A Torino c’è il museo più goloso d’Italia, dove l’arte non si guarda ma si mangia

Giuseppe Coppola, 03 Ago 2026
museo Torino

A Torino c’è il museo più gustoso e dolce d’Italia. Il suo nome forse lo avete sentito da altre parti, dove è presente oppure è stato presente: Belgio, Francia, Repubblica Ceca, Libano, America ed ora anche da noi. Si chiama Choco-Story Torino quello nostrano, ed è a tutti gli effetti il Museo del Cioccolato e del Gianduja, più altre cose all’interno che creano un’esperienza unica come poche.

Qui la collezione è bella da vedere e da mangiare, senza nulla togliere a tutta la storia dietro, perché lì dentro ci sono veri macchinari d’epoca ancora funzionanti che sono a dir poco sorprendenti. Come se cinquanta sfumature di cioccolata non fossero già abbastanza per invogliare una visita, o anche solo una mezza corsetta verso il caloroso e calorico negozio dei souvenir.

Choco-Story di Torino: cosa c’è nel museo

Il Choco-Story di Torino si distingue dalle altre sedi della catena per il suo focus specifico sul gianduja, anche se tiene molte delle caratteristiche che hanno reso famosi gli altri musei. Anche qui, come a Bruges, ci sono macchinari storici ancora perfettamente funzionanti che producono lo stesso cioccolato da gustare direttamente lì. Ci sono varie esperienze interattive coi laboratori di cioccolateria, dove si possono creare le proprie praline e barrette di cioccolata. Un trionfo di gusto che vanta anche una componente storica davvero interessante.

Torino è famosa per il cioccolato per ragioni storiche di secoli fa. La tradizione è cominciata nel 1560 quando Emanuele Filiberto di Savoia celebrò il trasferimento della capitale del Ducato da Chambéry a Torino, offrendo una tazza di cioccolata calda ai cittadini. Che all’epoca era un lusso enorme, segnando a tutti gli effetti l’inizio della storia d’amore fra i torinesi e il cioccolato.

Il legame con il cioccolato

Nel XVII secolo i cioccolatieri torinesi sperimentarono varie tecniche per lavorare il cacao, finendo nel creare vari cioccolatini solidi, tra cui l’amato Gianduiotto nato nel 1865 da Michele Prochet, che unì il cacao con le nocciole delle Langhe, creando a tutti gli effetti quel che oggi è un prodotto IGP. È stato il primo cioccolatino incartato al mondo e deve il nome alla maschera carnevalesca Gianduja.

Nulla di sorprendente ormai dalla città da dove proviene il Bicerin, una bevanda fatta da caffè, cioccolato e crema di latte che si dice sia nata nell’omonimo locale torinese a seguito del successo del cioccolato. E infatti si è guadagnato tanta stima, da Camillo Benso Conte di Cavour a Umberto Eco. Un Museo del Cioccolato e del Gianduja nato al posto di quelli che furono i laboratori di una cioccolateria storica che chi è di Torino conosce già molto bene: Pfatisch.

La visita al Museo del Cioccolato

Tra le parti più belle del Choco-Story di Torino c’è la fine del viaggio, ossia la connessione con la storica Pasticceria Pfatisch, fondata nel 1915. Situata in Via Sacchi 42, proprio accanto al museo, Pfatisch è una istituzione nella tradizione dolciaria torinese: lungi dall’essere più solo un punto vendita ormai è un pezzo di storia vivente, i cui ex laboratori ospitano il Museo del Cioccolato e del Gianduja. Gli arredi originali che risalgono all’epoca della fondazione, così come i macchinari, sono ancora qui.

La Pasticceria Pfatisch di Torino è famosa per le sue creazioni artigianali, specie per i gianduiotti, praline e torte al cioccolato, tutte fatto con le ricette tradizionali. A fine viaggio si entra in pasticceria che fa da negozio per i souvenir, dolci e calorici. Pfatisch è parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia, che ha 240 tra i più antichi pubblici esercizi del Bel Paese, parte del nostro patrimonio storico. Tanti nomi importanti hanno frequentato la Pfatisch, come Umberto I, Cesare Pavese, Primo Levi e Mario Soldati.

Ad ogni modo, da Pfatisch si può anche pranzare e gustare una selezione di cocktail. Cioccolato, pasticceria, pasticceria salata, torte gastronomiche, torte, biscotti, paste lievitate e soprattutto il Festivo, che è il loro cavallo di battaglia, una torta nata a inizi anni ’60 fatta da due dischi di meringa al cacao farciti di crema chantilly al cioccolato e ricoperti da granella al cioccolato, guarnita dal caratteristico ciuffo di cioccolato sfoglia.

Museo cioccolato Torino: biglietti, visita e come arrivare

I biglietti per il museo del cioccolato di Torino costano 12 euro per gli adulti (27 a 64 anni) e 10 euro per giovani e senior; invece il biglietto del tour guidato sul tram costa 20 euro, in totale 28 di cui 20 per la visita e 8 per la Torino+Piemonte Card se la volete e non avete già un biglietto per i trasporti pubblici. I bambini fino ai 3 anni non pagano.

La visita base col biglietto normale dura un’ora. Il tour guidato sul tram con la visita e l’audioguida al museo invece dura due ore. Si possono acquistare delle gift card da 7, 10 e 12 euro.

Riguardo il come arrivare al Choco-Story Torino è davvero semplice: si trova all’ombra della Mole Antonelliana, a Via Paolo Sacchi 38, Torino. Lo si raggiunge tranquillamente con la metro, il tram 4 o col treno, vicino alla stazione di Porta Nuova. 


Giuseppe Coppola
Giuseppe Coppola

Giornalista pubblicista, laureato in Comunicazione. Un viaggio zaino in spalla è sempre una buona idea.



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