gira attorno ai recenti scavi che hanno portato alla luce diversi manufatti, muri a secco ed il basamento di numerose torri che rafforzavano le mura a difesa dell’abitato. Più in basso si estende la spiaggia, tra le più isolate e meno frequentate.
Nelle giornate senza vento la spiaggia di Magazia è la più grande dell’isola, con alle spalle la rupe su cui si inerpica la Chora; a Molos si può visitare la nota chiesa rupestre di Agios Nikolaos con alle spalle un mulino e la cava di pietra utilizzata nell’antichità e sferzata oggi dalle onde del mare. Nel complesso, Skyros si rivela come un’isola dalla forte identità tutta da esplorare.
Giorno 6: ritorno in Eubea e la magia del Golfo di Karystos
Si torna al porto di Kymi in Eubea dopo 6 giorni, facendo rotta verso il golfo di Karystos che costituirà l’ultima tappa del viaggio. È sicuramente la zona che ci è più piaciuta dell’Eubea grazie alle molte spiagge facilmente raggiungibili dalla cittadina, anche se occorre fare attenzione al vento per decidere giornalmente dove conviene andare. Il lato del Golfo a sinistra dell’abitato è consigliabile quando c’è il forte meltemi. Bouros è una spiaggia parzialmente attrezzata ma noi abbiamo preferito Agia Irini, dalle acque azzurre e quasi senza nessuno: si parcheggia lungo la strada e si scende da un piccolo ripido sentiero.
Sul lato destro si susseguono bellissimi litorali isolati fino alla spiaggia di Agia Paraskevi, con lettini ed ombrelloni ed una kantina tradizionale. Verso la costa a sud est, la località di Platanistos è attraversata da un gorgogliante ruscello con cascate ed ombreggiato da alberi frondosi. Arrivati dopo un’ora alla spiaggia di Potami siamo costretti a tornare indietro a causa del vento che non la rende piacevole.
Karystos ha un lungomare rilassato con ristoranti e ritrovi che si animano sul far della sera. Ondeggiano sui moli le tipiche barchette dei pescatori con la Torre di Bourtzi sullo sfondo, costruita in parte con materiali di recupero risalenti all’epoca classica. Di fronte si trova un piazzale circondato da antichi reperti ed il locale museo archeologico.
Non mancano attrazioni nei dintorni della città, tra cui il Castello Rosso edificato in epoca bizantina e poi passato di mano in mano ai vari conquistatori che si sono avvicendati nel corso dei secoli. Si percorre un breve sentiero lastricato in salita prima di entrare all’interno delle mura realizzate con mattoni rossastri (da cui il nome). Il panorama sulle sottostanti pinete e la baia di Karystos è assolutamente incantevole, soprattutto verso il tramonto.
Giorno 7: trekking alle cave di marmo cipollino e rientro ad Atene
Un trekking molto interessante è quello alle antiche cave di marmo cipollino, noto per le sue venature verdi e bianche e per decorare templi, edifici pubblici e monumenti nell’antica Roma. Si pensa che il picco nell’utilizzo della cava venisse raggiunto in età augustea per terminare con la caduta dell’Impero. Il sito offre uno spaccato delle capacità estrattive degli antichi, anche se molti aspetti legati alla logistica e al trasporto dei pesantissimi blocchi verso il porto sottostante lasciano ancora molti interrogativi. Il percorso di media difficoltà si inoltra in salita, regalando magnifici scorci su Karystos ed il Castello Rosso. Si arriva sulla sommità dove giacciono 5 enormi colonne sbozzate di circa 12 metri ciascuna ed abbandonate da almeno 2000 anni sul fianco della montagna. Le cave rappresentano sicuramente uno dei siti archeologici più affascinanti e singolari che mi sia capitato di visitare in Grecia. Percorrendo un altro sentiero più breve ed accidentato, si raggiunge lo tsoukali, una sorta di grande “vaso” di pietra ancora legato alla roccia nella quale venne scolpito.
Dopo una giornata di completo relax sulla spiaggia di Galida, il giorno seguente ci imbarchiamo di buon mattino dalla vicina Marmari dove il traghetto ci lascia al porto di Rafina, a 20 minuti dall’aeroporto Venizelos di Atene dove riconsegniamo la macchina per prendere il volo di ritorno. In questo modo evitiamo il ben più lungo tragitto via Calcide che sarebbe durato diverse ore per tornare al nostro punto di partenza iniziale.

