In cammino sulla Via Appia: numeri, storia e segreti della prima autostrada della storia

È stato, a metà 2024, il sito che ha ribadito ancora una volta il primato mondiale dell’Italia nel patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO, il 60°, uno in più della Cina. Eppure, la sua non è certo una storia recente, anzi, perché questi 16 chilometri di meraviglia hanno oltre 2000 anni di storia sulle spalle, anzi, sulle rocce. La Via Appia Antica, soprannominata con ammirazione come la “Regina Viarum” (da parte di Stazio, I secolo d.C.), ha ottenuto il prestigioso riconoscimento nella 46ma sessione del World Heritage Committee a New Delhi, tenutasi proprio lo scorso anno.
Una strada antica, capolavoro dell’ingegneria romana, da sempre via e simbolo di storia e tecnologia di Roma. Alla grande inaugurazione del 312 a.C. era una delle più grosse opere ingegneristiche di tutta l’antica Roma. Nata per collegare Roma a Capua e poi estesa fino a Brindisi è una strada che si faceva 4 regioni: Lazio, Campania, Basilicata e Puglia.
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La Via Appia, prima autostrada della storia
La sezione conservata meglio è quella che oggi fa parte del Parco Regionale dell’Appia Antica, quella che effettivamente è la campagna romana a un chilometro dal Colosseo e che fa da museo a cielo aperto per 16 km di splendore. Un’arteria, davvero, che collegava la Caput mundi bellorum maxima merces col sud della nostra penisola. La parte più antica nasce per collegare Roma a Santa Maria di Capua Vetere, poi è stata allungata man mano tra una conquista e l’altra fino a Brindisi nel II secolo.
Ignorando montagne e paludi, permise trasporto e comunicazione nei tempi antichi, ma fu solo nel XX secolo che grazie agli studi dell’archeologo Giuseppe Lugli si riscoprì la tratta fra Campania e Puglia. Un percorso tecnologicamente avanzato che aveva, o meglio ha, viadotti, ponti e gallerie per un via-vai continuo e sicuro di qualità romana. Fino a quel momento la strada, di norma, era solo un regolare passaggio di sterrato che andava a farsi benedire dopo ogni pioggia, rendendo impossibile la vita per qualunque plavstrvm, serracvm, cisivm o in generis il carro che passava il convento… o l’esercito. Furono i Romani a immaginare il fondo stradale usando lastre di basalto con cui solo per le strade statali coprirono oltre un centinaio di migliaio di km.
I patrimoni UNESCO tra le meraviglie d’Italia
L’inclusione della Via Appia Antica ha regalato all’Italia il suo 60° sito UNESCO ed ha permesso al Belpaese, dopo l’istituzione della Regina Viarum, di mantenere un sottile margine sulla Cina, all’epoca ferma a 59, dopo aver aggiunto il deserto di Badain Jaran e l’Asse Centrale storico di Pechino. Mentre la Cina continua ad arricchire la sua lista, il Bel Paese rimane sempre ben distinto per la sua lunga tradizione di tutela del patrimonio, un motivo di grande orgoglio per tutti gli italiani e un’attrazione irresistibile per i turisti di tutto il mondo che, solo nel 2024, si stimano oltre 50 milioni di presenze.

